Giorno 1

Arrivo a Tokyo

La capitale più orientale dell’Asia

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Arrivo a Tokyo

Volo per a Tokyo

Giunti ad Haneda, aeroporto di Tokyo preferibile in quanto più vicino al centro rispetto allo scalo di Narita, con un Airbus 350 della SAS e un’ora di ritardo, veniamo sbarcati tramite pullman; una volta “sdoganati” con semplici procedure ci avviamo a cambiare degli Euro in Yen a un tasso più che accettabile per un aeroporto e a lasciare i trolley presso il deposito bagagli al Terminal 1 dei voli interni, dal quale ripartiremo stasera, riuscendo a spostarci dal Terminal 3 degli Internazionali con la metro Keikyu che fa servizio dall’aeroporto. A questo punto siamo alleggeriti e possiamo andare in avanscoperta di Tokyo acquistando un ticket giornaliero che partendo dall’aeroporto consente di viaggiare su un numero limitato di linee metro ma per oggi più che sufficiente; l’identificazione di quanto necessitiamo non è proprio elementare ma contando sul senso di collaborazione dell’ufficio informazioni riusciamo a farci aiutare, più difficile sarà farci capire dagli addetti. La tratta richiede mezz’ora abbondante, con i vagoni della linea sopraelevata che svicolano fra i palazzi a sembrare di finirci dentro; evidentemente il diritto di privacy a Tokyo dev’essere derogato in nome delle esigenze di transito, e non può essere diversamente: i finestrini della metro sovente vengono a trovarsi a poche decine di centimetri dalle finestre delle abitazioni.

Santuario Meji Jingu

Una casualità ci fa sospettare che dobbiamo cambiare treno pur essendo sempre sulla stessa linea KK, e nonostante la stanchezza insita nelle nostre menti, ci viene da chiedere a un passeggero giusto in tempo per uscire e salire sul treno successivo. Prendiamo la coincidenza verso il Yoyogi Park, ormai si è fatto mezzogiorno e quando sbuchiamo fuori dalla metro ci troviamo in un quartiere d’antan, dove non mancano locali ideali per il pranzo; iniziamo con una bel kaisen-don, una ciotola di riso bianco con pesce crudo (sashimi) sopra, guadagnando energie da dedicare alla visita del Santuario Meji Jingu, vicino al Parco, composto dia 120.000 alberi provenienti da tutto il Giappone, sfoggianti le verdi chiome nella luce primaverile con la loro mastodontica dimensione e varietà. È una giornata calda, ma il viale alberato crea condizioni ideali per il passaggio e il passeggio. Il primo incontro con la civiltà giapponese rappresentativo di quanto andremo a vedere un po’ ovunque nelle due settimane a venire: imponenti opere in legno si trovano all’interno di parchi cittadini, alti torii (portali) di un rosso tendente all’arancione svettano nel dare il benvenuto al pellegrino o anche al semplice visitatore, delicate selezioni di alberi e cespugli curati con attenzione certosina contribuiscono a designare il quadro che finora solo l’immaginario aveva osato pensare. Lungo il viale spicca una parete di botti di sakè offerta da aziende produttrici in una sapiente combine fra la devozione propiziatoria e il marketing. Il primo contatto con lo shintoismo è convincente, ma non avevamo dubbi che una religione devota agli elementi naturali potesse suscitare la nostra simpatia. Trattandosi di un credo originario giapponese non avevamo ancora avuto occasione d’incrociarlo in altre parti dell’Asia; diverso sarà per il buddhismo mahayana che si è sovrapposto e integrato alla religione preesistente in una forma di sincretismo pacifico. Un buddhismo entrato sull’isola verso la metà del VI secolo e già incontrato in Nepal, Cina e, nella sua versione tantrica, in Tibet; anche se la sua diffusione in forma massiccia avvenne soltanto nel XIII secolo. Sembra che shintoismo e buddhismo si dividano incarichi e missioni: più indicato per cercare di ottenere favori e grazie terrene il primo, maggiormente votato al culto dei defunti e in generale della dimensione spirituale ultraterrena il secondo. Seguendo i crismi di un cerimoniale che vedremo frequentemente da qui in avanti, i fedeli si accostano purificandosi con l’abluzione in apposite fontanelle poste in prossimità del tempio, predisponendo così l’anima tramite il lavaggio delle mani e quindi della bocca (nel caso di templi buddhisti) o della fronte (nel caso dei santuari shintoisti). Altra differenza è che all’ingresso dei santuari shintoisti si trova un torii, porta ideale ma anche fisica a demarcare la linea di passaggio fra il mondo sacro e quello profano (stessa funzione hanno le corde intrecciate), mentre nei templi buddhisti si ha il sanmon, che sovente è un vero e proprio edificio. Una volta raggiunto l’altare i fedeli gettano una monetina dal valore simbolico, esprimono un desiderio buono, fanno un inchino con le braccia parallele al busto, un doppio battito di mani e nuovamente due inchini prima d’indietreggiare senza dare le spalle all’altare. Si tratta di un rito coinvolgente che sembra spontaneo dover condividere quando ci si accosta; non siamo devoti del shinto ma a lui rendiamo il massimo rispetto. C’è parecchia gente (fra i quali diversi occidentali) ma senza eccessi, sicuramente meno di quanto ci aspettassimo dalla Golden Week.

