Giorno 11
Japanese Alps I
Kanazawa, mercato e castello; ma soprattutto la magia del giardino Kenroku-en
La metropolitana di Japanese Alps
Nella notte ha smesso di piovere, sveglia alle 5:40, colazione nel locale comune in una cucina super accessoriata dove prepararci il primo pasto della giornata, e ancora una volta di buon mattino saliamo sulla metro che in un paio di fermate ci recapita alla Kyoto Station da dove prenderemo l’ultimo dei cinque tratti di Shinkansen previsti dal programma, oggi in direzione di Nagoya, metropoli nota per essere la città della Toyota. In stazione destano attenzione e curiosità tre cabine affittabili quale ufficio per solerti funzionari che non intendano perdere tempo: vi si accede con un pass ottenibile dietro abbonamento e all’interno di questa moderna cabina telefonica si riesce a godere di tutta la privacy necessaria per espletare le pratiche del giorno. L’unico piccolo contrattempo lo incontriamo mentre sulla banchina attendiamo l’arrivo del bolide e decidiamo di prendere un caffè dal distributore automatico: disorientati dalla vasta scelta e non avendo troppo tempo scegliamo inavvertitamente il caffè freddo, non esattamente quanto prospettavamo per iniziare la giornata, anche se la temperatura ambientale è più che accettabile.
Il viaggio segue le più rigorose regole di puntualità nipponica, la stazione di Nagoya è assai trafficata nonostante siano le prime ore di sabato mattina (possiamo appena immaginare come sia negli altri giorni lavorativi); anche in questo caso il rent a car si trova in prossimità della stazione d’arrivo, dove ritiriamo la terza vettura a noleggio della nostra avventura giapponese (questa volta si tratta di una piccola Toyota). Ormai siamo avvezzi alla guida in Giappone e anche uscire da una metropoli come Nagoya non rappresenta una grossa difficoltà. Sotto qualche goccia di fine pioggia e qualche rallentamento iniziale imbocchiamo l’autostrada che costeggia il mare del Giappone (quello interno, prospicente alle Coree e alla Cina) in direzione nord verso Kanazawa. Come sempre i limiti di velocità (50 km/h sull’arteria in uscita dalla città e 80 km/h su quella a scorrimento veloce) rappresentano un’opinione discutibile e trattabile; smette di piovere abbastanza presto per lasciare spazio anche a qualche raggio di sole, superiamo diversi camion di trasporto cavalli (segno evidente di qualche concorso ippico nei pressi della nostra meta), incontriamo qualche cantiere stradale ma il traffico è sostanzialmente fluido. Il paesaggio è frastagliato da alte colline che lasciano spazio a tratti pianeggianti dove anche quisi alternano villaggi e risaie. Capita di vedere falegnamerie, fabbriche e perfino cimiteri letteralmente circondati dall’acqua che nasconde appena file di piantine di riso; in alcuni casi i campi sono coltivati a grano. Quando è ormai mezzogiorno, dopo circa 3h30’ di viaggio, raggiungiamo il capoluogo della prefettura di Ishikawa per andare subito a vedere (e non solo) l’interessante mercato di Omicho. Tale interesse non è rivestito unicamente dalla varietà di prodotti esposti sui banchi e dalla loro cromaticità ma, vista l’ora, anche dalle vivande offerte come fosse un’enorme street food coperto. Come ogni luogo in Giappone, anche qui regnano pulizia e ordine (pur trattandosi di un mercato!), caotico nell’andirivieni ma non si ode vociare; è piacevole all’occhio il misto di alimentari, verdura e pesci o molluschi cotti sul momento. Molti visitatori infatti sono qui per il pranzo e anche noi non ci facciamo mancare qualche assaggio iniziale di anguilla, sushi, capesante, sgombro e qualche altra prelibatezza di cui non conosciamo nemmeno la traduzione, per sostare presso un altro banco dove acquistiamo un kit di sushi e con questa pur ricca portata fingiamo di considerarci sazi. A parte l’aspetto gastronomico, il mercato presenta spunti d’interesse nell’osservazione di frutta e verdura, talvolta come la nostra, più sovente con prodotti mai visti finora.
