Giappone
Antico e moderno si combinano perfettamente in Giappone, ma è il grado di civiltà insito nel carattere dei suoi abitanti a renderlo un Paese unico. La natura delle isole meridionali di Kyushu e Shikoku è forse la vera sorpresa positiva, ben oltre le attese. Nagasaki e Hiroshima, testimoni di atomico incubo. Nara e Kyoto, dove il Giappone è nato e vissuto. Le Alpi Giapponesi culminanti nella sacra montagna del Fuji. Infine Nikko e Tokyo, il sacro e la grande bellezza unita al sacro.
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Mappa Giappone - itinerario completo
PIÙ A EST CHE A ORIENTE – Antico e moderno si combinano perfettamente in Giappone, ma è il grado di civiltà insito nel carattere dei suoi abitanti a renderlo un Paese unico. La natura delle isole meridionali di Kyushu e Shikoku è forse la vera sorpresa positiva, ben oltre le attese. Nagasaki e Hiroshima, testimoni di atomico incubo. Nara e Kyoto, dove il Giappone è nato e vissuto. Le Alpi Giapponesi culminanti nella sacra montagna del Fuji. Infine Nikko e Tokyo, il sacro e la grande bellezza unita al sacro.
井の中の蛙大海を知らず (I no naka no kawazu taikai o shirazu)
Una rana in un pozzo non ha conoscenza del grande oceano (avere una visione ristretta del mondo perché le proprie esperienze e conoscenze sono limitate)
Proverbio giapponese
Il Giappone va di moda in questo periodo: oltre al cambio conveniente del momento possiede da sempre il fascino di una cultura permeata di spiritualità corroborata da moderne attrazioni. Forse non è sufficientemente rinomato per le sue bellezze naturali e paesaggistiche, ed è proprio in questo ambito che c’è ancora parecchio da scoprire, al di là del noto fascino di una Kyoto imperiale piuttosto che le delizie per i nerd.
Prima di visitarlo, però il Giappone va capito. Non si tratta solo di un Paese rimasto fuori dalla storia per secoli, lontano in tutti i sensi dagli altri che hanno fatto la storia del mondo, nel bene e nel male. Si è perso, o forse ha scansato, quella fase successiva al nostro medioevo rimanendo ingabbiato nel proprio da una classe politica chiusa e oscurantista, separato dal resto dell’umanità per quasi tre secoli ed entratovi solo a metà Ottocento obtorto collo, salvo poi riscoprirsi potenza. Sensazione nefasta che lo ha condotto a un imperialismo sfrenato, dapprima a livello regionale (invasione di Corea più parte della Cina) e oltre con la storica vittoria nella battaglia navale di Tsushima contro la Russia zarista, quindi a livello planetario con l’Asse insieme a Germania e Italia in occasione della Seconda Guerra Mondiale. Umiliato, termine di accezione ben più pesante se tradotto a quelle latitudini, da una resa senza condizioni dopo due bombe atomiche e catapultato in pieno Occidente appena dopo. Cosa può aver significato diventare potenza economica dopo l’annullamento militare? Ritrovarsi in un contesto dove i grattacieli delineano il paesaggio urbano a fianco dei templi, ma potersi riscoprire forte grazie alle vetture piuttosto che ai cannoni. Più ancora della religione buddhista, lo shintoismo ha rappresentato un ideale collegamento fra il mondo spirituale e il materialismo insito nel business. Fin dai tempi antichi nei santuari si venerano le inari (volpi) simbolo di astuzia alle quali i fedeli si rivolgono per veder esauditi i loro propositi di successo. Istanze non necessariamente inoltrate a fini filantropici, ma sentite nell’intimo di un popolo concreto.
Carattere nazionale e curiosità:
- La tradizionale e ben nota cortesia dei giapponesi all’atto pratico sorprende ancora di più. Non è soltanto formalità quella che ci viene prospettata durante il soggiorno. Anche persone senza interessi specifici (come receptionist o camerieri) si dimostrano disponibili ad aiutarci in ogni occasione utile. Il limite della lingua rimane, ma la buona volontà da entrambe le parti consente di superare ogni barriera usando tutti i mezzi possibili: parole singole, gesti, Google Translate, immagini tratte da Google e quant’altro possa essere utile. Quando non sono in grado di essere di supporto verrebbe quasi da consolarli per quanto non hanno potuto fare. Un’organizzazione perfetta fa il resto, limitando al massimo il rischio di errori o malintesi.
