Giorno 9

Guatapé e Comuna 13

La bellezza naturale della Piedra del Peñol ed esperienza a Medellin, nel quartiere divenuto simbolo di rinascita

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Guatapé e Comuna 13

Guatapé e Comuna 13

Sapendo che il tempo a disposizione per Medellin sarebbe stato oltremodo tiranno avevamo già prenotato in anticipo il bus di linea a un orario mattiniero per andare a Guatapé, coprire i 100 km di strada in ca. 2 ore e visitare la Piedra del Peñol lì vicino. Tramite Uber prenotato la sera precedente partiamo alle 5 in direzione terminal dei bus di Medellin Nord. Vedere la vita che passa per i terminal è sempre un’esperienza che arricchisce, pur stando opportunamente attenti a non essere improvvisamente impoveriti da qualcuno che ti sfila il portafogli. A differenza degli aeroporti, qui passa la vera umanità e non sembra difficile immaginare le storie di queste persone o famiglie che si spostano per lavoro o per andare a trovare i parenti, vite a volte misere in cerca di quel minimo per tirare avanti. Con il voucher scaricato via web, facciamo il check-in e ci avviamo al punto d’imbarco. Con la compagnia Sotrasanvicente partiamo alle 6, il mezzo può portare una ventina di persone sedute più un numero indefinito in piedi, è abbastanza vecchio ma questo conferisce al viaggio ulteriore fascino; lungo la strada ci fermiamo un numero incalcolabile di volte per far salire e scendere passeggeri che stanno andando al lavoro o a scuola, ognuno prima di congedarsi paga in contanti la tratta all’autista, evidentemente non esistono forme di abbonamento e l’autista è in grado di condurre e gestire gli aspetti contabili al tempo stesso, magari scambiando qualche parola con gli avventori abituali; apprezziamo una cordialità nei rapporti che va dal semplice saluto verso chi non si conosce alle chiacchiere a bassa voce fra amici. La strada presenta qualche tratta a pagamento su quelle che noi potremmo considerare statali; ai caselli esiste una corsia per le moto, esentate dal pedaggio.

Con inusitata puntualità raggiungiamo la fermata che porta alla Piedra; non c’è nessuno e questo già da sé rappresenta un elemento positivo anche se il cielo è grigio di nuvole, per fortuna non avremo a che fare con la pioggia. Saliamo la lunga scalinata che porta al parcheggio e quindi alla biglietteria. Da qui inizia la salita vera e propria con i suoi 675 gradini della scala infilata in una larga fessura di questa montagna che tanto assomiglia al pan di zucchero di Rio de Janeiro. Si tratta di una formazione rocciosa, un monolite vulcanico svettante per 220 mt. Facciamo alcune fermate per rifiatare ma soprattutto per vedere il paesaggio che man mano diventa sempre più ampio e spettacolare. Il bacino artificiale creatosi in seguito alla costruzione di una diga negli ‘70 si insinua per 74 kmq fra le colline e strette vallate a pezzare di blu e il verde della vegetazione oltre un certo livello, disegnando un arcipelago informe per adattarsi all’orografia. Coltivazioni di caffè si alternano a villaggi e boschi.

Siamo arrivati in cima fra i primi e oltre al paesaggio a 360° godiamo anche del silenzio che emana questa privilegiata torre naturale di osservazione, tanto da restare sulla sommità per quasi un’ora. Scendiamo sullo stesso percorso ma usando un’altra scala a senso unico che incrocia quella di salita e andiamo a visitare Guatapé (1.900 mt)distante solo 4 km prendendo un mototaxi, qui simpaticamente chiamati motochivas, dove chiva è il nome colombiano per la capra. Il villaggio gravita interamente sulla Piedra ma presenta delle peculiarità che lo rendono degna di visita. Soprattutto i colori rappresentano l’attrattiva principale, esaltati dagli zocalos, variopinti pannelli decorativicreati da artigiani locali che adornano le facciate degli edifici. Le parti inferiori vengono infatti realizzate in muratura e successivamente dipinte con scene di vita o raffigurazioni di vario genere, per esempio legate al mestiere del proprietario della casa piuttosto che a temi religiosi, storici, della tradizione culturale paisa o semplicemente richiamando forme geometriche con colori e figure. In origine servivano per proteggere i muri dall’umidità, ma sono diventati ormai una decorazione folkloristica volta a contraddistinguere in particolare Guatapé, e non solo. La creatività cromatica prosegue anche con la parte superiore delle facciate, dagli ombrelli aperti che fungono da “tetto” delle vie per finire alle motochivas. Anche la chiesa, ovviamente più sobria, si presenta con un bel presepe.

Una fila di mototaxi colorati è parcheggiata su una strada in Colombia.

