Giorno 15

Nikko

Santuari shintoisti e templi buddhisti immersi nel verde, senza soluzione di continuità

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Nikko

Nikko

Rimangono due giorni da dedicare a Tokyo e dintorni: la stanchezza fisica inizia a farsi sentire unitamente a quella mentale. Sono trascorse due settimane da quando siamo sbarcati in Giappone e il fascino di questo Paese è stato talmente coinvolgente da portarci a trascurare il sonno, i pranzi e in generale l’attenzione verso noi stessi, per dispensare energie utili al fine di rispettare un programma ambizioso quanto esteso. Siamo alla volata finale, ci attendono ancora Nikko e la capitale per concludere l’”opera”. Optiamo per andare oggi a visitare la città santuario, dove si trova una serie incredibile di opere d’arte sacra, santuari shintoisti e templi buddhisti incastonati come diamanti nel verde dei boschi circostanti.

Una volta acquistato il biglietto del treno alla stazione di Askakusa abbiamo ancora il tempo per due passi a vedere il Senso-ji nella sua versione diurna, più realistica ma meno scenica in assenza dell’illuminazione notturna. Osserviamo con attenzione i chioschetti dove per 100Y si può acquistare il diritto ad estrarre la bacchetta da un cilindro simile ad un piccolo tamburo; con questa si viene indirizzati ad un cassettino all’interno del quale si trova una predizione. Se questa è positiva lo si conserva quale segno di buon auspicio, in caso contrario viene appeso ad una rastrelliera dove già se ne trovano molti altri. Non riteniamo di partecipare all’estrazione: preferiamo non avere indicazioni sul futuro, ci accontentiamo di un passato prossimo indimenticabile.

Partenza alle 8:30; le due ore trascorse sul treno regionale permettono di vedere dapprima la capitale che si allontana attraversando periferie dove la vita viene scandita dai ritmi dell’ordine nipponico, quindi in mezzo a risaie luccicanti sotto il sole per raggiungere infine la meta posta 140 km a nord della capitale. Al momento della partenza abbiamo acquistato un biglietto giornaliero che, oltre all’andata e ritorno su Tokyo, consentirà di viaggiare sui mezzi pubblici di Nikko. Scesi dal treno della Tobu Line saliamo su un bus urbano che in una decina di minuti ci recapita all’altezza del ponte Shin-kyosul Daiya river, noto anche come Ponte dei Serpenti, in virtù di una leggenda che lo accompagna; il suo colore rosso risalta sopra acque cristalline e le rive di colore verde, ma di certo non rappresenta la ragione principale per venire fino a qui.

Arrivo a Nikko

Trascurando momentaneamente gli highlights, decidiamo d’iniziare il tour con una passeggiata che ci porterà a visitare i ruderi di un santuario, il Kanmangafuchi Abyss, un canyon creato dal torrente locale, ma soprattutto una serie di statuette in pietra raffiguranti 70 personaggi detti Jizo, Boddhisattva protettore di bambini, defunti e viaggiatori, con la bella caratteristica di avere bavagli legati al collo e la testa ricoperta da berretti rossi che sembrano realizzati all’uncinetto, in netto quanto favoloso contrasto con la pietra grigia sovente ricoperta di muschio e il verde del bosco. Sono stati cuciti e lasciati qui dalle mamme di bambini deceduti, e fungono idealmente da protezione per le loro creature. Le statuette sono antiche, diverse non hanno più la testa, sostituita da una pietra ovaleggiante, anche questa rigorosamente col berrettino indossato. A parte il serpente che si muove fra le cavità di un basamento, la riflessiva tranquillità del sito offre un colpo d’occhio degno d’interesse. Il sentiero si dipana nel bosco per salire di qualche metro e raggiungere un ponte in pietra sostenuto da tiranti e chiudere in questo modo il giro.

Un sentiero boscoso conduce a una serie di piccole strutture rosse lungo un pendio roccioso in Giappone.