- Educazione: tanto sui mezzi pubblici che per strada il tono di voce resta sempre basso, non esiste il concetto di parlare ad alta voce o strillare. Quando i mezzi pubblici tendono a riempirsi viene richiesto ai passeggeri di astenersi dal fare o ricevere telefonate. Nel caso, ci sono punti definiti da utilizzare per non disturbare gli altri passeggeri. Anche nei confronti del fumo, in molte zone centrali ne è fatto divieto e i segnali sono ben visibili per terra. In realtà i fumatori vengono considerati alla stregua di paria: nelle aree di servizio ci sono gabbiotti esterni chiusi (a volte in prossimità dei bidoni dell’immondizia). Abbiamo visto frequentemente persone con la sigaretta in mano staccarsi dal gruppo di amici per farsi la loro “dose” senza investirli col fumo della sigaretta.
- Abbigliamento: un’altra sorpresa è arrivata dal modo di vestire dei giapponesi. Ormai abituati ai jeans strappati o con il cavallo all’altezza delle ginocchia in voga nel mondo occidentale, che non si capisce bene se tratteggino solo una povertà intellettuale o ne evochino anche una economica, nel Paese del Sol Levante vanno ancora di moda i completi e i tailleur. Uomini e donne (non sono tutti manager) frequentano le metropolitane con abiti sobri, uomini sovente con giacca in molti casi accompagnata dalla cravatta e donne con abiti signorili di taglio classico. Il tutto innestato su fisici geneticamente snelli ma privi di forme aggraziate che ne valorizzino ulteriormente lo charme. L’unica ombra di decadimento s’incontra nel centro di Tokyo, dove i moderni punk sfoggiano vestiti neri con scarpe dalla spessa zeppa, in particolare le ragazze ostentano lunghe calze a rete che quasi arrivano ai calzoncini.
- Il parco vetture è costituito al 95% da mezzi locali; il rimanente sono auto di lusso, sostanzialmente di matrice europea (BMW, Mercedes e qualche Porche); vediamo qualche Fiat 500, le uniche auto italiane incontrate durante il viaggio. Va rimarcato come molte strade siano particolarmente strette, a volte neanche facili per una sola vettura; va così per la maggiore la classe JSKN, scatolette cubiche compatte, per nulla aerodinamiche ed esteticamente poco belle dall’esterno ma estremamente funzionali e spaziose all’interno, accessoriate e con un consumo di carburante ridotto.
- Circolazione: il traffico è sempre improntato all’ordine e al rispetto, non abbiamo trovato code o ingorghi nonostante il periodo vacanziero, grazie allo spostamento massiccio con bus turistici e treni efficienti. I semafori sono posizionati in orizzontale e vengono posti dopo l’incrocio, cosa che richiede attenzione per non trovarsi in mezzo al medesimo prima di accorgersi che è rosso. I limiti di velocità sono forse uno dei pochi argomenti sui quali i giapponesi rivelano un’interpretazione assai elastica, come invece non lo sono ad esempio con i parcheggi e la guida in stato di ebbrezza (max. 0,3 per mille): stante la presenza di un fin troppo prudente limite degli 80 km/h si viaggia abitualmente ai 100 e anche oltre. L’idling (ovvero tenere il motore acceso quando il veicolo è fermo) è invece molto frequente, tanto per mantenere il condizionatore o il riscaldamento in funzione come per una forma di comodità ed evitare di spegnere il motore quando si è a bordo. Per quanto riguarda il traffico pedonale, non siamo riusciti a capire il lato da tenere all’interno dei corridoi di pubblico passaggio (siano essi all’interno di stazioni della metro piuttosto che scale mobili). Talvolta viene indicato di stare a destra, altre a sinistra.