Castello di Kanazawa
Il castello di Kanazawa si estende in un vasto parco, tuttavia non presenta grandi attrattive storiche fatta eccezione per una sala interamente in legno. Ma il morbido paesaggio che lo circonda è il viatico migliore per accedere all’adiacente Kenroku-en, a pieno titolo considerato uno dei tre giardini più belli del Giappone, possedendo le sei caratteristiche classiche (per l’appunto Kenroku) a declinarne la perfezione: posizione appartata, ampiezza, sofisticatezza, antichità, abbondanza d’acqua e vista. Pur nella difficoltà di stilare classifiche in materia ne restiamo entusiasti nonostante il sole si presenti solo di tanto in tanto. Sapienti macchie di colore rappresentate da azalee o rododendri donano calore alle meravigliose viste offerte dal giardino che, trovandosi in posizione elevata, concede anche qualche rapido scorcio sulla città. Alcuni alberi sono stati potati fin da piccoli per espandersi in larghezza piuttosto che in altezza; al fine d’ impedire che i grossi rami si rompano vengono sorretti da pali altrettanto robusti. Dai laghetti spuntano lampade in pietra, illuminate nelle occasioni festive, quando vengono rivestite con carta di riso al fine di evitare che il fuoco si spenga e per conferire una luce uniforme. I prati possono essere costituiti da muschio, dove attenti giardinieri si curano di togliere i fili d’erba che crescono e offrire un unicum vellutato, a sembrare moquette stesa sotto gli alberi; due francesi commentano astutamente che da noi si toglie il muschio per lasciar crescere l’erba, qui accade il contrario. Infine, sono da rimarcare i ponti in un unico blocco di pietra inarcata a formare una lieve schiena d’asino. Particolari che se osservati con attenzione richiederebbero ore e non si finirebbe di scoprire ulteriori dettagli interessanti. Da qui andiamo a recuperare l’auto per dirigerci in hotel, effettuare subito il check-in e avere mano e tempo liberi nel pomeriggio per visitare il resto della città. Il sistema di parcheggio desta un particolare interesso essendo multipiano ma azionato tramite montacarichi che, una volta inserite le macchine le sposta tanto verticalmente che orizzontalmente in modo da ottenere una dozzina di posti auto in uno spazio limitato; un vero gioiello per i ristretti centri cittadini. Il simpatico inserviente ci fa sistemare la nostra piccola Toyota all’interno di una postazione per muoverla meccanicamente all’interno di quello che può essere paragonato a un grosso cubo di Rubrik per vetture: la nostra auto sparirà letteralmente dalla vista fino al mattino successivo, quando il montacarichi andrà a recuperarla.
Il quartiere delle geishe (Higashiyama Higashi Chaya District) presenta case con muri rivestiti in legno e negozi di classe, ma ormai non è rimasto più nulla del fascino che doveva avere un tempo. Allo stesso modo, il quartiere dei samurai (Nagamachi) è un rione tranquillo, attualmente abitato dalla classe benestante, davanti alle cui ville risaltano i soliti giardini ben curati. I samurai di oggi sono impersonati dalla classe borghese, neanche poi tanto diversi da com’era in passato, solo col doppiopetto indosso al posto del vestito tradizionale e con la cravatta al posto della katana, grossi SUV in garage e modi ancora educati ed eleganti.
L’ora di cena si avvicina, andiamo in centro città nel quartiere di Tagamashi dove troviamo un’izakaya frequentata da gente locale per mangiare “qualcosa” sedendoci a fianco di altri avventori nel tavolo annesso al bancone. Un sistema che sembra una mangiatoia ma è frugale quanto efficace se non s’intende tirare tardi. La cameriera non presenta i classici lineamenti somatici giapponesi e quando le chiediamo da dove viene con un sorriso malizioso ci dice di essere cinese. Approfondiamo e diventiamo amici quando noi scopriamo essere originaria dello Xinjiang e lei scopre che ci siamo stati. Parla un buon inglese e per conto suo ha già imparato il giapponese a un livello accettabile: chiacchieriamo insieme nei momenti in cui non deve servire qualche cliente e ne esce una bella (quanto buona) serata. Ovviamente si mangia pesce crudo e c’è modo di assaggiare anche un ottimo tempura. Non resta che andare a prendere la macchina nel parcheggio poco distante e fare rientro; ogni tanto scende qualche goccia di pioggia ma a quest’ora non desta preoccupazione. Kanazawa si presenta come una città antica, a tratti perfino vecchia; caratteristica che a ben vedere si traduce in un aspetto positivo poiché non ha subito forti bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale.
IT
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