Giorno 10
Nara e Kyoto III
La prima capitale del Giappone e ultime visite nella città infinita
Nara
Le previsioni per la giornata odierna non sono granché e proprio per questo motivo avevamo deciso di giocarci oggi la carta di Nara. Dovendo puntare sulla giornata di sole, l’abbiamo fatto ieri a Kyoto e non ce ne siamo davvero pentiti. Ieri tuttavia il programma intenso e impegnativo dal punto di vista organizzativo, le tempistiche ristrette, il caldo, un pranzo leggero e i continui trasferimenti con i mezzi pubblici, ha lasciato le sue scorie nella qualità del sonno notturno, tanto che poco prima delle 6:30 siamo già svegli; ci rechiamo alla stazione metro per prendere la linea Karasawa in direzione Kyoto Station e da qui con 720Y acquistiamo il biglietto del treno JR Nara che in 45 minuti ci condurrà alla meta odierna, situata a sud di Kyoto; partiamo alle 7:51, viaggiamo lentamente, fermando a ogni stazione e riuscendo a vedere la quotidianità giapponese in questo frangente delle prime ore mattutine. Usciamo da Kyoto attraversandone la periferia, continuando in una zona agricola solcata da fiumi anche di grande portata e, come sempre suggerisce il treno, c’è modo di vedere anche il retro delle abitazioni e quanto di non prettamente turistico esiste in una regione densamente popolata come quella del Kensai.
Nara è un altro must see a livello nazionale; la stazione è di per sé un bel biglietto da visita in quanto la città vive essenzialmente sul turismo. Prima vera capitale del Giappone, presenta una grande concentrazione di monumenti all’interno del famoso parco. Il quale gode in realtà di fama un po’ effimera quanto gradevole, dovuta al grande numero di cervi che vi dimorano pascolando sui prati con lo sfondo di templi e santuari. Percorriamo a piedi in poco più di un km la via centrale che dalla stazione conduce al parco, incontrando il primo tempio che si trova nella zona antistante: si chiama Kofuku-ji, con grandi padiglioni e un’alta pagoda (la seconda del Giappone) attualmente impacchettata causa ristrutturazioni. L’accesso al parco viene nobilitato dal benvenuto dei quadrupedi che – oltre a essere considerati animali sacri – offrono una simpatica nota di colore e si concedono per fare un paio di foto con noi. Ce ne sono molti e rappresentano un elemento sacro della natura, così come lo sono le carpe koi che nuotano negli stagni. Anche qui il parco si estende ampio e morbido nei suoi lineamenti superficiali, sapientemente intarsiato da alberi e templi.
Nel frattempo i pullman hanno iniziato a scaricare orde di turisti, tutti rigorosamente incolonnati e diretti verso le mete più classiche del sito. Peccato per noi che una di esse sia il Todai-ji, tempio al cui interno si trova il Daibatsu, la statua bronzea del Buddha alta 15 metri, impressionante quanto a dimensioni e pregevolezza di fattura, che vale veramente la visita. Si può parlare di preziosità in senso artistico ed economico, in virtù degli oltre 130 kg d’oro che la rivestono, senza contare le quasi 500 tonnellate di bronzo che ne vanno a formare la struttura. È possibile compiere il giro intorno alla statua, in mezzo a scolaresche e guide intente a spiegare una serie di come e perché ai turisti affascinati. Gli alunni non vengono qui per fare del turismo, nelle loro mani hanno carta e penna con questionari da compilare dopo aver osservato alcuni dettagli, cui probabilmente seguirà l’interrogazione.
Tradizioni e spiritualità
Ci allontaniamo per vedere qualche altro tempio disseminato nel parco trovandoci quasi da soli in questo incanto fra natura e arte. I pullman delle visite organizzate puntano direttamente al Daibatsu e a poco altro, lasciando così lo spazio per visitare tranquillamente il resto. Lo stesso si può dire anche per Kyoto, dove i tour prendono di mira il Fushimi Inari (limitatamente alla prima parte), i padiglioni d’Oro e d’Argento, il Kyomizu-dera e pochi altri siti. Al di fuori di essi c’è gente, ma non sciami di turisti in fila.
