Giorno 9

Kyoto II

La città dei mille templi, e molto altro ancora

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Kyoto II

La metropolitana di Kyoto

Giornata intensa, interamente dedicata alla visita di Kyoto. Prima però – verso le 7:30 – ci spostiamo in metro dall’hotel situato nella zona centro sud comoda rispetto a quanto visto ieri verso la nuova location dove dormiremo due notti, a pochi passi dal quartiere centrale di Gion, vivace e interessante, nonché conveniente per i trasporti pubblici. Si tratta di un ostello come non ne abbiamo mai visti prima, quello che si potrebbe definire tranquillamente un cinque stelle degli ostelli. Oltre al servizio impeccabile, tutto è pulito, il silenzio è garantito e in serata potremo fare una lavatrice/asciugatrice in tutta tranquillità con poche centinaia di yen.

Otagi Buddhist Temple

Per 1.100Y (ca. 7€) acquistiamo un abbonamento valido per l’intera giornata sui mezzi pubblici urbani; a seguire tramite una linea del JR Rail iniziamo l’esplorazione giornaliera nella Foresta di Arashiyama, il famoso bosco di bambù, dove si snodano sentieri lastricati lungo i quali scorrono piantagioni di questi alberi sottili e altissimi, da domandarsi come facciano a disporre di tanta elasticità e non spezzarsi di fronte ai colpi di vento; anzi, a suonare come uno strumento quando attraversati dalla brezza. C’è gente, ma il silenzio riesce a prevalere anche con la città molto vicina. La giornata è splendida e decidiamo di raggiungere la meta successiva, l’Otagi Buddhist Temple, con una passeggiata di mezz’ora lungo stradine bordate da ville e boschi. Proprio sulle pendici di uno di questi si trova il nostro tempio, la cui caratteristica saliente è la presenza di innumerevoli figure in pietra a sembianza di monaci, le cui espressioni sono diverse una dall’altra e talvolta in pose particolari. Il fatto che molti fra loro siano parzialmente ricoperti di muschio li rende del tutto singolari quando lambiti dalla luce solare che filtra attraverso la fitta vegetazione.

Siamo in zona periferica, all’uscita attendiamo una decina di minuti il bus per andare a visitare il Kinkaku-ji (padiglione d’oro), uno dei templi più preziosi e ovviamente popolati di turisti a Kyoto. Situato anch’esso in zona collinare, presso le rive di un laghetto sui bordi del quale fanno bella mostra di sé gli iris fioriti, appare come una gemma dorata (il rivestimento è veramente in foglia d’oro, ottenuta con una lavorazione artigianale molto raffinata tesa a ridurre lo strato ben sotto il millimetro) risplendente fra l’acqua e il cielo terso.

L’orario richiederebbe un break per il pranzo ma il tempo a Kyoto è più tiranno degli imperatori che qui vi hanno regnato per secoli: appena fuori dal Padiglione incontriamo un negozietto che produce sul momento involtini di pasta frolla ripieni di cioccolato. Caldo e appetito ci consigliano di fare il bis senza peraltro colmare la cocente sensazione di fame che ci assale. Mentre li gustiamo seduti su una panchina, poco distante vediamo due operatori intenti a rasare i bordi d’erba lungo la strada: sono in due perché mentre il primo manovra con il decespugliatore il secondo tiene su uno scudo in plexiglas per impedire che eventuali pietre finiscano sulla sede stradale.

Il sistema di bus urbani è efficiente come tutto il resto del Paese e permette di vedere uno spaccato della società nel suo vivere quotidiano. In prossimità delle fermate più affollate assistiamo al solerte lavoro di volontari (o forse no) intenti a convogliare i passeggeri su code separate di due persone a seconda del bus da prendere. Quando vedono che il mezzo è pieno, tutti si fermano senza spintonare, le porte si chiudono e attendono disciplinatamente il mezzo successivo. A proposito di bus urbani, gli autisti si occupano in tutto e per tutto della gestione: indossando divisa, cappello e guanti bianchi in modo impeccabile dispongono di un microfono con il quale annunciano le fermate, avvisano quando il bus sta per ripartire e ringraziano salutando ogni persona quando scende. A bordo le fermate sono segnalate per tempo con pannelli luminosi comprensibili anche agli stranieri; all’approssimarsi della fermata, senza accalcarsi, i passeggeri si avvicinano alla porta anteriore e mostrano la tessera o pagano in contanti versando moneta (no carte) nell’apposita macchinetta posta a lato dell’autista poco prima della porta. Mentre escono salutano l’autista in un clima di massima armonia e rispetto reciproco: Inutile dire che non si trova una cartaccia per terra nemmeno a cercarla con attenzione.

Il tempio dorato Kinkaku-ji risplende sull'acqua in un paesaggio verdeggiante.