- Urbanistica: le distruzioni dell’ultima Guerra Mondiale hanno richiesto la ricostruzione di interi quartieri, quando non proprio delle città, cosa che ha favorito un riassetto urbanistico basato su concetti più moderni, così che ne può beneficiare la viabilità e lo sviluppo di percorsi per i mezzi pubblici. Lo sviluppo economico e le conseguenti disponibilità finanziarie hanno permesso negli anni ’70 e ’80 la creazione di ponti futuristici e sopraelevate che hanno rappresentato per anni l’avanguardia in materia di opere pubbliche. Passando all’edilizia privata, molte case vengono ancora oggi costruite in legno, così come si può vedere nei tipici quartieri dei mercanti o dei samurai, nonché nei castelli che hanno fatto la storia del Paese
- Parcheggi: ci imbatteremo spesso nell’intelligente sistema di parcheggi, che sappiamo essere una materia gestita severamente in Giappone. Praticamente non esiste il parcheggio libero lungo la strada: o si tratta di parcheggio privato (quindi vietato), presso un esercizio (p.es. il supermercato, ma si può utilizzare limitatamente al tempo della spesa), oppure negli appositi parcheggi pubblici, normalmente a pagamento. In questo caso si posteggia la vettura negli spazi designati, dopo un paio di minuti si solleva una pedana sotto la scocca a bloccare l’uscita dell’auto; quando si rientra si digita il numero della piazzola sull’apposito schermo, il display mostra l’importo a debito (basta seguire le istruzioni in giapponese…), lo si paga in contanti e la pedana si abbassa consentendo alla ruota di passarci sopra liberando così la vettura. Ovvio che se si tarda, la pedana risale bloccando l’uscita.
- Negozi: durante tutto il viaggio i piccoli market incontrabili un po’ ovunque saranno una garanzia per trovare bevande, alimenti per la colazione, pranzi semplici (sushi, onigiri, ecc.) e quanto serva nella quotidianità. Questo genere di negozi viene familiarmente detto konbini; sono essenzialmente tre le catene (7/11, Lawson e FamilyMart) e offrono una qualità standard giapponese. Ovviamente se c’è modo di trovare una gastronomia specializzata piuttosto che una pasticceria cerchiamo di non perdere l’occasione. Sovente dispongono di piccola ma poco invitante vetrinetta di caldo, essenzialmente fritto.
- I prezzi sono abbastanza bassi e negli aeroporti non si assiste alla speculazione tipica praticamente di ogni scalo nel mondo: un caffè costa ca. 1,5€, un litro d’acqua 1€, gli onigiri 2€ cad., biscotti in negozio non arrivano ai 2€, per una cena leggera ma buona possono bastare 15€, mente pagandone 25€ si sale di quantità. Il cambio intorno ai 160Y per 1€ è sicuramente di grande aiuto, ma in alcuni casi abbiamo fatto un raffronto con situazioni più sfavorevoli (basti ricordare che appena prima del Covid il cambio era sui 115/120Y) ed è emerso non essere poi così sfavorevole, tenendo conto che la qualità ha sempre uno standard piuttosto elevato. Gli uffici di cambio sono scarsi, fatta eccezione per i centri urbani di Tokyo e Kyoto, in evidente contrasto con l’abitudine di intenso utilizzo del contante da parte dei giapponesi. Alcuni sono automatici, offrono condizioni economiche svantaggiose e cambiano importi ridotti, normalmente sufficienti ad acquistare il biglietto per vistare un monumento o poco più.
- Quella che ai nostri occhi è una palese contraddizione sono i sistemi di pagamento o check-in totalmente automatizzati a fronte di un relativamente scarso uso delle carte di credito. A titolo di esempio, è praticamente impossibile acquistare un biglietto della metro presso uno sportello presidiato fisicamente, ma al tempo stesso occorre pagare in contanti e non ci sono problemi ad avere il resto. Lo stesso accade nei ristoranti, dove in molti casi ci si trova a doversi districare ordinando tramite app su un tablet (magari usando Google Lens per tradurre) o tramite QR sul proprio smartphone salvo poi saldare il conto con banconote. Quando si paga in contanti ci sono sempre dei piccoli vassoi sui quali depositare il denaro, l’addetto (al supermercato o altrove) lo conta sul momento mostrando in modo abbastanza palese quanto gli è stato dato e lo ritira; questo evidentemente al fine di evitare contestazione in seguito con l’eventuale resto
- Cucina: si fa un gran parlare della cucina giapponese e non senza fondate ragioni. Occorre tuttavia fare una breve analisi e alcuni distinguo per rendere un giudizio obiettivo: se da un lato mangiare del buon pesce crudo è un piacere per il palato, fa bene alla salute e rende onore a un Paese che sa mantenere la catena del freddo in modo da non intossicare gli stomaci, va anche rilevato che sushi, sashimi, nigiri e simili non possono essere considerati vera e propria cucina, mancando la combinazione d’ingredienti che portano a creare un piatto dal gusto diverso dai componenti d’origine. Gli stessi ramen, udon e soba sono delle buone minestre o paste che in Italia godrebbero di modesto successo. In sostanza: a fronte di ingredienti impeccabili che deliziano il gusto non corrisponde una creatività e un’elaborazione che non solo gli chef, ma anche solo le mamme di un tempo sapevano cucinare. Detto questo, mangiare in Giappone è una delle ragioni per acquistare il biglietto aereo.
