Giorno 16
Tokyo
La capitale più orientale dell’Asia, fra il profondo antico e l’ipermoderno
Arrivo a Tokyo
Ultimo giorno dedicato alla visita di Tokyo, la capitale asiatica più orientale dell’Asia, una città sicuramente attraente e con parecchio fascino, ma che non necessariamente deve lasciare un segno indelebile nell’animo di tutti. Complice la sua giovane età (solo 400 fa era poco più di un villaggio), i terremoti e le terribili distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, la capitale del Giappone è necessariamente una città giovane, oltre a essere giovanile in molti suoi aspetti. Trovandosi a 35° nord, gode di un caldo umido per niente piacevole nei mesi estivi, ha una primavera ideale e inverni relativamente freddi per la latitudine. Il giorno del nostro arrivo abbiamo già visitato alcuni monumenti interessanti, ora rimane una lunga lista di quanto riteniamo utile vedere all’interno dello spazio temporale a disposizione, evitando accuratamente i quartieri della moda, nerd, techno, cosplay, ecc. Non dubitiamo possano catalizzare l’interesse di molti turisti ma non siamo venuti in Giappone per quello. Come sempre l’alba arriva presto, alle 6:30 siamo svegli per uscire circa tre quarti d’ora dopo ed andare alla stazione di Asakusa. Dopo aver acquistato un conveniente biglietto giornaliero che ci consentirà di viaggiare tutto il giorno per soli 800Y (5€) sia sulle linee metro che sulla Toei Line (linea metro urbana privata), iniziamo il tour dal giardino Koishikawa Korakuen. Siamo sul posto un po’ prima dell’orario d’apertura previsto alle 9 e ne approfittiamo per due passi intorno al Tokyo Dome, lo stadio di baseball, ovvero lo sport “d’importazione” più seguito dai giapponesi; tutto è tranquillo ma immaginiamo l’ordinata calca che dev’esserci quando giocano i beniamini locali. Entriamo quindi nel giardino per goderci questa ennesima opera, pregevole connubio fra l’arte umana e quella della natura. Le linee disegnate da ruscelli e sentieri s’incontrano in occasione dei ponti, anch’essi di armonica fattura. Siamo nel centro cittadino ma sembra di trovarci in un’ordinata giungla, gli uccelli che cinguettano arrivano quasi a nascondere il sottofondo delle auto; solo raramente si vede lo sfondo dei palazzi o la cupola ovale dello stadio. Il “pezzo” di maggior pregio è sicuramenteil Ponte della Luna Piena, il cui significato lo scopriamo quando ce lo troviamo di fronte: al semicerchio disegnato dalla struttura in pietra se ne contrappone un altro a specchio nell’acqua scura per formare un tondo perfetto senza soluzione di continuità.
In metro ci rechiamo a Jimbocho, il quartiere delle librerie, non tanto per acquistare libri dei quali non riusciremmo nemmeno a trovare l’orientamento di lettura, quanto per vedere la serie di negozi con pareti interamente rivestite da libri così ben ordinati: uno spettacolo in sé. Con un cambio di metro arriviamo alla stazione di Shimbashi, da cui parte la Yurikamome Line, monorotaia sopraelevata senza autista che passa in mezzo ai grattacieli e supera bracci di mare per arrivare nella baia di Tokyo. Il viaggio su questo mezzo è da solo un’ottima ragione per recarsi nell’area del Toyosu Market, dove dal 2018 ha sede il mercato del pesce. Per assistere alle trattative dalle vetrate sopra i magazzini bisognerebbe trovarsi in loco verso le 5:30 di mattina, ma riusciamo ancora a vedere dei carrelli con interessanti carichi ittici, nonché tonni interi surgelati in attesa di essere prelevati per la lavorazione. Il corridoio è anche una sorta di museo, nel quale viene spiegata la storia del mercato, le diverse varietà pescate e le loro caratteristiche, nonché una serie di dettagli istruttivi. Il tonno più pregiato è quello a pinna blu del quale vengono fornite informazioni circa i tranci e le caratteristiche della razza. Al fondo si trova ancora il mercato ortofrutticolo, ma abbiamo già visto abbastanza di questo genere nei giorni scorsi. Tutto il quartiere risulta essere di recente costruzione, con grandi edifici separati da larghi viali alberati, in controtendenza rispetto alle strette viuzze che caratterizzano il resto della capitale (e potremmo dire in generale le città del Giappone).
