Giorno 13

Japanese Alps III

Fra la sacralità shintoista del santuario di Suwa e quella naturale del Monte Fuji

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Japanese Alps III

Mattina a Santuario Taisha Shimosha Akimiya

Nella notte è piovuto come da previsioni, il mattino si rivela coperto di nuvole con qualche squarcio di cielo. Anche oggi ci allontaniamo dalla guesthouse abbastanza presto per andare incontro a una giornata – quella del Fuji – che sarebbe utile fosse serena e lo sarà solo parzialmente. A poca distanza da Matsumoto si trova la prima tappa nella cittadina di Suwa, dolcemente adagiata sul lago omonimo. Per arrivarci percorriamo una curiosa quanto stretta strada sull’argine, a senso unico, fra il fiume e le risaie, che alterna tratti a senso alternato a curiose confluenze dalla strada più grande, che corre parallela. Sono le prime ore del mattino e nel santuario Taisha Shimosha Akimiya si respira tranquillità. Una signora con la scopa asporta quel poco di sporco che ci può essere dopo il giorno festivo, un paio di persone si avvicinano con devozione al cospetto dell’altare sul quale risaltano i colori dorati, oltre il tatami, dove prendono normalmente posto i fedeli durante le celebrazioni. L’ordine è quasi maniacale, non si riuscirebbe a trovare qualcosa fuori posto a cercarlo per ore. Come in altri luoghi di culto, all’esterno si trovano steccati per appendere gli omikujii(foglietti votivi in carta che riportano una frase augurale), torii e gli immancabili corsi d’acqua per coniugare la dimensione naturale a quella divina. Lascia infine meravigliati lo shimenawa, una spessa corda costituita da fasci in paglia di riso attorcigliati su sé stessi: dimensioni enormi e precisione assoluta nella finitura. Il cielo grigio non riesce minimamente a smorzare il fascino raccolto di questo luogo. Non può mancare il giardino con azalee (ancora meno fiorite rispetto alle due isole meridionali),laghetti e varie armonie combinate.

Sosta a Motosu Lake

Ci sono appena 13 gradi (anomali anche secondo i locali). Dopo un caffelatte corroborante torniamo alla nostra piccola vettura e ci mettiamo in strada, per la data odierna abbiamo in programma la visita della zona dei 5 Laghi, a nord e a ovest del Fuji. Pernottando nelle vicinanze, se del caso domattina potremmo dedicare ancora qualche ora a questi luoghi nella speranza di avere la fortuna indispensabile per poter ammirare la capricciosa Montagna priva di nuvole. Imbocchiamo una strada che s’inerpica sinuosa lungo una galleria di alberi  per scendere nell’area lacustre; le Alpi Giapponesi non devono trarre in inganno a partire dalla loro stessa definizione, nella più parte dei casi possiamo parlare di forti corrugazioni del terreno tese a delineare rilievi collinosi, ma senza le asperità a cui siamo abituati sulle nostre. Lo stesso Fuji, dall’alto dei suoi 3.776 mt, declina conico e regolare verso la pianura come usano solitamente fare i vulcani. In tale contesto s’innestano sinuose le strade all’interno di una vegetazione iperverdeggiante. La zona d’interesse odierno si chiama dei 5 Laghi, il cui nome evidentemente deriva dai bacini che si trovano proprio alla base del Fuji. Quello più a nord (il Motosu Lake) consente una vista speciale verso la montagna simbolo del Giappone che si trova sullo sfondo, ripresa anche sulle banconote da 1.000Y; oggi però risulta solo parzialmente visibile in quanto la sommità è ricoperta da nuvole. Nel complesso è tuttavia incantevole, con raggi di sole che appaiono come proiettori orientati sulla superficie lacustre circondata da fiori bianchi e profumati. Compiamo la parte mancante del periplo su una stradina molto stretta a tratteggiare tutte le curve disegnate dal bacino e continuiamo costeggiando il Shoji Lake e il Saiko Lake da nord. Poco distante troviamo un locale per un pranzo caldo e gelato al matcha. Proseguiamo fino a raggiungere il Kawaguchi Lake, in prossimità del quale pernotteremo. Qui troviamo interessante una sosta al Okukawaguchiko Sakuranosato Park, dove una scalinata i cui gradini sono costituiti da tronchi in legno porta a ripidamente e rapidamente a un paio di punti panoramici dai quali godere dibuona vista sul lago. A parte un serpente che attraversa il sentiero quando siamo ormai giunti al culmine, si può parlare solo di buone esperienze.

Paesaggio panoramico del lago con montagne sullo sfondo e nuvole nel cielo.

Oishi Park

Poco distante, l’Oishi Park in realtà è un giardino straripante di fiori inteso a fare da primo piano sul Fuji, quando questo decide di mostrarsi: oggi non è difficile vedere le sue pendici ma la vista completa ci è interdetta. Il sole di tanto in tanto illumina le fioriture – lungo tutto l’anno ne sbocciano un centinaio di varietà – fra cui ora spiccano splendide quelle azzurrine di nemophila con le viole e i maggiociondoli; tuttavia senza cotanto sfondo il piacere resta incompleto. La precisione nipponica ha creato un sito apposito con accurate previsioni su quando e da dove si può ammirare  il Fuji:  https://fuji-san.info/en/index.html. Indica la settimana suddivisa fra mattino e pomeriggio con la percentuale di probabilità a seconda ci si trovi a nord o a sud della mitica montagna.

Così come già visto altrove, la manutenzione del verde richiede parecchio lavoro e il personale intento a rimuovere l’erba manualmente è sempre molto; immaginiamo che i costi debbano essere elevati ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Uno dei punti simbolo per la vista del Fuji è la sommità della collina dove sorge la pagoda Churei-to; arrivati alla sua base rileviamo affollamento unito a organizzazione turistico industriale che ci fanno recedere dal tentativo di salire i 400 gradini per arrivare su una punta peraltro raggiungibile anche dalla funivia, con l’handicap di non poter vedere il nostro oggetto del desiderio velato da nuvole; ne contempo di pagode riteniamo di averne già ammirate abbastanza. Raggiungiamo così nel ryokan odierno, anch’esso tranquillo, dove troviamo un gestore simpatico col quale ci capiamo perfettamente pur non avendo una lingua in comune; anche stanotte dormiremo sulla combinata vincente costituita dal futon su tatami. Sistemati i bagagli è subito ora di ripartire alla volta di Fujiyoshida, dove troviamo niente di particolare da vedere fatto salvo lo storico torii in legno, il Kanadorii,costruito nel 1788. Ma la ragione vera per essere qui non è tanto la fame di un soggetto culturale o naturale da vedere quanto di qualche soggetto gastronomico da gustare. Sapendo che si cena presto, poco prima delle 19 siamo già in un locale dove si ordina pesce e carne cruda (lingua di bue e bistecca di wagyu, vitello locale) da cuocere a piacere sulla piastra. Tutto bene, peccato solo che dovendo guidare devo contenermi nel bere una sola birra. Si rientra, e prendere sonno sul futon non è certo affare difficile, così come non lo sarebbe cadere dal letto dormendo sul tatami, mentre un gruppo di rane nel prato adiacente ci canta una soave serenata. La nebbia si abbassa sempre di più ad avvolgere i villaggi intorno al Fuji San, ma l’importante sarà domattina.

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