Giorno 14
Zipaquirà e Villa de Leyva
Weekend con auto a noleggio: la Meraviglia della Colombia e la città rurale ed esclusiva
Mattina a Zipaquirà
Sveglia poco dopo le 6 anche se ci siamo coricati che era ormai l’una di notte. Colazione in hotel, solito Uber per l’aeroporto ma stavolta non per prendere un aereo: andiamo nell’agenzia di noleggio dove abbiamo prenotato la vettura, veniamo indirizzati su un minibus elettrico e con questo portati ad un paio di km di distanza presso il loro terminal per il ritiro. C’è un po’ di burocrazia nell’eseguire le pratiche ma tutto avviene senza problemi e con metodi informatici all’avanguardia, incluso scatto di foto frontale e di profilo come fossi un neo carcerato al fine di poter autorizzare le firme successive. Nel dubbio legato a possibili inconvenienti dal viaggiare in un Paese sconosciuto avevamo optato per una formula di assicurazione all risk, ma curiosamente ci fanno rilevare che il lavaggio non è mai compreso, per il quale aggiungiamo il corrispondente di 4€ ed evitiamo complicazioni. Una volta entrati in possesso dell’auto (che va sia a benzina che a gas) facciamo un controllo accurato visto che abbiamo dovuto sottoscrivere la perfetta funzionalità della stessa: passi la presenza della ruota di scorta, funzionamento fari e altri ammennicoli asportabili, ma risulta difficile per provare che i freni, i livelli, ecc. siano a posto. Dando una certa fiducia al noleggiatore ci avviamo al cancello d’ingresso dove una guardia chiede di controllare la documentazione: spengo il motore, tiro fuori in necessario, ottengo il suo ok, cerco di ripartire e ma la vettura non ne vuol sapere. Attiro l’attenzione della guardia stessa, la quale si mette in contatto con il desk poco distante, arriva un operatore e nemmeno sotto le sue mani l’auto decide di andare in modo. L’evento negativo si trasforma improvvisamente in fortuna perché la vettura viene rimpiazzata da una Kia di mille km di vita e full optional. Se non avessi messo la documentazione nel baule posteriore, cosa che ha richiesto lo spegnimento del mezzo, probabilmente saremmo rimasti fermi da qualche parte perdendo del tempo prezioso.
Adesso siamo pronti ad affrontare la complessa viabilità della capitale, puntando in direzione nord verso il dipartimento di Boyaca. Impostiamo Waze (molti usano questo sistema di navigazione) sullo schermo tramite bluetooth e con il massimo di attenzione – e anche un po’ di tensione – ci immergiamo nel traffico urbano che sta iniziando a intensificarsi, ben memori che Bogotá nel 2017 ha avuto il ben poco encomiabile riconoscimento quale città più caotica del mondo. Ma a noi piacciono le sfide e faremo di tutto per trasformarla in una bella esperienza. Andiamo a imboccare l’Autopista Norte, a tre corsie per carreggiata più due riservate al Transmilenio, il bus autosnodato da 24 metri con tre moduli collegati da due dispositivi flessibili; questi bi-articolati rappresentano un po’ il fiore all’occhiello del trasporto pubblico nella capitale per quanto non siano sufficienti a muovere la marea di persone che si sposta ogni giorno da un lato all’altro della città.
Adattandoci al traffico intenso neanche poi così folle, in un’ora di viaggio arriviamo alla cattedrale di Zipaquirà. Scavata in una miniera di sale, risulta essere la prima meraviglia della Colombia. Già in un passato remoto la zona era nota per la produzione di cloruro di sodio, e ancora oggi fornisce il 40% delle risorse nazionali di questo prezioso elemento. Stiamo per visitare un vero e proprio capolavoro artistico e architettonico, uno dei santuari cattolici più importanti del Paese. Dal momento che l’attività in miniera è particolarmente pericolosa, a titolo di devozione votiva si decise di costruire l’edificio religioso all’interno di una miniera profonda 190 metri, su tre livelli, dove il sale più pregiato si trova nello strato inferiore. Ora viene illuminata a colori vivaci (a volte anche un po’ troppo sgargianti per essere un luogo di culto) e dotata di una simbologia veramente unica. Quando si dice che le apparenze ingannano, il caso della Cattedrale è proprio un elemento calzante: sul web avevamo visto le foto dei colorati interni e non ne avevamo ricavato una grande impressione, quasi si trattasse di un’attrazione in stile hollywoodiano per accalappiare turisti. Ma è solo dopo esservi entrati e ascoltato la narrazione storica e religiosa della guida che ci siamo resi conto di trovarci in un sito imprescindibile quando si visita il Paese Sudamericano, e di certo entrerà nella Top 3 del nostro viaggio. Fin dall’ingresso (costa ca. 24€ ma li vale tutti) si ha modo di apprezzare l’organizzazione attenta e curata, a partire dai giovani steward incaricati di indirizzare il visitatore senza far perdere tempo e fornire ogni genere d’informazioni.