Arrivo a Nara
Visitiamo il Kasuga Taisha, un santuario shintoista, lungo i cui viali adiacenti si trovano centinaia di lanterne in pietra, all’interno delle quali in determinate occasioni vengono inserite candele protette da sottili e quasi trasparenti fogli di carta di riso. Concludiamo con l’Ukimido Pavilion, una defilata pagoda galleggiante sul lago omonimo e unita alla terraferma tramite passerella. Una coppia in abito da matrimonio sta facendo le foto di rito: il fotografo e la damigella si prodigano nel cercare di trarre il meglio nonostante il cielo nuvoloso. Anche noi scattiamo un paio di immagini, quindi usciamo dal parco per andare a vedere l’ex quartiere dei mercanti di Naramachi, carino quanto non imprescindibile. Convergiamo verso la via centrale, è appena mezzogiorno ma la scelta di entrare in un locale per il pranzo si rivelerà ricca di tempismo: dopo pochi minuti è tutto pieno per gustare i famosi quanto locali okonomiyaki, cotti direttamente su una piastra fissa che funge anche da centro del tavolo. Non rimane che percorrere a ritroso la via che conduce alla stazione da dove alle 13:37 ripartirà il JR Nara Express con destinazione Kyoto; mentre il treno s’incammina nuovamente verso Kyoto iniziano a scendere le prime gocce; giunti alla Kyoto Station saliamo ai piani superiori per ammirare gli ampi spazi e le architetture slanciate di questa opera di equilibrata modernità. Non ci si aspetterebbe di trovare sopra lo scalo (uguale a tutti gli altri) una costruzione che sale per una dozzina di piani con skyway, gallerie che attraversano sospese da un lato all’altro dell’edificio e il giardino sopraelevato con vista sul centro cittadino. Peccato per la pioggia ma la vista dall’alto il downtown è comunque stupendo, soprattutto quando ci si trova di fronte al Kyoto Tower, una freccia emergente dal centro urbano.
Scendiamo alla fermata dei bus dove perfino il viavai intorno alla stazione riesce a essere ordinato, prendiamo quello che ci porta nelle vicinanze del Kiyomizu-dera, tempio buddhista caratterizzato dalla grande terrazza panoramica aperta sul verde da un lato e sulla città sottostante dall’altro; sicuramente uno dei più interessanti nel pur ricco panorama artistico di Kyoto, che visto col sole sarebbe stato ulteriormente bello, immerso com’è nella boscaglia. Si può effettuare il giro percorrendo un sentiero asfaltato per ammirare il tempio da diverse angolature, in particolare quando sembra uscire come un fiore di loto dal verde della vegetazione. Ovviamente per i credenti rappresenta una meta di grande valore spirituale: sono in molti ad accendere bastoncini votivi d’incenso, pregare di fronte agli altari e versare piccole monete simbolo di devozione; ci sono molte persone che vi si accostano in kimono, affittabili nei negozi adiacenti, a beneficio soprattutto dei turisti che raramente ne posseggono uno. Nelle vicinanze si trova il quartiere antico con le due vie Ninen-zaka e Sannen-zaka, che presentano aspetti storici nei caseggiati quanto moderni nei negozi che vi sono ospitati. Ancora una rapida occhiata al Ryozen Kannon Temple con l’alta statua del Buddha e al Yasaka-jinja, santuario shintoista dal quale spicca sinuosa la pagoda a cinque piani.
Siamo ormai in prossimità del centro e con poche fermate di bus andiamo a vedere il famoso mercato Nishiki, noto per le varietà culinarie offerte. Ma stasera sceglieremo di cenare in un ristorante poco distante nel quartiere di Ponto-cho dove si può gustare un sushi fatto con spesse fette di pesce crudo condito con salsa di soia prodotta nell’area di Okayama, versata con parsimonia da una bottiglia negli appositi scodellini in quanto particolarmente preziosa e di qualità eccellente. Molto simpatica anche la giovane cameriera, con un buon inglese (è per metà filippina) ci chiede informazioni sull’Italia, che intende visitare a breve. Dopo tante informazioni ricevute sul Paese che ci ospita, fa piacere poterne fornire alcune sul nostro e altrettanto riuscire a scambiare quattro chiacchiere con qualcuno, in questo Giappone dove l’inglese rimane un tabù. Non tanto o non soltanto per scarsa volontà a impararlo quanto per le oggettive difficoltà insite nell’apprendere una lingua dalla costruzione completamente diversa. Ancora un gelato al matcha dove siamo già stati ieri sera ed eccoci pronti per rientrare, bere il rituale bicchierino di sakè e riposare per un’altra notte breve.
Lasciamo così Kyoto, unica nel suo genere, con una mole incredibile di monumenti ma che sembra non avere il DNA per voler ospitare un turismo che, per quanto cerchi di essere rispettoso, non può non essere invadente. Il futuro dirà se gli abitanti riusciranno ad adattarsi per sfruttare al meglio quest’industria redditizia quanto pulita oppure si chiuderanno come fece il Giappone all’inizio del ‘600. I templi e in generale gli edifici più interessanti si trovano disseminati in luoghi fuori dal centro difficilmente collegabili con dei percorsi pedonali, pertanto si finisce per impiegare parecchio tempo negli spostamenti stante la scarsa utilità delle due linee della metro, costruite più per collegare i quartieri commerciali con quelli residenziali piuttosto che gli highlights turistici.
IT
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