La visita è stata di alto interesse e non sarebbe male sedersi a un tavolino per godere meglio la quotidianità di un pueblo dove la vita riesce ancora a scorrere tranquilla nonostante la vicinanza a una delle meraviglie che caratterizzano la Colombia. Ma nei giorni in cui eravamo nel tour della Guajira abbiamo conosciuto un ragazzo, il quale ci ha parlato della possibilità di un’esperienza unica nella Comuna 13 di Medellin, dove intendevamo andare ma temevamo di essere intrappolati in uno dei tanti giri turistici che mettono in mostra solo l’aspetto edulcorante del quartiere, diventato famoso negli ultimi anni tanto da dichiararlo meta irrinunciabile su tante guide, in una sorta di luna park. Lo stesso giorno ci mettiamo in contatto via Whatsapp (https://wa.me/message/KB5ZW7OAHIWJB1) e fissiamo l’appuntamento per oggi le 15, pur temendo di arrivare in ritardo. Oggi riusciamo ad anticipare il rientro grazie alla tipica flessibilità colombiana e con un cambio di biglietto del bus, alle 11 (ce n’è uno ogni mezz’ora e noi avevamo prenotato quello delle 12:30) siamo in partenza alla volta del terminal nord di Medellin. Il viaggio non è solo uno spostamento, consente di vedere coltivazioni (cavoli, pomodori e serre di fiori), vita quotidiana e, infine, una prima vista dall’alto della città. Scendendo, poco distante dal terminal sperimentiamo l’efficiente linea metro interamente sopraelevata per un breve rientro in hotel nel quartiere Poblado e con lo stesso mezzo, cambiando alla stazione di San Antonio, alle 15 siamo in quella di San Javier, ai piedi della Comuna 13. Qui facciamo conoscenza con Onofrio e la sua collaboratrice Cecilia, che gestiscono un’agenzia fuori dagli schemi per mostrare il vero volto presente e passato del quartiere, un’esperienza che apre gli occhi e lascia il segno, sicuramente uno dei momenti più intensi e interessanti di tutto il viaggio. La Comuna 13 è stata la base della guerriglia negli anni ’80 e oltre, una sorta di fortezza impenetrabile tanto alle forze di polizia che agli altri abitanti della stessa Medellin. La sua fama negativa negli ultimi anni si è convertita in un centro di attrazione con bancarelle, venditori di souvenir e quanto possa interessare il turismo, soprattutto quello distratto e in cerca di gadgets: sicuramente utile per offrire alternative e supportare la fragile economia locale. Nel primo tratto visiteremo queste interessanti vie colorate, ma a un certo punto usciremo dai percorsi più battuti; qui invece cercheremo di capire quella che è stata la dura realtà che ha contraddistinto il quartiere, quali erano le sue regole, la vita e, soprattutto, come l’incubo sia potuto finire e come una rivoluzione in positivo sia potuta accadere. La buona notizia del trionfo del bene sul male solitamente impedisce di cercarne le ragioni, indagare perché una transizione è stata resa possibile, se sia tutto oro quello che luccica e quali siano le prospettive per il futuro, se esistano ancora dei tizzoni ardenti sotto la brace. In definitiva, se la triste, cruda realtà di una Medellin criminale (nonché della Colombia) siano una pagina definitivamente consegnata alla storia oppure una recrudescenza legata a ragioni economico politiche possa spostare indietro le lancette verso la notte più profonda.

Incominciamo il giro vedendo un gruppo di giovani ballerini (parte di essi sono venezuelani) che si esibisce in uno spettacolo breve ma di rilievo per i suoi aspetti atletici e ben merita un piccolo supporto economico; si tratta di lavori informali ma questi ragazzi guadagnano da vivere onestamente. Qualche altro breve stop per assaggiare le hormigas culonas, le formiche “formose” alimento comune nelle regioni più a nord e un bicchiere di tisana a base di coca. Il giro è intervallato da birra e qualche wurstel cucinato per strada, arrivando quindi a un mirador per attendere l’imbrunireammirando dall’alto l’enorme catino sotto di noi accendersi mentre l’oscurità sta per scendere. Sembra un grande presepe, presso alcune case brillano le decorazioni natalizie e l’occhio si perde lungo la montagna illuminata dalle luci delle case; è sorprendente vedere come nonostante una situazione di povertà, in diverse case si percepisca l’imminente festività natalizia e si allestiscano luminarie intorno alle finestre. In lontananza nella parte centrale, si staglia il nucleo della Medellin bassa e più distante s’intravede verso est un’altra zona popolare con le abitazioni cherisalgono verso l’alto della collina. La Comuna 13 si divide a sua volta in 33 barrios (quartieri). Si chiama 13 perché in passato ogni zona veniva identificata con un numero (ad esempio quella di Poblado era la Comuna 14); la 13, quella di San Javier, è l’unica ad aver mantenuto la dizione originale.

La metropolitana di Guatapé

Rientriamo alla stazione della metro che sono passate le 20 e con questa rincasiamo carichi di un’esperienza decisamente formante.

IT

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