La metropolitana di Zipaquirà
Percorso il lungo tunnel d’accesso si entra in un largo corridoio, sui lati si trovano le stazioni della via crucis di fronte alle quali anche il più laico dei visitatori non può fare a meno di apprezzare le espressioni artistiche che tratteggiano i soggetti di ogni stazione. Le nicchie altro non sono che la prima parte dei tunnel dai quali è stato estratto il minerale (pari a 3.500 tonnellate di materiale per ciascuno di essi), profondi da 80 a 100 mt. Solo il 5% del sale estratto viene addizionato di iodio con un altro elemento e serve per l’alimentazione umana; tutto il resto viene fornito puro allo stato di estrazione per usi industriali.
Va ricordato che i minatori non erano degli artisti o scultori, pertanto le opere sono semplici (croci, altari o altri manufatti di forma squadrata), non ci sono figure umane, e le poche che si trovano vennero aggiunte successivamente. In compenso hanno cercato di creare una simbologia, di fornire dei perché a quanto costruivano. Ad esempio, man mano che Gesù cadeva, la croce veniva raffigurata più spessa, quindi più pesante e difficile da portare sulle spalle a rendere meglio un concetto di maggiore fatica e sacrificio, così come le crepe nel pavimento stanno a significare il dolore e si allargano man mano che le stazioni procedono.
Un tempo vi venivano celebrati anche i matrimoni, ma il vescovo attuale non ne concede l’uso a tal fine: il prelato verrà sostituito a breve e si vedrà se il prossimo sarà più compiacente. Dal punto di vista formale è una cattedrale in quanto presenta le tre caratteristiche necessarie per ottenere tale titolo:
- la cupola: per ragioni di portata è alta solo 8 metri ma è stata creata in modo che l’illuminazione crei un trompe l’oeil da farla sembrare più imponente
- portale d’ingresso: non potendo costruire porte sono stati costruiti tre ingressi a rappresentare la Santa Trinità. Quello di sinistra si voleva fosse per chi aveva più peccati da scontare, mentre a destra entravano le persone più ligie, ovviamente si parla di leggenda. Nelle tre ampie navate vengono rappresentate
- la nascita di Gesù, con il battistero (anch’esso di sale e pertanto non può contenere acqua dolce), mentre sulla parete di fondo scende la colata di una candida cascata di salecristallizzato, a significare l’acqua battesimale. È stata fatta colare acqua salata in più riprese la quale, una volta solidificatasi, ha prodotto quest’opera d’arte i cui meriti vanno suddivisi fra l’estro della natura e quello dell’uomo.
- la sua vita – vi si trova l’altare maggior con una crocesullo sfondo in bassorilievo, illuminata da colori cangianti, ma impressiona come il punto d’incontro fra l’asse orizzontale e quello verticale sia colpito da un lento flash rosso a simboleggiare il cuore di Gesù che batte. Le colonne in sale e cemento sono enormi cilindri e stanno a rappresentare gli evangelisti, tramite i quali si regge la Chiesa. Più indietro si trova una raffigurazione della Creazione dell’Uomo di Leonardo; la libera interpretazione dell’artista mostra anche qui una simbologia dove la mano dell’uomo è un terzo rispetto a quella di Dio. Al tempo stesso non viene raffigurato il volto di Dio in modo che ognuno (credente, non credente, appartenente ad altre religioni) possa identificarvi chi meglio crede. Non essendo possibile trovare un pezzo di marmo colombiano di dimensioni sufficienti a raffigurare la creazione, sono stati uniti sei spezzoni a rappresentare idealmente i sei continenti.