La metropolitana di Tokyo
Con una lunga passeggiata di mezz’ora sotto giovani aceri che a stento riescono a ripararci da un insistente sole primaverile, andiamo a prendere la metro Yurakucho con destinazione Tsukiji Market, dove fino a un recente passato si trovava lo storico mercato del pesce; probabilmente una delle mete turistiche più interessanti della capitale, più genuino e contestualmente affascinante rispetto a Toyosu. Quando venne paventato lo spostamento vi furono molte polemiche non soltanto legate ad aspetti nostalgici (dove sorge l’attuale mercato sembra vi fossero falde inquinate) ma alla fine l’idea di delocalizzare il tutto in un ambiente più moderno ebbe la meglio. Tsukiji rimane un quartiere vivace con molti negozietti, ma soprattutto locali nei quali è possibile pranzare secondo i criteri della migliore cucina tradizionale. Entriamo in uno di questi, sedendoci a un tavolino nello stretto corridoio: siamo di nuovo in ambiti ristretti, le borse delle signore o altri oggetti ingombranti vengono posizionati in una cassa in plastica e issati sulla cappelliera che si trova sopra i tavoli. Basta un rapido sguardo verso la cucina per rendersi subito conto di come i canoni giapponesi d’igiene in questo quartiere vengano derogati a tal punto da sembrare di essere nel centro storico di una qualunque città dell’Asia continentale. Cionondimeno ordiniamo e gustiamo pesce crudo senza remore né conseguenze. Trovarci qui a quest’ora non è stata certo una coincidenza, eravamo ben informati di come questo fosse uno dei migliori angoli di Tokyo per un pasto semplice quanto gustoso.
Il volto urbano di Tokyo
Ricaricate alcune energie siamo pronti per andare a vedere uno dei punti più fotografati della città, simbolo di quel caos ordinato che tanto la contraddistingue. Una tale densità abitativa richiede elevati livelli di pazienza sociale, o semplicemente tolleranza reciproca per evitare di pestarsi letteralmente i piedi, tanto sui mezzi pubblici che per strada. E lo Shibuya Crossing è proprio l’emblema di questo modo di vivere e muoversi, una delle immagini che meglio raffigurano la caotica quotidianità urbana di Tokyo. Come già visto altrove, in occasione di incroci particolarmente trafficati, i pedoni vengono fatti attraversare tutti contemporaneamente bloccando interamente il traffico per qualche decina di secondi, consentendo quindi loro d’incrociare la strada tramite strisce diagonali a formare una grossa X nel mezzo. Effettivamente c’è molta gente e fra un paio d’ore quando tutti usciranno dal lavoro ce ne saranno anche di più ma, per quanto caratteristico, un attraversamento quali pedine su questa enorme scacchiera zebrata e uno sguardo a quello successivo dal marciapiede ci sembrano sufficienti, senza ravvisare gli estremi per andare in un locale nei piani alti e osservare la scena da quel pulpito. Curiosa è invece la statua del cane Hachiko, eretta in memoria del fedele animale abituato ad andare ogni giorno ad attendere il proprio padrone nello stesso punto fuori dalla fermata della metro, anche dopo che l’uomo era morto. Un esempio di dedizione particolarmente apprezzato anche nel Giappone moderno.
Musei e memoria a Tokyo
Ancora un balzo in metro per vedere la stravagante Takeshita Street, in un susseguirsi di negozi poco convenienti frequentati soprattutto da giovani. A questo punto le gambe dicono basta: non ne vogliono più sapere di camminare. Andiamo nel parco dove si trovano diversi impianti sportivi e il Meiji Memorial Museum. Il Meiji Jingu Gaien Gingko, segnalato per la sua bellezza dalla mappa, è un viale alberato che taglia il polmone verde, ci sediamo su una panchina per osservare il movimento intorno a noi, ma soprattutto per riposarci un momento all’ombra, in questa calda giornata.