Stranamente in un Paese dell’Estremo Oriente dove si pensa che il riso sia pressoché l’unica scelta in tema di cereali, in realtà se si eccettua il sushi e quando usato quale complemento alle portate di pesce o carne, viene utilizzato di meno rispetto ad altri cucine dell’area. Va per la maggiore il grano, che si consuma nel ramen, udon e otonomiaki ed è presente all’interno di molte ricette tipiche.
- Vending machine: presenti ovunque con una capillarità incredibile e anche nei posti meno immaginabili, si può acquistare a un prezzo normale ogni genere di bevanda fresca analcolica, in alcuni casi anche del cibo.
- Mascherine facciali: già prima del Covid diversi giapponesi indossavano le mascherine in pubblico, forse per una forma di igienismo esasperato oppure per rispetto verso chi ci si trova di fronte. Anche ora è frequente incontrare persone col viso coperto, talvolta con tessuti griffati o in abbinamento ai vestiti, soprattutto in metro o quali receptionist, commesse o in generale persone a contatto con il pubblico in un rapporto di clientela. Non manca però di vedere individui che la portano guidando da soli o camminando all’aperto. Beninteso non esistono vincoli di alcun genere e la scelta è completamente libera. Volendo essere maliziosi vi si può leggere un segno di introversione per celare i propri sentimenti derivanti da una smorfia o altre espressioni, come ben ricordiamo dai tempi vissuti durante il Covid.
- Cestini: in particolare a Kyoto, ma un po’ in tutto il Giappone visitato, abbiamo rilevato la scarsità quando non la totale mancanza di cestini per l’immondizia. Non siamo stati in grado di capire se si tratti di ragioni igieniche, di sicurezza per evitare attentati con bombe depositate nei cestini stessi o altro. Resta il fatto che depositare anche un solo pezzo di carta o una bottiglia di plastica vuota può diventare operazione non semplice se ci si trova per strada o nelle vicinanze di una fermata di bus.
- Servizi igienici: a parte il fatto che non abbiamo visto un solo water tradizionale, nemmeno nei bagni pubblici, e che sono tutti automatici con una serie più o meno varia di optional e comfort, negli urinatoi per uomini c’è un piccolo gancio al quale appendere l’ombrello. In quelli femminili si possono trovare i seggiolini per ospitare i bimbi e fasciatoi completi di ogni comfort. Il meglio lo vediamo in un’area di servizio lungo l’autostrada che da Nagoya porta a Kanazawa: appena dopo l’ingresso nei servizi maschili o femminili un display indica quanti sono i water liberi, tanto che mentre sto entrando il numero uno lascia spazio al due, segno evidente che qualcuno ha terminato i suoi bisogni e ha liberato il posto. E’ questo un esempio calzante di come determinati comfort siano generalizzati e fruibili da tutti probabilmente è anche sinonimo di un popolo che sembra aver più pochi desideri da esprimere
- Cavi: probabilmente a causa del suolo instabile a causa per l’intensa attività tellurica, i fili elettrici sembrano essere tutti sospesi su dei pali in modo caotico, con matasse penzolanti e conseguente inquinamento ottico quasi nella stessa misura di quanto visto in Paesi molto meno ordinati come il Vietnam o il Nepal.