- la sua morte – un disco a raffigurare la morte e resurrezione; più semplice e meno illuminato, invita maggiormente alla riflessione verso il futuro.
- la croce – rappresentata nella navata centrale
Tradizioni e spiritualità
Dal punto di vista amministrativo la cattedrale non risulta come tale in quanto non viene nominato un vescovo a presiederla. Va detto che l’attività turistica è preponderante rispetto a quella religiosa; vi si tengono funzioni liturgiche ma è essenzialmente visitata da chi intende apprezzarne la storia, le caratteristiche costruttive e la bellezza.
Una volta percorsa la galleria della via crucis si apre il coro, sul cui fiancoun angelo sembra annunciare il punto più sacro, visibile dalla balconata che apre la vista dall’alto sulle navate. Poco prima una grata sta prosaicamente a significare il punto dove il sale veniva fatto scendere e caricato sui mezzi di trasporto per uscire dalla miniera.
Capilla de la Virgen
Sul lato sinistro rispetto alle navate c’è la Capilla de la Virgen, dove vengono normalmente celebrate le messe in stagione bassa, quando c’è meno gente; altrimenti si passa alla più capiente navata centrale.
Proseguendo ci s’imbatte in
- un presepe scavato nella roccia;
- uno specchio che al buio riflette fedelmente il soffitto, salvo poi accorgersi che è una superficie d’acqua limpida e poco profonda appena vi si soffia sopra crea piccole onde e ci si avvede dell’inganno;
- un interessante museo di opere in cloruro di sodio realizzate da artisti provenienti da tutto il mondo (tridimensionali e in bassorilievo);
- la finzione di una miniera di smeraldi (la Colombia è uno dei maggiori produttori mondiali), anche se qui non esistono. Lo smeraldo è un quarzo che per formarsi necessita di temperature altissime nel terreno, non presenti in zona dal momento che le Ande orientali non sono terreno vulcanico;
- la rappresentazione di un enorme albero genealogico del creato, fossimo nel luogo di culto di un’altra religione potremmo definirlo l’albero della vita. Notevole la presenza del ragno, simbolo di operosità;
- il museo dedicato a Tutankhamon, legame dovuto al fatto che gli antichi egizi usavano il sale per imbalsamare i faraoni;
- la raffigurazione dello zipa (il sovrano locale) al quale si rende onore in quanto padrone di casa.
In alta stagione si raggiungono gli 8.000 visitatori al giorno, mentre adesso ce ne sono ca. 3.000. Sono numeri importanti anche per garantire la giusta ventilazione: la maggior presenza di persone all’interno può richiedere una ventilazione forzata piuttosto che naturale. Nel secondo caso si sfruttano dei grossi fori che si trovano alla nella parte inferiore, in questo modo l’aria calda tende a uscire verso l’alto. Ogni giorno vengono misurati più volte la presenza dei valori di ossigeno, anidride carbonica e altri gas; nel caso non fossero in linea con le prescrizioni intervengono automaticamente dei ventilatori a ristabilire buone condizioni di vivibilità. Va notato come in passato (e anche oggi) non si potessero aprire molti varchi per l’accesso dell’aria in quanto l’umidità presente avrebbe portato a sciogliere il sale rendendo più fragile l’intera miniera.
Affinché la struttura reggesse sono stati utilizzati strumenti in acciaio inossidabile non corrodibili dal sale e legno di eucalipto, il quale a contatto con sale (e acqua) si fossilizza raggiungendo una capacità di resistenza simile a quella dell’acciaio. Allo stesso tempo i cavi elettrici vengono attentamente isolati da tubi in plastica per evitarne il contatto col sale.
Esistono inoltre generatori di emergenza per assicurare l’illuminazione in caso di black out: la guida ci ricorda come fino a qualche tempo fa bisognava attendere che tornasse la luce dal momento che non si possono accendere fiamme. Un’altra curiosità (non eravamo mai stati in una miniera di sale) è data dalla durezza del minerale, esattamente come una pietra; presenta tuttavia la caratteristica di permettere alla luce di attraversarlo, mentre la pietra vera contente altri minerali e blocca il passaggio del fascio luminoso.
