Giorno 4

Tour dell’Alta Guajira – 2

Taroa: dove l’oceano si appoggia alle dune prima di lambire Punta Galinas, il punto più a nord del Sudamerica

1 gallerie 0 mappe
Tour dell’Alta Guajira – 2

Mattina a Baia Honda

Colazione alle 6:30 col sole che sta salendo in cielo ormai da un’ora. Dalle 7:30 iniziamo a percorrere piste che sagacemente dribblano i cactus, attraversano lande pianeggianti screpolate rassomiglianti ad immagini portate quale esempio per testimoniare la desertificazione nel mondo, superiamo guadi che solo un vero esperto può affrontare, e alla fine raggiungiamo la spiaggia di Baia Honda, dove uno splendido senso di isolamento conferisce ulteriore pregio al mirabile ambiente. Pranzo sotto una tettoia ricoperta di foglie di palma assaporando un gustoso pesce fritto tritato finemente (salpicon de raya) e si riparte, ancora via per il deserto. Dopo Cabo de la Vela non esistono più strade, si tratta di tracce, scarabocchi nella sabbia con relativi bypass da saper interpretare sapientemente da parte degli autisti: le condizioni cambiano!

Una spiaggia sabbiosa con alberi verdi fronte all'acqua sotto un cielo azzurro e nuvoloso.

Va segnalato che siamo nella stagione secca successiva alle piogge, le quali normalmente finiscono entro ottobre (ma quest’anno si sono inoltrate fino a novembre), tanto che sembra impossibile vedere erba e cespugli dal colore verde intenso sbucare dalla sabbia; è questione di poche settimane e tutto tornerà ad assumere il solito colore giallastro del deserto. Passiamo a fianco di qualche cimitero wayuu: quando muore qualcuno viene sepolto e la sua tomba viene vegliata per un paio di giorni nel cimitero, dove durante questo tempo s’intrattengono i convenuti in una sorta di party con libagioni. Dopo 5 anni quanto rimane del corpo viene rimosso e sepolto una seconda e definita volta in quanto si presume che dopo i primi anni trascorsi in uno stato sospeso di sonno/purgatorio il defunto passi definitivamente nell’aldilà. Pur in una società matriarcale le donne hanno comunque dei doveri importanti: le bambine normalmente si sposano a 13 o 14 anni, ad una certa età avviene l’encierro, ovvero le ragazzine vengono isolate dal resto del mondo per un periodo di sei mesi durante i quali s’insegna loro una serie di attività e non frequentano nessuno al di fuori della madre e di una zia. Al termine di questo periodo c’è una festa che corrisponde a una presentazione in società, dove qualche ragazzo interessato può chiederla in sposa. Chiaramente deve versare una dote, il cui corrispettivo verrà saldato con capre. Gli uomini wayuu possono avere diverse mogli a patto che siano in grado di pagare più doti; il valore della dote è in relazione alle possibilità economiche del futuro marito, nel caso non ne abbia a sufficienza per la prima moglie può chiedere un prestito al padre o a qualche parente. La cerimonia è di tipo laico, non viene celebrato alcun rito religioso. Le capre sono sempre state la moneta di scambio al posto dei soldi, anche ora che la moneta sta prendendo piedi gli animali restano una valuta di pagamento. I wayuu sono mediamente più alti e snelli rispetto ai meticci colombiani e per questa ragione le donne solitamente sono più attraenti. Nelle comunità i ragazzi wayuu hanno solo la scuola primaria che tuttavia non è obbligatoria, pertanto la frequentazione dipende dalla volontà dei genitori; se i ragazzini intendono poi proseguire gli studi possono spostarsi a Uribia dove ci sono collegi interamente gratuiti. Se il giovane non ha parenti in zona, può soggiornare in collegio dove gli viene offerto un letto e un servizio mensa gratuito. La ragazza della reception dove dormiremo a Punta Galina ha già fatto il primo anno di università e sta attendendo l’apertura dei nuovi corsi.

