Giorno 11
Da Jardin a Salento
Trasferimento in bus verso l’icona dell’Eje Cafetero
Riosucio
Giornata di trasferimento quella di oggi, scelta effettuata anche per vedere questa verde regione nella sua ampiezza. Col biglietto acquistato ieri in tasca ci presentiamo per mangiare qualcosa nel bar osteria dove abbiamo pranzato ieri (ormai siamo clienti affezionati) e dove ci viene servita una ricca colazione, particolarmente utile in una giornata dove il pranzo sarà una mera opinione. Il bus sembra uscire da un film degli anni ’60, dove sarebbe forse già stato definito vecchio, prendiamo posto in seconda fila e questo si rivelerà un colpo fortunato: in assenza di condizionamento la ventilazione viene assicurata dalla porta anteriore e dal tettuccio costantemente aperti e così che la prima fila finisce per esserne interamente investita. Purtroppo la strada sterrata che in una cinquantina di km conduce a Riosucio risulta chiusa per frana, il tragitto prevede pertanto di tornare indietro a Andes ma veniamo rassicurati sul fatto che arriveremo in tempo per la coincidenza verso Salento. Partenza alle 8 e ripercorriamo la strada di ieri fino a quando incontriamo il fiume Cauca: iniziamo a costeggiarlo piegando verso sud; il suo corso divide ma allo stesso tempo raccoglie le acque delle Ande occidentali e di quelle centrali. Il fiume Magdalena (il più importante del Paese) si trova invece fra Ande centrali e orientali, dove si estende la capitale Bogotà. La sua portata è considerevole specialmente tenendo conto che non siamo in epoca di piogge importanti.
In tutto saranno 200 km di bella strada che si fa ripida nel tratto finale verso Riosucio, appoggiata su sinuose colline, dove il vecchio bus arranca mordendo le curve con tenacia. Quando arriviamo le gambe non ne possono più di dover stare ferme rannicchiate nella stessa posizione, ma in ogni caso non c’è molto tempo da perdere: check in per la tratta verso Salento con Flota Occidental, un salto in bagno, l’acquisto di qualche semplice vettovaglia e si riparte alle 13:30 (15 minuti di ritardo) stavolta con un mezzo più confortevole. Prima di partire l’autista si fa tre volte il segno della croce e recita sottovoce una breve invocazione, segno di devozione ma non del tutto tranquillizzante per noi che siamo i suoi passeggeri. Lungo la strada è curioso vedere degli operatori tagliare l’erba un po’ ovunque capiti e in un caso sono in tre, dove uno avanza col decespugliatore e altri due tengono su una sorta di tendone per impedire che eventuali pietre vengano lanciate contro le macchine. Si susseguono coltivazioni e pascoli puntellati da qualche gregge, alternati da capre o mucche, in un continuo verde dove il colore della terra è pressoché mai visibile tanto intensa è la vegetazione. L’orografia presenta versanti estremamente ripidi ma sempre ricoperti di boscaglia quando non si tratti dipiantagioni di caffè – oggi sotto un sole brillante – e solo qualche parete rocciosa appare di tanto in tanto. Anche lungo questa tratta l’autista ferma su richiesta per far scendere o salire i passeggeri, apparentemente senza presenza di punti fissi di fermata, basta informarlo per tempo. Saranno altre 5 ore di viaggio, che vanno ad aggiungersi alle 4 e mezza da Jardin. Ma prima dobbiamo ancora fare “scalo” a Pereira entrando nel suo caotico centro cittadino fino ad arrivare al terminal; attendiamo la coincidenza con un altro mezzo condotto da una brillante signora e con questo ripartiamo per l’ultima ora fino a Salento, da dove risaliamo a piedi un’erta via verso la piazza principale e da lì in poche decine di metri all’hostal prenotato, quando sono passate le 18 ed è ormai buio. Una giornata in cui non abbiamo camminato molto e proprio per questo stancante.
Ritorniamo nella piazza centrale, ovviamente intitolata a Simon Bolivar per cercare di capire come effettuare domani il giro dell’Eje Cafetero: non ci sono molte alternative se non affittare una willys con autista dal momento che i mezzi pubblici non potrebbero garantire spostamenti efficienti fra i vari pueblos. Sopraffatti dalla stanchezza dobbiamo recuperare energie e pensiamo bene di farlo gustando la specialità gastronomica per eccellenza della regione: la bandeja paisa. Detto che paisa è il nome dato a sé stessi dagli orgogliosi abitanti (deriva da paesano), nulla può essere più adatto per saziare i nostri appetiti di carne e cultura all’insegna della tipicità. Si tratta di una bomba calorica contenente fagioli rossi, riso, carne macinata, carne di maiale, uova, sanguinaccio, chicharrồn (ciccioli), avocado, platano fritto e arepa; viene servita per tradizione in piatti ovali chiamati bandejas (vassoi).
Salentova famosa per le sue piantagioni di caffè e il suo paesaggio lussureggiante. È un borgo adagiato in posizione ideale su un morbido altopiano e caratteristico della zona del caffè, presenta antiche case fatte di canna intrecciata e fango e ha un’architettura coloniale, con l’unico difetto di essere troppo turisticizzata rispetto a Jardin o altri pueblos. Il 95% delle entrate è legato proprio a questo settore e le stesse abitazioni sono sempre meno di proprietà degli abitanti locali; i prezzi alti inducono a vendere a forestieri e comprare altrove a condizioni migliori. Tutto ciò ha finito per snaturare la vita tradizionale, tanto che gli ultimi rimasti commentano con rammarico l’assenza di galli che cantano, le cerimonie o altri segni distintivi della vita di un tempo. Lo stesso suono delle campane o l’abbaiare dei cani dà fastidio ai villeggianti e si cerca di ridurre tutti al silenzio gradito ai nuovi arrivati, a detrimento dell’aspetto umano e antropologico.
La via principale, detta Calle Real, è un pullulare di turisti e negozi di ogni genere possa attrarre i viandanti. Ci domandiamo tuttavia cosa ci venga a fare tanta gente quando poi nei paesini tipici per la produzione del caffè non si vede nessuno e il giro escursionistico nella valle del Cocora è per molti ma non per tutti; ne ricaviamo che molti vengano qui per assaporare il luogo in sé, la sua atmosfera, senza ragioni particolari se non fare una passeggiata all’inizio della zona dove si trovano le celebri palme da cera. Ci sono molti giovani e s’intravedono degli stranieri, anche se quelli che non parlano spagnolo sono veramente in pochi, mentre le temperature sono miti con mattinate fresche giustificate dai 1.900 mt di quota.
IT
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