Vista aerea del Palazzo del Governo di Tokyo e degli edifici circostanti.

Arrivo a a Tokyo

Qui come altrove, passare dal caos urbano alla pace dei templi nel verde e viceversa è un attimo, così con una camminata di mezz’ora andiamo a visitare il Palazzo del Governo Metropolitano, interessante non tanto per l’edificio in sé quanto per le splendide vedute sulla città che si godono dall’ultimo piano in questa giornata senza una nuvola; una breve coda, una rapida corsa in ascensore e ci troviamo al cospetto di Tokyo nella sua sterminata vastità. Riprendiamo la metro e visitiamo infine l’ampio Parco del Palazzo Imperiale di Tokyo; non c’è molto da vedere quanto a edifici perché quello adibito a uso dell’imperatore ed entourage è ovviamente inibito alle visite, mentre della parte storica non rimangono che alcuni bastioni distrutti da terremoti e dall’ultima guerra. È invece rimarchevole il parco, ampio e spettacolare proprio per la sua posizione centrale lungo i cui bordi si affacciano le vetrate dei palazzi. I muri difensivi in pietra scendono in diagonale ei massi sono levigatiin maniera tale da incastrarsi a perfezione, se prima non si sono viste le meraviglie costruite dagli Inca in Peru: pur concedendo una miglior vista in virtù dell’inclinazione. Sarebbe interessante interpellare in materia un esperto d’ingegneria militare per sapere quanto fosse conveniente ai fini della difesa un sistema murario diagonale, che in apparenza ne favorisce la scalata. Il sole si fa sentire, andiamo ancora a vedere il ponte di Nihonbashie ci avviamo verso una stazione della metro in mezzo a gruppi di ragazzi appena usciti da scuola, dove spiccano le studentesse con una divisa simile a quella dei nostri marinai. Rientriamo in aeroporto con la linea Asakusa per ritirare i trolley, acquistare un paio di onigiri (polpetta di riso bianco con cuore di salmone o anguille e condimenti con aggiunta di rafano piccante e wasabi) che mangiamo sul momento e imbarcarci sul volo interno delle 18:45 alla volta di Fukuoka, nell’isola più meridionale, quella di Kyushu; parte in ritardo di una ventina di minuti, che riuscirà a dimezzare al momento dell’arrivo. Scopriamo non senza sorpresa che l’aereo è un Airbus 350, di quelli solitamente usati per voli intercontinentali anche se si tratta di sole due ore di viaggio, ma è comunque pieno. A Fukuoka è ormai sera, l’aeroporto non è distante dal centro e una breve corsa in taxi ci porta in hotel, convenientemente situato a poche centinaia di metri dal rent a car (utile domani) e dalla stazione (fra due giorni). Siamo al sud e ci sono ancora 18 gradi, facciamo il check-in automatico e qui ci sarebbe un piccolo appunto da fare in merito all’efficienza: l’ospite deve inserire i propri dati su un touch screen mentre la receptionist se ne sta tranquilla al suo posto e interviene solo in caso di necessità; nei giorni successivi scopriremo essere la regola negli hotel e non faticheremo a farcene una ragione. Le stanze sono decisamente piccole ma molto accessoriate. Troveremo sempre bollitore, caffè, the, frigorifero, pigiami, pantofole e ogni cosa che occorra per una buona doccia: shampoo, balsamo e bagnoschiuma di ottima qualità non mancheranno mai. In caso di necessità è possibile utilizzare ferri da stiro e materiale per la pulizia delle calzature. Con pochi spiccioli si fa il bucato e si utilizza una performante asciugatrice. Qualche adesivo consiglia di mettere le valigie sotto il letto per ottimizzare gli spazi. Sono quasi le 23 ed è veramente giunto il momento di andare a dormire, la sola sensazione di assumere una posizione orizzontale – pur su un letto stretto – genera sensazione di piacere.

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