Prossima tappa è il Nijo-jo, il castello circondato da un largo fossato lungo il quale staziona tranquillo un airone; i massicci bastioni in pietra simboleggiano la potenza degli shogun, eretti anche per ostentare la loro superiorità verso l’imperatore stesso, la cui dimora si trova a poca distanza. Essendo la copia minore di Himeji decidiamo di vederlo solo dall’esterno e procedere direttamente a piedi sotto un sole insistente verso il Palazzo imperiale. Il parco è un rettangolo verde di enormi dimensioni in rapporto alla posizione in centro città; è perfino difficile orientarsi e capire cosa vedere esattamente. Camminiamo il più possibile all’ombra dei massicci alberi disposti lungo il viale principale per entrare nella Residenza Imperiale dove, in mezzo a costruzioni d’interesse storico ben restaurate, spicca come sempreil giardino costituito dalle solite ma instancabili viste armoniose di alberi, cespugli, acqua e sentieri. Le costruzioni, pur nella loro imponenza e bellezza dovuta al recente restauro, hanno un aspetto asettico e privo di fantasia; essenzialità spinta, a significare forse una delle rare caratteristiche negative presenti in alcuni monumenti. Il fatto che siamo verso l’orario di chiusura (i monumenti solitamente chiudono assai presto) fa sì che ci sia poca gente e il fascino aumenti in proporzione. Ultimo ma non meno degno di nota è il giardino zen ben tenuto e fiorito per quanto limitato in estensione. Il sole sta mitigando la sua intensità, lanciando raggi sempre più profondi e proiettando ombre sempre più lunghe. La vegetazione si tinge dal verde intenso su cromature più calde a richiamare il giallo. Il silenzio fa il resto e l’eternità sembra unirsi all’infinito, tempo e spazio diventano un unico concetto astratto.

Il volto urbano di Kyoto

A rompere l’incantesimo ci pensa il desiderio di vedere ancora qualcosa di questa città senza confini. L’Heian-Jingu è un santuario shintoista che viene a trovarsi lungo il percorso a piedi; non disdegniamo di dare un’occhiata anche a questo monumento dai vivaci colori rosseggianti, introdotto a poca distanza da un torii di dimensioni imponenti. Arriviamo così al  Ginkaku-ji (il padiglione d’argento), il quale offre anche qualche squarcio interessante dall’alto sulla città. La visita del tempio buddhista a tarda ora permette anche qui di trovare poca gente e giochi di luce fantastici: il giardino di cespugli, fiori e alberi ad alto fusto viene spesso interrotto da laghetti lungo i quali emergono massi, che avranno sicuramente un perché, di difficile interpretazione per noi. Su un lato si trova il giardino zen: ghiaia tirata al millimetro che avvolge pietre e cespugli, ad attribuire significati che richiederebbero studi approfonditi, ma la cui vista infonde sensazioni assolutamente rilassanti. Si tratta del cosiddetto giardino secco (karesansui), in quanto la sabbia e le pietre sostituiscono l’acqua per esprimere il movimento. Traggono la loro origine dalla religione buddhista, quali elementi utili a tranquillizzare la mente e a creare un’atmosfera atta alla meditazione. Tali giardini sovente circondano templi buddhisti, contribuendo a creare un clima di pace e serenità spirituale. Anche in questo giardino non si pone tanto l’accento sulle cromaticità floreali (pur presenti adesso con azalee e rododendri), puntando maggiormente sull’armonia del complesso, come se tutto dovesse essere collocato in una certa posizione, preordinata da un’entità superiore. Sensibilità spirituale tradotta in ordinata composizione naturale. Lo stesso gioco di luci tra alberi, acqua e cespugli non è lasciato al caso; molte piante vengono potate lasciando ampi spazi fra un ramo e l’altro gestendo a perfezione gli aggetti delle foglie.

Sentiero del Filosofo

Poco distante si trova il Sentiero del Filosofo, bel lastricato di 2 km che corre lungo un vivace ruscello incanalato fra due argini erbosi. Unisce alcuni templi situati più a sud con il Ginkaku-ji. Forse è più famoso di quanto sia realmente interessante, ma percorso in quest’ora di pace offre lo spunto per molti pensieri, filosofici e non. Le gambe invece pensano che sia giunta l’ora di riposarsi facendo lavorare lo stomaco: una nuova tratta di bus per raggiungere l’animato quartiere di Gion, superare il fiume che lo divide da quello adiacente di Ponto-cho, cercare fra gli stretti vicoli un’izakaya che ispiri e cuocere col sistema del barbecue giapponese direttamente sulla piastra delle fettine di carne succulenta. Essendo ormai abituati a mangiare crudo, facciamo appena prendere un po’ di colore esterno lasciando il cuore di un rosso morbido. La zona è estremamente commerciale, pertanto risulta interessante quanto digestivo fare due passi lungo le gallerie coperte, con negozi di food e artigianato, nonché prendere un buon gelato al matcha (tè verde). È un quartiere di Kyoto che contrasta ma allo stesso tempo risulta complementare alla parte storica e religiosa della città.

Kyoto è incredibile: anche solo percorrendo una tratta sul bus urbano capita di vedersi scorrere di fronte templi o monumenti di grande interesse nemmeno menzionati sulle guide: del resto la densità di opere d’arte presenti in città trova rari emuli nel resto del mondo. La nostra base per dormire dista solo qualche centinaio di metri dal downtown, decisamente comoda in un contesto di tale vastità. Come già detto, si tratta di un ostello moderno e di gran classe, dove i bagni in comune al fondo del corridoio e le docce al pian terreno non rappresentano certo un problema, tanta è la pulizia e l’ordine che vi regnano.

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