Giorno 16

Les Trois Baies

Les Trois Baies, al cospetto di un mare splendido. Nuovo rientro a Tanà e subito ad Andasibe

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Les Trois Baies

DIE

Un mare come questo rappresenta un bene della natura riscontrabile raramente, così approfittiamo della mezza giornata a disposizione per una visita alle 3 Bays of Diego, non distanti da Ramena. Con il fuoristrada raggiungiamo in breve una sterrata a contornare il promontorio che delinea il bordo inferiore della baia di Diego e ci ritroviamo al cospetto dell’immensità dell’Oceano. Di fronte a noi solo una distesa d’acqua infinita che spazia fino ai Paesi Arabi verso nord piuttosto che all’Asia Meridionale e l’India verso est. E pare sempre più incredibile come proprio popolazioni provenienti da quell’area siano riuscite a sbarcare in Madagascar duemila anni fa in numero tale da costituire una comunità sufficiente per conservarne ancora oggi i tratti somatici in buona parte della popolazione. Da queste parti si trova la bianca villa dell’ex presidente del Madagascar, uno che ben sapeva conciliare l’ispirazione del pensiero maoista con il gusto per i bei paesaggi. Per accedervi occorre pagare un ingresso ad alcuni uomini in divisa di guardia, in quanto zona militare. Il punto è sicuramente strategico se visto nell’ottica delle guerre combattute il secolo scorso ed è proprio qui che inglesi e francesi dettero vita a combattimenti durante la seconda guerra mondiale, quando la Francia fu assoggettata al Reich tedesco. Sulle alture si vedono ancora lunghi cannoni arrugginiti e postazioni di guardia, in aspro contrasto con le splendide baie sottostanti. Si tratta della Baie des Pigeons, des Dunes e Sakalava. A parte quest’ultima dove si trovano alcuni resort di proprietà straniera con turisti intenti a praticare il kitesurf, le altre due sono interamente per noi e questo infonde caratteristiche ulteriormente gradevoli.

Paesaggio costiero con acque turchesi e vegetazione in primo piano.

Un paio di piroghe stazionano in posizione sicura sopra la spiaggia ad integrarsi perfettamente nel paesaggio. La vegetazione dell’entroterra è rinsecchita dalla stagione, ma di tanto in tanto dalle intricate ramificazioni dei cespugli spuntano fiori dalle cromaticità più varie, a contrastare il grigiore circostante. Nel periodo dicembre/gennaio invece si ha l’esplosione di fioriture, mentre il mese successivo arrivano i cicloni. Si rientra percorrendo la strada che definiamo tale solo perché sul tracciato non vi sono piante, anche se in certi frangenti diventa difficile capire come lo stesso fuoristrada sia in grado di muoversi in tanto dissesto. Ci congediamo da Ramena con un barracuda ed un’aragosta pagata al prezzo di una pizza nel nostro Paese e via per l’aeroporto, nel cui piazzale passeggiano indisturbate alcune famiglie di polli. Tutt’altra roba rispetto agli scali militarizzati delle nostre latitudini. I controlli non sono dotati di metal detector, sia qui che a Toliara veniamo perquisiti col vecchio sistema manuale. Il volo è in ritardo ma nessuno fra personale e passeggeri sembra curarsene, in una cieca fiducia lasciando che il destino decida per noi. Anche stavolta risulterà benevolo, l’aereo arriva con un’oretta di ritardo, scarica passeggeri e bagagli e riparte portandosi via anche noi.
Flight DIE – TNR 15:40 – 17:40
Alla fine arriveremo a Tana un’ora dopo. Ancora accettabile non fosse che ci aspettano quattro ore di viaggio. Per raggiungere la destinazione programmata per questa sera ritroviamo l’amico Hubi ad attenderci e con un nuovo fuoristrada affrontiamo la RN2 in direzione est, nuovamente verso l’oceano. Ma stavolta ci fermeremo nel cuore verde di Andasibe, dove la foresta pluviale la fa da padrona. In realtà sono 170 i km che ci separano dalla destinazione e la cena viene consumata rapidamente in un localino in uscita dalla capitale. Quello che trasforma il viaggio in avventura sono le innumerevoli buche miste ad un traffico pesante caotico. Siamo infatti sulla Statale che collega Tana al porto principale di Toamasina ed è un continuo andirivieni di camion carichi di pesanti containers e taxi brousse, molti dei quali in senso contrario si recano a Tana con bandiere bianche e gialle per la visita del papa, per quanto abbia poco significato parlare di senso contrario su strade dove tutti zigzagano alla ricerca di un passaggio meno disagevole. Sorpassare richiede capacità non comuni, pur nella solidarietà fra autisti, i quali cercano di agevolarsi reciprocamente; i camionisti mettono la freccia a destra per dare l’ok a sorpassare ed a sinistra quando non conviene. Il buio, la polvere ed i fari che la fendono, mezzi pesanti che si arrovellano assecondando le asperità, tutto questo crea un’atmosfera confusionaria e mistica al tempo stesso. Solo essere spettatori risulta stressante, non osiamo pensare cosa significhi guidare inerpicandosi lungo queste tormentate strade di collina. A bordo della strada scorre una ferrovia a scartamento ridotto, di chiara matrice coloniale; ma le locomotive non vengono riparate, nessuna manutenzione alla strada ferrata, tutto sembra lasciato lì in attesa di tempi migliori che di questo passo non arriveranno mai. La RN 2 potrebbe essere meno trafficata da containers in arrivo da Toamasina, ma i camion si ritrovano a cigolare e sferragliare lungo la strada cercando di evitare le buche, sollevando nuvole di polvere e gas venefici. Questo è un esempio di come vadano le cose in questo bellissimo e disgraziato Paese.
Quando è ormai mezzanotte raggiungiamo la meta ed il pernottamento, dove regna il silenzio più totale, persino il guardiano dorme ed avremo qualche difficoltà a farci aprire il cancello. Fa freddo e nel bungalow faremo ricorso a tutte le coperte per dormire al calduccio. Durante la notte e la mattina presto saremo accompagnati dai lemuri indri con il loro verso quasi a sembrare un grido umano, molto particolare, quasi un lamento che si diffonde nella foresta che ha inizio a poche decine di metri.

IT

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