Giorno 12
Eje Cafetero
Tour dei pueblos dove regna il caffè a bordo della mitica \”willys\”
Eje Cafetero
Il cosiddetto Eje Cafetero (asse del caffè) è una regione di colline in quota dove terreno, temperature e umidità favoriscono la coltivazione della preziosa bacca. Da ormai due secoli piccole coltivazioni e latifondi caratterizzano il paesaggio e la vita dei paesi, pertanto vale la pena dedicare una giornata alla visita dei villaggi dediti alla produzione del caffè.
Mattina a Eje Cafetero
Una colazione leggera nella cucina comune dell’hostal e approfittando dell’alba che arriva presto, a piedi raggiungiamo il Mirador Alto de la Cruz: una postazione splendida per la vista su Salento mentre si sta risvegliando e le alte montagne sull’alto versante, il cielo è sereno ma non occorre farsi trarre in inganno col passare delle ore e quanto sperimentiamo oggi sarà determinante per far sì che domani si possa pescare il jolly. A seguire ci rechiamo presso il chioschetto sulla piazza dove sono posteggiate le willys, acquistiamo il tour e ci viene assegnato un simpatico autista con fuoristrada per l’intera giornata, partendo subito quando sono le 7:45. Avendo già visitato una hacienda solo lo scorso anno in El Salvador, riteniamo non sia il caso di vedere nuovamente il processo di produzione del caffè, decidiamo pertanto di puntare di più sui paesi e i loro dintorni. Purtroppo la giornata non prevederà l’apparizione del sole, le nuvole ci accompagneranno pur senza lasciar cadere precipitazioni e questo ce lo faremo bastare per goderci un giro tranquillo quanto interessante, pur nell’assenza di particolari acuti. La maggioranza dei villaggi nella zona prende il nome da città o regioni europee (Salento, Genova, Palestina, Armenia, ecc.) in una sorta di concentrato del vecchio mondo in questa parte del nuovo. Ed è proprio a Barcelonache facciamo la prima fermata dopo aver lambito Armenia, che con i suoi 300 mila abitanti è la seconda città dell’Eje. Non c’è molto da vedere, serve per spezzare il viaggio con una cioccolata calda e uno sguardo alla quotidianità: è semplicemente il luogo ideale dove vorrebbe vivere chiunque non sia incline alle metropoli: ritmi tranquilli ma efficaci, tutti che si salutano scambiando due parole, rumore ridotto al minimo e ampi spazi a disposizione. A volte la visita dei monumenti cittadini può essere sostituita da quella di un arredo urbano costituito dall’umanità che ci vive, con lo stesso grado d’interesse. Dopo pochi km, all’altezza di Rioverde svoltiamo a sinistra per inerpicarci lungo amene stradine in direzione di Cordoba(altro nome della toponomastica europea), in un susseguirsi interminabile di colline coltivate a caffè. Qui ci fermiamo e nella parte superiore del pueblo ammiriamo le piantagioni, scoprendo il fiore del caffè e i suoi frutti attaccati all’arbusto. Sarebbe meglio se il cielo fosse sereno, ma le nuvole che scendono a lambire la vegetazione più in alto rendono un fascino tutto tropicale. Scendiamo in mezzo a splendide fioriture scoprendo il magazzino di conferimento del caffèda parte dei produttori locali con tanto di sacchi accatastati pronti per essere spediti. Si riparte con qualche breve fermata ad ammirare il sempre uguale ma nel contempo sempre diverso scenario di fitta vegetazione, dove boschi e piantagioni si alternano. Pijao è un altro pueblo caratteristico, il cui centro è uguale agli altri e la vita si snoda su pianta quadrata diramandosi dalla piazza centrale dove si trovano la chiesa e gli edifici amministrativi. È un paese tranquillo, o almeno sembra esserlo fino a quando non vediamo una pattuglia di militariattraversare la piazza in ordine sparso; non siamo a conoscenza delle ragioni circa la loro presenza ma da quanto ne veniamo a sapere si tratta di routine al fine di prevenire interventi di frange armate che da qualche parte esistono ancora. Ci sentiamo assolutamente tranquilli, soprattutto in questa regione periferica e prettamente agricola, ma va anche considerato che un solo attentato produrrebbe una risonanza negativa enorme per il comparto turistico del Paese e gli equilibri sono ancora assai fragili. Lungo le vie si sente lo sfrigolare di arepas, patacones, ecc. cucinate sul momento in una sorta di local fast food. Anche qui si può apprezzare la tranquilla quotidianità degli abitanti, pochi i turisti, non ne vediamo uno di straniero.
Tradizioni e spiritualità
Anche qui le decorazioni natalizie sono presenti ovunque e in piazza finiscono per sovrastare tutto il resto con presepi di dimensione umana (e anche oltre), Babbo Natale e quant’altro ci si possa immaginare. Anche la chiesa non è da meno e stupisce vedere l’albero di Natale allestito (lo vedremo anche altrove) proprio in prossimità dell’altare; da noi viene considerato alla stregua di un bel decoro ma di origine pagana e pertanto non adatto a essere esposto negli edifici religiosi. Da queste parti tutto quanto fa spettacolo e l’allegria si esprime anche con le luci più colorate, anche quando riproducono ritmi tecno a poca distanza dal crocifisso. Ovviamente i presepi presentano varietà, finezza e arte da fare invidia ai napoletani. Un breve pranzo con empanadas de pollo e arequipe dulce (un dolce a base di latte zuccherato della tradizione popolare della Colombia) in un locale caratteristico; ma lo è anche di più quello in cui troviamo l’austista ad attenderci mentre chiacchiera con un collega; ci invita a bere un “tinto”, il caffè nero locale. Per quanto buono il caffè non sarà un’esperienza indimenticabile, ma tutto il resto lo è: il bar è gestito da due simpatici fratelli già in età, il macchinario da quale viene stillata la bevanda non dev’essere più giovane di loro, diversi tavoli da biliardo dove giocano degli avventori e tavolini anni ’50 intorno a quali siedono dei giovani o qualche adulto che si concede una pausa. Mancano solo le porte da saloon e potremmo essere in un verde far west. Buenavista, come il nome lascia presagire, sorge su un crinale dal quale si gode la vista su due vallate. Le nuvole mantengono la loro posizione e, se da un lato infondono fascino al paesaggio, dall’altro non restituiscono la luce che meriterebbe la vegetazione lussureggiante a perdita d’occhio. Quando sono le 16 decidiamo sia ora di fare rientro, cosa che richiede un’ora e mezza. Passare per Armenia non è un piacere a livello di traffico, in quanto la città rappresenta un nodo stradale di smistamento importante, tanto che è attraversata dalla Panamericana diretta a sud verso Cali e l’unico porto esistente sul Pacifico, Buenaventura. In questa città sono quasi tutti neri, anche se parlano spagnolo la cultura e il temperamento sono diversi; ne sconsigliano la visita poiché si tratta di un punto d’imbarco della cocaina coltivata nelle regioni poco più a sud verso l’Ecuador.
In tutto avremo percorso 200 km, visitando il cuore della “zona cafetera” dove si producono i chicchi considerati tra i più pregiati al mondo, ma anche una delle più caratteristiche in termini paesaggistici. Non c’è stato tempo per vedere la zona di Circasia, dove ci sono invece piantagioni di cacao.
Rientrati a Salento ci concediamo un pescado nel ristorante consigliato dall’autista, una passeggiata in mezzo ai tanti turisti di cui non comprendiamo appieno la presenza in loco e, finalmente, qualche ora di riposo.
IT
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