Un veicolo bianco si trova su un terreno sabbioso e arido sotto un cielo nuvoloso.

Dune del Taroa

Il prossimo appuntamento è alle Dune del Taroa, dove una volta superata a piedi la fila di colline sabbiose si apre sotto gli occhi l’immensità dell’oceano. Raggiunta la sommità, una ripida discesa porta direttamente sulla spiaggia, in un contesto che ha pochi simili nel mondo. Non c’è molta gente e questo rende il tutto più amabile e naturale; dove invece non c’è proprio anima viva è in prossimità di una baia con laguna interna circondata da vegetazione lussureggiante, in un vero trionfo di colori verde, azzurro e sabbia.

Punta Galina

Fra gli autisti delle jeep esiste un rapporto amichevole e c’è grande solidarietà per aiutarsi reciprocamente in questo contesto tutt’altro che semplice; capita di vedere qualcuno che si pianta nel fango e se non ci fosse un altro mezzo pronto a tirarlo fuori con il cavo sarebbero problemi seri. Abbiamo la fortuna di avere un vero asso al volante, nonché un leader nei confronti dei suoi colleghi. I fuoristrada sono quasi tutti Toyota (Prado e Land Cruiser), ma soprattutto devono possedere motori potenti (almeno 4,5 lt) per potersi districare fra le difficoltà che si presentano; va tenuto in conto ad ogni modo che se non si sa leggere perfettamente il terreno il mezzo meccanico serve a poco. Con un balzo di una decina di km raggiungiamo Punta Galina, ovvero il sito più nord di tutto il Sudamerica. Deve trattarsi di una zona estremamente ventosa ma oggi sembra che Eolo sia impegnato altrove. In realtà non c’è poi molto da vedere: un palo con l’indicazione dei più importanti Paesi del mondo e quelli vicini, qualche laguna, il mare, ma soprattutto uno splendido sole che tramonta. Dopo essere stati a Ushuaia nell’estremo sud, eccoci ora a Punta Galina, nell’estremo nord del Sud America. A volte vedere il nulla ha un senso, quello dell’infinito!

Un paio di km più in là sorge l’Hospedaje Luzmila, un centro ben fornito dove si può fare una buona doccia mangiare bene e dormire, ovviamente in chinchorro per meglio integrarci con la cultura locale. Sempre sotto una tettoia, ma oggi saremo una dozzina di persone e finiamo disposti su due file, in una sorta di camerata ben ventilata dalla mancanza di pareti. Peccato che verso le 3 di notte il cielo faccia scendere inaspettatamente un temporale in tre ondate e altrettanto peccato che la pioggia di stravento arrivi proprio nella nostra direzione. Ne deriva la prima doccia della mia vita mentre (forse) dormo; fortuna vuole sul lato esterno ci fossero i piedi e il clima caldo non crei particolari problemi. La stanchezza aiuta ancora a chiudere occhio ma il momento in cui suona la sveglia ci trova già con gli occhi aperti. A differenza delle amache, essendo più largo col chinchorro non si rischia di cadere quando ci si gira o si scende; alla fine archiviamo due notti nelle quali abbiamo dormito ma non sappiamo bene se sia stato più per la stanchezza o la comodità. Di certo abbiamo provato una nuova esperienza interessante in un posto unico, affacciato su lagune e mangrovie, e oggi anche con il pappagallo che dona una nota di colore.

Per cena, manco a dirlo, scegliamo pescado: fra le varietà gustate in questi giorni ci sono la mojarra (tipo di orata), lebranche, pargo (dentice), caballa (sgombro) e ovviamente la trota nelle acque interne delle terre alte; tutti vengono fritti con un taglio laterale per poter insaporire la carne e conditi con riso e poca verdura. Un cenno speciale va fatto per le trote, le quali vengono deliscate in modo da poter cuocere interamente aperte.

IT

Commenti

0 approvati

Nessun commento approvato per questa lingua.