Giorno 5
Central highlands
Mercato ed artigianato ad Antsirabe e Ambositra, poi si entra nella foresta pluviale
Mattina a Central highlands
Sveglia alle 6,30 e dopo una buona colazione siamo subito a curiosare nel mercato di Saboty, che in malgascio significa sabato e dista ca. 2,5 km dall’hotel. Siamo stati fortunati a capitare qui proprio nel giorno giusto. Il cielo è livido ma si aprirà come un palcoscenico verso le 8 quando il sole avrà la meglio sulle nebbie. Prendiamo un pousse pousse guidato dal simpatico Pascal (che ci attenderà anche all’uscita per riportarci indietro) fino all’ingresso e poi girovaghiamo senza meta, attenti ai prodotti esposti, per vedere quanto c’è di simile e di diverso rispetto ai nostri mercati. Sul lato delle attinenze va sicuramente segnalata la verdura: carote, zucchine, melanzane, insalate varie ed un mare di cipolle, pomodori e piselli. In molti casi la verdura viene esposta già pulita e tagliata, pronta all’utilizzo in cucina. Il ravitotosi ricava dalle foglie di manioca, già preparato e fa bella mostra di sé in un contenitore. Caratteristici i macellai, sui cui banchi sono esposte molte interiora e perfino la pelle degli zebù, oltre a carne di zebù e maiale soprattutto. Poi c’è la zona del pollame vivo e della pasta, sui banchi campeggiano montagne di tagliolini pronti ad essere buttati nell’acqua. Passando oltre ci sono banchi ricolmi di ricambi di biciclette. Le persone incontrate hanno sguardi tristi, quasi rassegnati, salvo alcuni che salutano cordialmente i vazha andati a far loro visita di buon mattino. Siamo gli unici bianchi e stiamo particolarmente allerta in quanto il mercato non gode di fama particolarmente buona. Confidiamo che i malintenzionati dormano ancora e probabilmente sarà proprio così. A dire il vero non percepiamo nemmeno un sentore di rischio, passeggiamo attentamente, curiosi noi di vedere tanti prodotti originali e curiosi i venditori nel vederci. Ci sorprende, e dà una dimensione di dove siamo, il vedere banchi che vendono bottiglie vuote di plastica usate e rottami di ferro pronti ad essere tagliati ed utilizzati in ogni contesto casalingo. Altri vendono invece vestiti di seconda mano provenienti dal mondo ricco. Ripartiamo con Pascal alla volta dell’hotel, dove facciamo il check out ed iniziamo la nuova giornata forti di questa prima esperienza. Mentre rientriamo restiamo sbigottiti della forza che quest’uomo ha nei polpacci, il vero motore del mezzo, due pistoni che riescono a far muovere sé stesso (per giunta senza scarpe) con due passeggeri. Sarà il suo mestiere che gli porta allenamento, sarà che sembra vecchio ma probabilmente è ancora giovane. Prima di lasciare Antsirabe facciamo un giro nella zona ex coloniale, dove sorgono villette che in un tempo ormai andato dovevano essere apprezzabili: ora i giardini sono pieni di erbacce e non vi è ombra di manutenzione. La cittadina è particolarmente ampia, in quanto non siamo molto distanti da Tanà (ca. 170 km) e chi poteva sceglieva questa simpatica location piuttosto che il caos della capitale. Una rotonda porta nel suo centro un cippo a ricordo dell’indipendenza ottenuta nel 1960, mentre su un’altra si eleva un’alta stele con i simboli delle 18 tribù del Madagascar.
In un’ottica più turistica ma inequivocabilmente impregnata di cultura locale, oltre che di locale necessità per trovare qualche sistema per campare, visitiamo Chez Mamy, un artigiano specializzato nella produzione di oggetti acquistabili come souvenir (biciclette, risciò e piccole vespe) creati con materiale di recupero. È curioso vedere con quale abilità taglia un pezzo di lamiera, lo piega e lo riveste con un tubicino per endovena e ne ricava una bicicletta, aggiungendo i raggi con del filo da pesca ed utilizzando un pezzo di molla a fare da perno. A seguire vediamo la lavorazione dellecorna di zebù: il corno viene fatto cuocere, si estrae la parte molle interna e se ne fanno quindi lavorazioni di diverso genere (decorativo o di uso comune). In un laboratorio vicino si producono invece strumenti musicali, fra le quali spicca una sorta di arpa (la valiha) con le corde intorno al un tronchetto di bambù, viene suonata appoggiandone una delle estremità al muro di fronte al suonatore.