Consigli e istruzioni per l’uso:
- Periodo di visita: se la fine di marzo/inizio aprile coincidono con l’epoca ideale per vedere l’hanami (la fioritura dei ciliegi), il periodo in cui siamo stati noi rappresenta quello dell’esplosione del verde primaverile, punteggiato da fioriture di azalee, rododendri e iris. Una coda di hanami si può ancora gustare nelle zone montane dove la stagione è più indietro. Da tenere in considerazione che il nostro raggio di visita è spaziato dal centro (Nikko) fino al sud (isola di Kyushu). Altra situazione e altri colori si vedranno in autunno, quando l’enorme numero di aceri assumerà le cromaticità della ruggine trasformando ulteriormente il paesaggio. La loro vista a tinte verdi e rossicce ha comunque tutto il suo significato. Le temperature sono miti, con un paio di giorni dove non avremmo disdegnato un paio di gradi in meno, mentre abbiamo incontrato in tutto due mezze giornate di pioggia.
- eSim: acquistata online con Saily di Nord VPN. Si collega immediatamente e automaticamente appena toccato il suolo giapponese e non abbiamo mai avuto problemi di connessione.
- anche se dall’Italia non occorre il visto, conviene compilare le solite informazioni richieste quando si entra nel Paese sul sito https://www.vjw.digital.go.jp e scaricare l’app per ottenere un QR code da mostrare al personale nel momento dell’ingresso per il controllo passaporti. Non è un must ma snellisce la pratica.
- App taxi: Uber funziona ma gravita sulla rete locale di taxi e non è particolarmente conveniente. Esiste anche l’app GO che risulta essere di poco migliore. In verità, abbiamo preso solo due taxi e per tratte molto brevi abbiamo usato il solito Uber
- App previsioni meteo: abbiamo usato l’app Weather Japan e si è rivelato preciso. Nella zona del Fuji esiste un sito preciso che indica il meteo previsto sulla montagna la fine di facilitarne l’osservazione: https://fuji-san.info/en/index.html.
- Japan wifi auto connect: una app che aiuta a cercare dei wifi free. Non male, soprattutto per gli smartphones senza e-sim.
- IC card: la Suica o altre simili sono usate per evitare di pagare in contanti metro, bus, ma anche diversi esercizi. Abbiamo preferito non prenderla (anche se alla fine non costa nulla) in quanto comprando dei biglietti giornalieri nelle città ci si muove meglio, per il resto il contante gira parecchio e non c’è problema ad avere moneta in tasca.
- Carte di credito: inaspettatamente in Giappone sono meno utilizzate rispetto ad altri Paesi. I biglietti si comprano sì presso distributori automatici ma normalmente si pagano in contanti e sovente i ristoranti tipici (izakaya) non accettano carte.
- Adattatori elettrici: 110v, dello stesso tipo utilizzabile negli Stati Uniti.
- Power bank: l’abbiamo lasciato a casa e abbiamo sbagliato. Fra Google Maps, Translate, internet, fotografie, ecc. lo smartphone si scarica rapidamente. Fortuna che avevamo il vecchio smartphone che ha supportato almeno in materia fotografica e di navigazione quando necessario.
IL TURISMO IN GIAPPONE: pur essendoci andati in stagione di punta siamo stati favorevolmente sorpresi dall’assenza di code o flussi oltremodo intensi di turisti; merito dell’organizzazione e dell’educazione dei giapponesi (dote che finisce per contagiare anche gli stranieri). I visitatori locali tendono a spostarsi in viaggi organizzati; i gruppi arrivano normalmente con bus turistici, vanno a visitare i monumenti più famosi e rientrano dopo aver sostato in qualche ristorante per il pranzo. Se si riesce a scansarli si è salvi; in ogni caso basta allontanarsi di poco dal luogo principale di attrazione e ci si ritrova in un ambiente tranquillo. Va comunque detto che anche quando si è in mezzo a tanta gente il comportamento è sempre educato e il vociare non appartiene alla cultura dell’isola. Una tale forma di visitare i templi o santuari di maggior richiamo porta con sé il vantaggio di poter ascoltare le narrazioni storiche da parte delle guide, ma al tempo stesso finisce per perdere quel fascino mistico religioso che inevitabilmente richiede una presenza umana limitata, soprattutto con il susseguirsi ininterrotto di foto che impediscono di godere un’atmosfera raccolta. Anche in questi siti sommamente turistici non è facile trovare qualcuno che parli inglese: chi lo fa si limita a conoscere i termini essenziali richiesti dalla professione, sovente senza basi grammaticali. Porre domande o cercare di fare un discorso dà origine a situazioni imbarazzanti dove l’interlocutore cerca di sopperire alle proprie mancanze in qualunque modo, senza peraltro riuscirci e facendo perdere tempo. Anche le indicazioni in molti casi lasciano a desiderare: a parte essere solitamente e solamente in giapponese, anche quando ci fosse qualcosa in lingua inglese riesce difficile trovarne una successiva coerente. Tutti segni da imputare non alla cattiva volontà o disorganizzazione sistematica, quanto al recente sviluppo dell’industria turistica internazionale.