Ovviamente il sale teme l’acqua dolce, unico elemento in grado di scioglierlo, e per impedire trafilamenti acquiferi l’esterno viene costantemente monitorato; quando si vedono dei depositi biancastri lungo le pareti si è in presenza di un segno preoccupante, significa che vi sono infiltrazioni d’acqua.
Esiste una cattedrale vecchia poco distante ma è stata chiusa per rischio di crolli, quella nuova invece venne inaugurata nel 1991, nella miniera si contano 360 gallerie ma solo 20 vengono adibite allo scopo turistico-religioso.
Ci sono tre modi per uscire: una semplice, col trenino per chi non ha possibilità di risalire, una rampa e una scala. Quest’ultima si dice serva per i peccatori seriali i quali devono emendarsi dalle malefatte commesse; è ovvio che prendiamo su per questa via. Ma è altrettanto vero che chi fa fatica è particolarmente gravato di peccati, riusciamo a salire senza problemi pertanto siamo propensi a credere che si tratti di venialità e la penitenza risulti più lieve. Poco prima dell’uscita avvertiamo un fastidioso odore di acido solfidrico (uova marce) dovuto all’incontro fra “aria salata” e altri elementi chimici.
Il volto urbano di Zipaquirà
Sono ormai le 13 quando torniamo a rivedere la luce naturale, mangiamo un paio di arepas nel ristorantino posto all’uscita e scendiamo per una passeggiata in centro a Zipaquirà, decisamente degna di visita.
Riprendiamo il viaggio in direzione di Guatavita ma ci troviamo di fronte a due inconvenienti: dopo qualche km inizia a piovere e sulla superstrada si forma una coda da doverci perdere almeno una mezz’ora. Per fortuna nulla di grave, si tratta solo di un restringimento di carreggiata all’altezza del ponte sulla diga di Sisga. Decidiamo di rinunciare alla visita del lago di Guatavita sperando vada meglio domani e puntiamo direttamente su Villa de Leyva, dove arriviamo quando sono ormai le 18:30; usciti dall’autostrada poco prima di Tunja ci inerpichiamo su una bella strada curvilinea ma con parecchie buche (a volte occorre rallentare, assecondare la buca e ripartire), di conseguenza la velocità di crociera non può essere elevata anche a causa del lento traffico locale. La vegetazione è simile a quella incontrata sulle ondulazioni andaluse o a tratti anche quelle della riviera ligure con conifere e belle fioriture di buganvillee e coltivazioni.
Raggiunta la nostra meta quando è buio da una mezz’ora, parcheggiamo la vettura in un cortile affiliato all’hotel, prendiamo possesso della camera e andiamo a cena in un tranquillo ristorante dove assaggiamo la lingua di vitello al vino rosso e ajaco(specialità locale, una ricca zuppa a base di polpa di pollo). Le temperature non sono particolarmente alte, facciamo un salto nella enorme piazza centrale (120 mt di lato) lastricata di pietre e contornata dalla chiesa e altri edifici tinteggiati a calce bianca; in questo periodo tutto (compresi i tetti) è ornato da decorazioni e luci. Si tratta di un’altra città che vive sul turismo, molte famiglie appartenenti al ceto medio alto o decisamente facoltose si spostano dalla capitale fin qui dove hanno la seconda casa, specialmente ora che siamo in periodo prenatalizio. In effetti si tratta di una forma di turismo parlante prevalentemente spagnolo, sebbene di tanto in tanto si sentano voci straniere.
Fauna locale
La zona possiede un clima mite e costante dove lo star bene è diventato il segno distintivo e un marchio di qualità. È inoltre il playground preferito dai ciclisti, li vediamo numerosi tanto sulla superstrada che lungo i percorsi collinari. Il valore delle bici (soprattutto gravel con ruote abbastanza larghe) e l’abbigliamento indossato supera il reddito annuo di molte famiglie colombiane, segno che il ciclismo è una passione e c’è chi ha interesse e fondi per praticarlo; peccato i rischi sulla strada siano molti e gli effluvi dello smog vengano respirati a pieni polmoni. Va comunque rilevato il grande rispetto verso chi pratica le due ruote: oltre alla presenza di piste ciclabili, i sorpassi vengono effettuati mantenendo la distanza di sicurezza.
IT
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