Poco distante si trova il raccolto santuario shintoista di Toyokawa Inari, racchiuso in mezzo a vie trafficate e invisibile fino all’ultimo momento; occupa un isolato ricco di vegetazione e offre la possibilità d’immergersi nel silenzio e nella riflessione, esulando per un momento dalla frenesia urbana. Cosa che fanno i fedeli (dalle ragazzine, agli uomini in doppiopetto, fino agli anziani) avvicinandosi agli altari dopo le iniziali abluzioni di rito; buttano una monetina in una cassetta di legno e pregano a mani giunte esattamente come avviene nella nostra religione – interessante tratto comune fra due fedi e culture tanto diverse – terminando con un doppio inchino e un battito di mani fra uno e l’altro. Il complesso è dedicato alle volpi, simbolo d’astuzia, dote invocata particolarmente dagli uomini d’affari, ma che non guasta un po’ a tutti. Sotto il verde degli alberi domina il colore rosso dei torii, delle bandiere verticali e dei “vestiti” sulle statuette in pietra delle volpi. Oltre a essere un’oasi spirituale nel bel mezzo della città rappresenta anche un colpo d’occhio. I vetri dei palazzi che di tanto in tanto compaiono sullo sfondo stanno a ricordarci che intorno pullula la quotidianità commerciale.
Riteniamo che anche per oggi possa bastare: con un’ultima tratta in metro sulla linea Ginza rientriamo nel nostro quartiere di Asakusa: le botteghe della Nakamise sono ancora aperte, ne approfittiamo per qualche acquisto e per vedere la folla che si assiepa, poco prima che chiudano alle 18. Una bella sorpresa ci attende per cena, in uno dei tanti ristoranti ospitati lungo la via coperta di Kaminarimon-dori, dove troviamo la location e il menu ideali per l’ultima, prelibata, cena. Ordiniamo una serie di piatti da condividere, il cui top è rappresentato dal tonno cotto al vapore nel forno: la carne si scioglie letteralmente in bocca, mettendo in seconda linea addirittura i tranci di pesce fresco gustati poco prima: ma non dimenticheremo nemmeno l’anguilla con salsa di soia, il salmone, sgombro leggermente marinato e poi passato con la fiamma all’ultimo momento e altro ancora. Manca solo più un gelato al matcha per completare l’opera.
Tradizioni e spiritualità
A stomaco sazio sembra doveroso congedarci dal Giappone riempiendo ancora una volta occhi e cuore con le splendide visioni notturne del complesso di Senso-ji. Alcuni fedeli si avvicendano in preghiera di fronte all’altare ormai chiuso, turisti passeggiano ovunque, altri (soprattutto locali) tentano di farsi leggere il futuro col sistema delle bacchette estratte da un cilindro, le quali reindirizzano a foglietti contenuti in un piccolo scaffale che prevedono la sorte. Non conosciamo il nostro futuro, né siamo curiosi di farlo: volgiamo invece uno sguardo ideale al recente passato scoprendo che possiamo soltanto essere immensamente grati e felici per questa esperienza giapponese. Sembra che sullo sfondo della pagoda a cinque piani emergano dal buio come su uno schermo le tante, belle immagini, immagazzinate nella nostra mente durante questa avventura. Servirà ancora un periodo di decantazione affinché le recenti emozioni si fissino in forma indelebile a formare un ulteriore capitolo della nostra storia.
Il giapponese è lingua ostica: sayonara (arrivederci) e arigato (grazie) erano praticamente le uniche parole che conoscevamo al momento dell’arrivo e poche altre se ne sono aggiunte nel corso del viaggio. Ma è proprio la seconda quella che si è rivelata più utile nelle tante occasioni in cui abbiamo goduto della cortesia insita in questo popolo. E vale ripeterla ora per un’ultima volta con un’accezione più generale: arigato Nihon!
Ma non è ancora finita: dal momento che avevamo prenotato tre notti nello stesso hotel con altrettante prenotazioni giornaliere separate, fin dall’inizio ci è stato detto che per la terza notte avremmo avuto una stanza diversa, tanto che stamattina abbiamo portato i trolley in reception. Quando rientriamo facciamo un nuovo check-in e ci troviamo una camera la cui vista è esattamente la ciliegina sulla torta di questa grande esperienza: di fronte a noi – illuminata ad arte – si staglia lo Skytree, mentre le luci della città si sdoppiano riflettendosi nel fiume Sumida, i cui ponti illuminati donano ulteriore colore alla scena. Per fortuna abbiamo ancora del sakè al fresco perché le ciliegine sono più buone quando gustate insieme a una bevanda alcolica e a una tavoletta di cioccolato al matcha, indossando il tradizionale pigiama kimono in dotazione dall’hotel. Non si poteva chiedere di meglio per chiudere il viaggio in Giappone, sorprendente oltre ogni attesa.
IT
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