Lasciamo la città e dopo qualche decina di km, lungo la strada incontriamo un gruppo di persone in atteggiamento festoso sull’aia di una casa: stanno festeggiando il rito del fahamadiana, il rivoltamento delle ossa. Il nostro autista chiede ed ottiene di poter essere introdotti presso la famiglia, la quale ci fornisce alcune spiegazioni. Non essendo particolarmente inclini al gusto del macabro non ci dispiacciamo dell’apprendere che il caro estinto riesumato è stato rimesso nella tomba poco prima. I parenti ed amici continuano intanto a far festa con musica a tutto volume e parecchi volti sono ormai palesemente in preda agli effluvi del rhum, accompagnato da riso e carne di zebù. Lungo il percorso vedremo anche le insegne di molte sette che invocano soccorso, salvezza, Apocalisse, ecc. approfittando della creduloneria della gente e probabilmente arricchendosi pur di fronte a tanta povertà.
Quando la mattinata volge ormai a metà prendiamo la strada per Ambositra (pronunciata Ambùsctra), in condizioni decenti, lungo morbide colline d’argilla che favoriscono la produzione di mattoni. Quando arriviamo è ora di pranzo e ci ritroviamo presso un ristorante per turisti con altri visi pallidi visti in questi giorni, del locale apprezziamo i bungalows di legno finemente intagliato: il cibo è buono l’atmosfera un po’ meno, peggiorata da un gruppo di cantori e ballerini ad intrattenere i commensali fra una portata e l’altra. Può stare bene a molti, ma non è il nostro genere di ambiente. Due passi a piedi in salita e siamo in centro, su una collina, dove spicca l’imponente Cattedrale, eretta in grande stile probabilmente a manifestare alle menti semplici dei locali che più è grande il simbolo maggiore è la potenza del Dio. Stride assai con le incerte capanne viste e in questi giorni e forse non rappresenta esattamente quanto si legge nel Vangelo, peraltro nemmeno in sintonia con le richieste di elemosina per i Paesi poveri che udiamo risuonare nei riti religiosi alle nostre latitudini. Ambositra va nota per essere il centro dell’artigianato del legno e non sono pochi i negozi che propongono ogni genere di oggettistica: da quella per turisti di corsa a quella per intenditori arrivati fin qui a scegliere con competenza come arredare la casa. In tema religioso ci sono dei fantastici presepi in bois de rose o altre fatture in palissandro. È sabato ed è giorno di matrimoni: incrociamo due cortei con tanto di ospiti stipati all’inverosimile su pulmini o camion attrezzati con panche a mo’ di bus.
Ripartiamo scendendo in un’ampia vallata, dove ci sono coltivazioni intensive, in un contesto tutto sommato contrassegnato da un accettabile livello di vita. Si vedono piante di eucalipto, importato dai francesi due secoli fa per avere legname da far bruciare nei treni a vapore. Lungo molti tratti la strada è contornata da mimose. I terrazzamentiospitano riso nella stagione umida mentre in quella secca negli stessi terrazzamenti vengono coltivate verdure. In altri casi si riescono a fare due raccolti, il primo viene seminato a luglio/agosto e raccolto a novembre in modo da poterlo ripiantare approfittando della rapida crescita grazie alla stagione umida. Le risaie hanno anche qui il loro posto nella parte più bassa, mentre intorno s’innalzano terrazzamenti prativi. Un tempo qui era foresta, l’avvento dell’uomo ha portato il fuoco, distruggendo gli alberi e lasciando spazio alle coltivazioni. E la foresta continua ad essere bruciata alla ricerca di nuovi terreni coltivabili, viste le scarse possibilità di avere fertilizzanti. Lungo la strada da Ambositra a Ranomafana vedremo parecchi incendi, da non confondere con le altrettanto frequenti fumarole delle carbonaie; anch’esse bruciano legna ma ad un fine diverso.
Sono quasi le 18 ed il sole è appena tramontato quando siamo sopra Ranomafana, nel punto d’incontro dove osserveremo la fauna notturna. Finora non ci siamo annoiati, nell’ammirare l’alternarsi di colline coltivate ad altre rivestite di un manto di alberi sempre più verde man mano che ci spostiamo verso est. Ranomafana è zona di foresta pluviale, a dimostrarcelo sono subito alcune gocce di pioggia mentre osserviamo piccoli lemuri notturni, rane, diversi camaleonti. Angelin, la nostra guida naturalistica per oggi e domani ce li fa distinguere nelle loro splendide mimetizzazioni. È un ambiente decisamente umido, molto diverso da Ambositra. Verso le 19 raggiungiamo la nostra destinazione serale nel villaggio: la sistemazione è fredda in tutti i sensi, cibo e servizio non sono all’altezza e potremo considerarlo come la peggiore di tutto il viaggio, soprattutto perché il main dish è caratterizzato più dalla presenza di ossa che dalla carne. I bungalow non sono male, ben dislocati lungo un giardino lussureggiante ed accarezzati dal suono del ruscello che scende a pochi passi di distanza. Il tempo di coricarci e sentiamo la pioggia scendere incessante e tale resterà fino al momento della sveglia. Dormire con la compagnia della pioggia è un’esperienza tutt’altro che sgradevole, ma se il giorno successivo incombe la visita ad uno dei più bei parchi del Madagascar, allora si può ben capire come il sonno venga disturbato da una certa apprensione.
IT
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