Tradizioni e spiritualità

Camminando lungo la strada ci imbattiamo ancora in unparco-santuarioall’interno del quale si trovano le tombe di antichi dignitari. Prima di entrare in un simpatico quanto tranquillo locale per il pranzo vediamo casualmente ed entriamo in una chiesa cristiana, la Nikko shinkyo kyokai, costruita e probabilmente finanziata con i fondi di un notabile scozzese, in stile tipicamente celtico, che tanto s’innesta in questo ambiente verde e rurale da richiamare le ridenti campagne delle Highlands. Entriamo calzando le pantofole messe a disposizione all’ingresso; la visita dell’interno ci riporta per un istante nella vecchia Europa; non c’è nessuno, tutto è in perfetto ordine e vediamo immagini divine a noi familiari in un contesto culturale avulso dal nostro. Dopo il breve break proseguiamo la camminata addentrandoci nell’ombroso parco dove si trovano i santuari e mausolei che rendono Nikko una delle mete culturali più ambite dell’intero Giappone. Una scalinata ricoperta da fitta vegetazione conduce in breve al Tosho-gu e alla vicina Gojunoto pagoda; nel santuario vi è sepolto Tokugawa Ieyasu, il primo shogun giapponese. Sempre dall’esterno vediamo il Rinno-ji, altro santuario dove si trova la statua di Kannon, la dea dalle mille braccia e patrona della misericordia, che in Tibet e in altri Paesi buddhisti è nota come Avalokitesvara.

Nei templi buddhisti l’abluzioneavviene facendo scorrere dell’acqua su una mano dalla fontana normalmente posta all’ingresso, da questa sull’altra mano e infine entrambe vengono portate alla bocca per sciacquarla; quanto avanza viene versato nel fosso e non più nella vasca della fontana. Nei santuari shintoisti l’abluzione fa riferimento non tanto alla bocca quanto alla fronte, che viene ritenuta prioritaria.

Santuario Futarasan-jinja

Un lungo viale con su un lato alte criptomerie e sull’altro una fila di lanterne in pietra conduce al Santuario Futarasan-jinja, del quale ammiriamo dall’esterno le imponenti architetture. Dedichiamo invece del tempo alla visita del Taiyuinbyo shrine, appartato e immerso nel verdein mezzo a enormi piante di criptomeria; anche più raccolto, all’interno è in corso una celebrazione che si conclude con tre colpi su uno speciale tamburo in ottone, il quale produce un suono prolungato che si attenua poco alla volta quando sembra passare da un orecchio all’altro lasciando il segno nella mente; un risuonare in forma simile alle campane tibetane. Qui vi si trova la tomba di Iemitsu, colui che iniziò le costruzioni religiose a Nikko, a sua volta nipote di Tokugawa Ieyasu sepolto nel Tosho-gu. Per accedervi occorre salire qualche scalinata attraversando decorati portali, uno dei quali presenta sui lati due divinità guardiane (dall’aspetto che incute quantomeno timore), la prima presenta la mano rivolta verso l’alto ad accogliere i puri di cuore mentre la seconda indica verso il basso per respingere gli impuri.

Escursione a Shiraito Falls

La fame di vedere non è mai appagata: sono le 15:30 quando decidiamo di vistare ancora le Shiraito Falls, una serie di cascatelle per fare i penultimi quattro passi. Sono distanti appena un quarto d’ora, ma pur camminando di buona lena il tempo trascorre, così che per il rientro di passi dovremo farne ben più di otto e anche a ritmo accelerato. Giunti alla fermata del bus decidiamo di proseguire a piedi e non attenderlo: un contrattempo avrebbe significato perdere la costosa coincidenza per treno già pagata. Ponendo maggior fiducia sui nostri mezzi, camminando velocemente alle 16:20 siamo pronti per il rientro e per rivedere, mai stanchi, paesaggi agresti alternarsi a paesini fino all’ingresso in Tokyo, nel momento in cui la gente esce dal lavoro.

Un paio di acquisti nella Nakamise Dori, tanto per non rientrare proprio a mani vuote, cena nel quartiere di Akakusa dove dimoriamo. Per trovare il ristorante non c’è che l’imbarazzo della scelta; stasera, in mezzo ad altre specie ittiche, nel bowl spicca l’anguilla (unagi)alla griglia con qualche sapiente sugo di soia. Quindi s’impone una passeggiata, lì vicino si trova la pedonale Orange Street che di colorato ha veramente poco se si eccettua qualche striscia rossiccia sul manto stradale. Si rientra in hotel con una temperatura da maniche corte.

IT

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