Quello che è certo – e questo vale soprattutto per Kyoto – l’incremento di visitatori va a turbare l’ordinata quotidianità dell’uomo medio giapponese, tanto sui mezzi pubblici che nei negozi o altrove. Tutto ruota intorno a delicati canoni di educata convivenza, che l’ingerenza dei turisti stranieri mette pericolosamente a repentaglio. Il turismo va visto almeno in duplice ottica con ulteriori distinguo: mentre i giapponesi viaggiano compatti in gruppi e si spostano in forma omogenea soprattutto tramite bus, gli stranieri possono essere in gruppi organizzati (non molti) oppure da soli (magari con una regia locale per togliersi dai guai linguistici, culturali, segnaletici, ecc.). Fra questi ultimi noi riconosciamo nettamente gli occidentali, i mediorientali o gli indiani, ma in gran parte ci sfugge la massiccia presenza di asiatici che non riusciamo a distinguere dai locali (dettaglio da non dire ai giapponesi!). Fra questi abbiamo individuato parecchi taiwanesi, abitanti di Hong Kong e non possono mancare i cinesi, che per cultura e storia non possono facilmente integrarsi con i nipponici. Probabilmente l’atteggiamento disinvolto di alcuni indispettisce e porta a qualche forma di malcelata insofferenza. Non sappiamo se abbia a che fare con questo sentimento, ma talvolta capita di visitare monumenti importanti senza che vi sia della documentazione in inglese; i dépliant esistono, sono ben fatti, ma vengono scritti solo in giapponese.
Alto senso della privacy nei giapponesi, ma lo sanno anche bene gli italiani che vivono in zone turistiche come la presenza e talvolta l’ingerenza dei villeggianti non avvenga sempre in punta di piedi: cambiare la mentalità richiede generazioni e non basta un periodo di cambio favorevole della valuta per trasformare una popolazione con l’età mediana più alta del mondo a sopportare chi arriva con una cultura diversa, seppure per restarci pochi giorni. La globalizzazione degli ultimi 30 anni non ha intaccato la quotidianità di gran parte dei giapponesi, legati a valori religiosi e storici che non ne favoriscono l’apertura.
Itinerario
Giorni di viaggio
Arrivo a Tokyo
La capitale più orientale dell’Asia
Isola di Kyushu I
Diavolo e acqua santa: gli inferni di Beppu e il santuario di Dazaifu
Isola di Kyushu II
Nagasaki, lo spettro della Bomba colpisce ancora
Hiroshima
La primavera – nonostante l’uomo – rifiorisce nel sito della prima atomica
Isola di Shikoku I
Il nord: paradiso terrestre del Ritsurin Garden, l’impeto dei vortici marini a Naruto
Isola di Shikoku II
La supremazia del verde nelle valli centrali. Strade strette e villaggi montani
Isola di Shikoku III
Matsuyama Castle e il Koraku-en Garden a Okayama
Himeji e Kyoto I
L’Himeji Castle, ricco di storia, e il primo incontro con Kyoto: allibiti di fronte al Fushimi Inari Temple
Kyoto II
La città dei mille templi, e molto altro ancora
Nara e Kyoto III
La prima capitale del Giappone e ultime visite nella città infinita
Japanese Alps I
Kanazawa, mercato e castello; ma soprattutto la magia del giardino Kenroku-en
Japanese Alps II
Shirakawa e le case Gassho Zukuri, Takayama e il suo centro storico, Matsuyama con il Castello del corvo
Japanese Alps III
Fra la sacralità shintoista del santuario di Suwa e quella naturale del Monte Fuji
Japanese Alps IV
Il giorno in cui il monte Fuji ci appare nel suo bianco splendore. Hakone, Kamakura e infine Tokyo
Nikko
Santuari shintoisti e templi buddhisti immersi nel verde, senza soluzione di continuità
Tokyo
La capitale più orientale dell’Asia, fra il profondo antico e l’ipermoderno
Copenhagen
Un sabato sera primaverile nella città della Sirenetta

