Giorno 13

Valle de Cocora

Il paradiso terrestre di Cocora con le palme da cera, il bel pueblo di Filandia e volo a Bogotà

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Valle de Cocora

Mattina a Valle de Cocora

Sveglia alle 5:45, colazione breve e concisa, alle 6:30 stiamo partendo su una willys stracarica (siamo in 13 di cui tre sono in piedi nella parte esterna posteriore) che in mezz’ora ci conduce all’ingresso nel parco della Valle del Cocora: acquistiamo il biglietto per l’ingresso quando non c’è ancora nessun viandante e in un gradevole ambiente fresco ci apprestiamo a compiere il cosiddetto giro ad anello lungo, mentre il sole inizia a comparire da dietro la catena delle Ande orientali al cospetto di un cielo cobalto. Il sentiero inizia a salire quando ci appaiono di fronte le famose palme da cera, iconico albero nazionale della Colombia e le più alte della specie che possono arrivare fino a 70 mt di altezza, con l’unico difetto che è difficile farle rientrare nelle foto! Sono disseminate su prati somiglianti a campi da golf naturali, talmente alte che il sole ne illumina già il ciuffo di foglie mentre il terreno è ancora in ombra, producendo effetti particolari. Questi enormi pali naturali piantati lungo i pendii sembrano sfidare la legge della natura, un’incredibile elasticità consente loro di resistere al vento senza spezzarsi o cadere (c’è da pensare che l’apparato radicale sia ben profondo e ramificato), mentre la superficie liscia del tronco dalla quale si ricava la cera crea un’ulteriore ragione di curiosità. Oltre a questi magnifici alberi è tutto il contesto a farlo sembrare un eden e l’assenza di persone (vedremo solo quattro ragazzi in tutta la prima parte del tragitto) lo consacra definitivamente. Quanto sta intorno a noi prende sempre più colore, il sole allunga i suoi raggi poco sopra la cima delle palme. Lo sterrato si addentra nella foresta per aprirsi in una radura dove si trova la Finca La Montaña a 2.850 mt., uno chalet ornato da stupende fioriture. Da qui inizia la discesa nella foresta, mentre sulle più alte vette andine inizia a comparire qualche fitta velatura; la discesa è ripida ma il sentiero è sempre chiaro ed evidente con frequenti targhe a descrivere l’habitat animale e vegetale: raggiungiamo Acaime con la riserva dei colibrì e da lì iniziamo il ritorno nel fitto dell’alta vegetazione, lungo un impetuoso torrente. Il percorso non è banale, con salti di pietre e una lunga serie di ponti traballanti (sono almeno sette) costituiti da assi in legno resi scivolosi dall’umidità e corde metalliche; ma di tanto in tanto si può scoprire qualche cascata in un contesto davvero avvincente. La coltre di nuvole finisce per avere la meglio togliendo luminosità e aggiungendo un fascino di nebuloso mistero: bello vedere entrambe le versioni anche se la prima è di gran lunga preferibile. Anche stavolta la sveglia di buon’ora ci ha consentito di poter cogliere la magia di un luogo indimenticabile, dove la natura si esprime ai più alti livelli e l’uomo non ne ha ancora intaccato l’armonia. Prati verdi scorrono di fronte a noi mentre ci accingiamo a chiudere il cerchio e nel contempo un’esperienza mirabile.

Paesaggio verde e collinare della Valle del Cocora in Colombia sotto un cielo azzurro.

Nel frattempo il parcheggio al quale si può arrivare tranquillamente con le macchine si è animato con ogni genere di umanità e il parco giochi dedicato ai più piccoli è in piena attività. Così come visto a Pijao notiamo la presenza di militari armati piazzati in ordine sparso; anche in questo caso non si percepisce alcun pericolo ma l’impressione è che si voglia scongiurare anche la minima forma di rischio; certo che a prima vista gli uomini in mimetica con casco e fucile non rendono un’impressione del tutto tranquillizzante.

Un rapido sguardo alla truchera, gli allevamenti delle famose trote della zona, e siamo pronti per il rientro verso Salento. Questa volta è il mio turno stare in piedi fuori dalla willys, ma non ci sono problemi particolari, basta stare attenti a non essere spettinati dalle fronde più basse degli alberi.

Valle de Cocora

Rientrati con un certo appetito, andiamo a gustare una trota locale a la plancha, rientriamo nell’hostal a recuperare i trolley e organizzare il futuro a breve quando viene giù un acquazzone equatoriale, essere nel Valle del Cocora in questo momento non costituirebbe la stessa esperienza vissuta stamane; siamo pronti per partire nuovamente a bordo di una willys con destinazione Filandia. Prima di partire anche questo autista si fa il segno della croce, sono 40 minuti di buona strada ma il comfort non è un’opzione prevista, anche qui siamo seduti sui lati della parte posteriore con i bagagli in mezzo e le gambe non hanno spazio per muoversi. Una volta raggiunta la cittadina nota anch’essa per la produzione del caffè e lo stile coloniale con case a vivaci tinte pastello, andiamo a prenotare il bus con destinazione Pereira delle 18:15, lasciando in deposito trolley e zaini. Il paese sembra destinato a diventare la prossima Salento, attualmente il reddito legato al turismo è intorno al 45% (il rimanente arriva dalla coltivazione del caffè) ma una volta saturata la vicina non ci sono ragioni per pensare diversamente, e l’afflusso di gente già lo lascia presagire.  Il giro in paese ci fa conoscere un altro angolo di questo mondo rurale, anche se stanno per iniziare le vacanze e si nota una certa affluenza. Dalla piazza con giardino, decorazioni, chiesae palazzo comunale – come in tutti gli altri paesi – si diparte la cosiddetta Calle del Tiempo Detenido, dove ci sono negozi e al fondo un bel mirador su colline appena accennate. Sapendo di non avere tempo per cena ci accontentiamo di un’arepa e formaggio locale (lo producono all’interno dello stesso esercizio) accompagnati da cioccolata calda.

Filandia si trova fra Salento e Pereira, ma un po’ decentrata sulle colline verso ovest, così che riusciamo a compattare le visite senza dover fare grandi corse. Il bus partirà con una ventina di minuti di ritardo e nell’occasione possiamo vedere un vero esempio di collaborazione: quando arriva scarica viaggiatori e bagagli, l’autista s’intrattiene un attimo col collega che ci ha venduto i biglietti nel botteghino con mini sala d’attesa e ci fa salire, nel frattempo arriva qualcuno e gli sporge una borsa con la cena da consumarsi lungo la tratta, il personale “di terra” si prodiga a fare quanto possibile per far ripartire il mezzo al più presto; quando è ora l’autista saluta uno per uno colleghi e amici rimettendosi in pista per una nuova corsa. Arriviamo al terminal di Pereira dov’eravamo già stati qualche giorno fa, chiamiamo un Uber per andare in aeroporto, bello e moderno, dal quale più tardi decolleremo alla volta della capitale.

PEI – BOG 22:45 – 23:42                         LA4215 – Durata volo   57’

Si è ormai fatta la mezzanotte, chiamiamo un nuovo Uber per andare in hotel; arriviamo alla zona franca, mostriamo i passaporti, ci viene consentito di entrare e anche oggi concludiamo una giornata intensa.

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