Giorno 5

Isola di Shikoku I

Il nord: paradiso terrestre del Ritsurin Garden, l’impeto dei vortici marini a Naruto

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Isola di Shikoku I

Isola di Shikoku I

Per non correre rischi chiamiamo un taxi con Uber e con soli tre km siamo in stazione dove ci aspetta (si fa per dire) lo Shinkansen con destinazione Okayama. Arriviamo poco prima delle 8, orario di apertura della Budget. Il tempo di fare qualche centinaio di metri a piedi e siamo pronti a noleggiare la seconda vettura (piccola Mitsubishi) che ci condurrà lungo le strade dell’Isola di Shikoku, la più piccola fra le quattro maggiori del Giappone. Ma prima (ancora su Honshu) facciamo una fermata a Kurashiki, una cittadina che racchiude in sé l’antico quartiere di Bikan, diviso da un bel canale lungo il quale si trovano case tipiche e il tempio adagiato su una collinetta, con una serie di pini potati in maniera artistica. Il flusso turistico scaricato dai bus non ha ancora iniziato a scorrere lungo le viuzze, riusciamo così a vedere con tranquillità il sito con i suoi bei negozietti mentre stanno aprendo. A questo punto è ora di attraversare uno dei tre lunghi ponti che collegano Honshu con Shikoku, il Seto Ohashi Bridge, lungo in tutto 13,1 km, a due livelli e a prova di terremoto o tifone; una delle tante opere d’ingegneria che hanno saputo unire questo frastagliato e impervio Paese, ulteriormente complicato dall’estrema sismicità della regione. Dopo un’oretta di marcia la prima tappa è Takamatsu dove visitiamo gli splendidi giardini di Ritsurin: questo sarà il primo incontro con l’arte giapponese di allestire i giardini, in un perfetto equilibrio di natura e spirito, capace d’infondere sentimenti di serenità e riflessione. Pur trovandosi in un centro cittadino con lo sfondo dei palazzi, questa isola verde è in grado di esulare dalla realtà urbana con il suo aggraziato alternarsi di ruscelli attraversati da ponticelli o pietre usando il classico passo giapponese, cespugli rifiniti a regola d’arte, alberi i cui rami si alternano su lati opposti lasciando intenzionalmente degli spazi, quasi a voler creare uno vuoto silenzioso fra il verde delle foglie. I giardini rappresentano un vero incanto, forse il meglio fra le pur tante attrattive del Paese, esperienza che cercheremo di ripetere ovunque se ne presenti l’occasione, fino all’ultimo giorno a Tokyo. Risalta subito all’occhio come si tenda a fare un uso moderato delle fioriture, solo qualche macchia di azalee o rododendri. Troppo facile impressionare l’occhio con coreografie cromatiche: l’arte sta nel dare qualche tocco di colori caldi, ma l’armonia deve nascere dal verde, dall’acqua e dalle pietre. Emozioni che vengono dal basso, capaci di scaldare l’animo a fuoco lento.

Giardino lussureggiante con fiori rosa e acqua in Giappone.

Volo per Isola di Shikoku

Un passaggio al 7Eleven per acquistare un paio di vassoi di sushi e onigiri accompagnati da budini al vapore utilizzando come tavolo la cappelliera della vettura e in una sessantina di km d’autostrada ci spostiamo verso Tokushima, e più precisamente a Naruto nella parte più occidentale dell’isola, dove si trova un altro ponte che collega Shikoku a Kobe e Osaka; qui sotto s’incontrano il mare interno e l’Oceano Pacifico, formando vortici (Uzunomichi Observatory) la cui dimensione varia a seconda della marea e quindi degli orari. Proprio sotto l’Onaruto Bridge è stata costruita una pensilina lunga 450 mt. con tratti di pavimento trasparente per vedere l’incontro delle acque posto 45 mt sotto di noi. È un’esperienza sostanzialmente nuova, di cui avevamo conoscenza solo nel famigerato maelstrom a sud delle Isole Lofoten al largo della costa norvegese. Ovviamente c’è parecchia gente dato il giorno festivo ma l’organizzazione è come sempre impeccabile: sono previsti ampi parcheggi e le navette portano i visitatori all’ingresso del sito. C’è anche un museo e la possibilità di vedere i vortici più da vicino con un tour in battello, ma non c’è tempo per fare tutto e ci accontentiamo di un giro istruttivo sulla passerella. Diversi pannelli indicano il picco dell’alta marea che crea i mulinelli maggiori previsto per le 17:20, sono le 16:30 e si riesce comunque ad avere una valida idea di questo fenomeno naturale.

È ora di rientrare ripercorrendo parte della strada dell’andata, andando oltre Takamatsu dove di tanto in tanto si vede il mare in mezzo a colline sulle quali non ci sarebbe lo spazio per aggiungere un solo albero. Passiamo brevemente da Kotohira dove ha sede il Kompira San, un santuario che prevede la salita di oltre 1300 scalini, teoricamente in programma per domani ma che dovremo saltare per mancanza di tempo. Causa le segnalazioni scarse non è facile individuare il punto d’inizio della scalinata che conduce al complesso religioso, in compenso ci troviamo a compiere un giro a senso unico dove a malapena riusciamo a transitare con la vettura, pur in ambiente stupendo non saremo affatto dispiaciuti nel momento in cui siamo di rientro a Kotohira. In mezzo a belle risaie illuminate dal sole al tramonto riusciamo a raggiungere la guesthouse di Mitoyo dove avremo la prima esperienza di dormire su futon adagiati sopra il classico tatami. Il gestore della locanda ci spiega che in passato il sito era un deposito di cipolle; si trova in mezzo alla campagna e senza Maps non ci saremmo mai arrivati: le strade di campagna sono strette ma diventano quasi da incubo quando si addentrano nei villaggi, dove una breve quanto strettissima striscia d’asfalto adduce al gruppo di case dove si trova la nostra dimora, richiedendo il massimo dell’attenzione per evitare di finire a picco nelle risaie almeno un metro sotto. Il solo scostamento di una decina di centimetri significherebbe andare a condire il riso o, peggio, nel canale d’irrigazione.

Prima di gustare il riposo sul futon occorre far cena, siamo in un paesino di una provincia agreste ma è domenica sera e i giovani del luogo intendono godersela nell’unico ristorante in cui sembra si mangi dell’ottimo pollo. La ragazzina che funge da cameriera dice che non c’è posto e ci chiede cortesemente di tornare fra un’ora; non c’è alternativa e ci ripresenteremo alle 20:30 dopo aver fatto acquisti nel locale spaccio della Lawson per la colazione di domattina e qualcosa da sgranocchiare che definiremo pranzo. Quasi ogni giorno acquisteremo i budini cotti al vapore e col creme caramel, molto graditi anche se non strettamente di produzione artigianale. L’attesa sarà ben coronata da una cena semplice ma proprio per questo di qualità; seduti per terra a gambe incrociate, su un tavolino basso finalmente possiamo gustare il pollo prendendolo con le mani derogando per una volta alle bacchette. In realtà lo disossiamo prima usando le forbici fornite in dotazione, usiamo le bacchette per mangiare la carne e alla fine si pulisce l’osso portandolo alla bocca con le mani.

IT

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