Giorno 7
Anja Reserve
I maestri della seta e della carta ad Ambalavao – l’Anja Reserve poco distante
Mattina a Anja Reserve
Il quartiere è decisamente vivace e rumoroso, tanto che il mattino successivo sarà l’incessante canto dei galli ed il vociare dei bambini a ricordarci quando è ora di scendere dal letto. Apriamo le ante e sull’altro lato del vicolo un gatto se ne sta accovacciato sulla finestra a prendere il primo sole; anche qui i gatti sono simbolo di astuzia. Colazione abbondante dove spicca il kuva (banana, pistacchi e farina di riso avvolti e cotti nella foglia di banana a vapore). Partenza alle 8,30 e proseguiamo cavalcando le morbide colline che si susseguono a sud di Fianar, per arrivare in una zona relativamente pianeggiante ad Ambalavao, particolarmente adatta per le coltivazioni di ogni genere: la terra fertile e i fiumi che l’attraversano sono una vera manna per l’economia locale. Lungo la strada gli artigiani costruiscono corde prendendo i filamenti delle agavi e le mettono in vendita in sorte di negozi improvvisati.
Andiamo a visitare un laboratorio dove si lavora la seta naturale. Vi sono due tipologie di bozzoli, quelli naturali derivanti dal Tapra (pine tree) e di allevamento (più regolari): vengono fatti asciugare per circa una settimana, quindi li sfogliano e li infilzano uno dentro l’altro su sei o sette strati a formare un bozzolo pieno, finiscono in un altro contenitore dove vengono fatti bollire per tre giorni, quindi di nuovo asciugati per altri tre/quattro giorni. Si formano delle matasse grezze e con queste si ricavano i fili. Infine c’è la colorazione che prende origine da componenti naturali. Il viola deriva dalla buccia di melanzana, il giallo dalla banana, l’oro dalla curcuma, un fungo per il marrone il rosso da una corteccia, il verde da alcuni tipi di foglie e per fissare i colori usano un estratto dalle foglie di banana fatte bollire nell’acqua. Il tutto asciuga ed è pronto all’uso.
A seguire vediamo un altro laboratorio dove invece si produce la carta Antimoro, o meglio, del cartoncino decorato con fiori secchi. A prima vista sembra che l’originalità della produzione non debba temere la concorrenza della posta elettronica. Prendono le fibre di una pianta, la avoha, e le mettono a bagno, quindi queste vengono battute a mano con due martelli di legno a formare delle palline da ca. 400 gr cadauna. La pasta così ottenuta viene spalmata in un telaio ricoperto d’acqua per una trentina di minuti. Si sfrutta pertanto la sua azione livellatrice, la quale scorrendo via lascia la superficie del tutto piana e liscia per essere appoggiata su un tavolo, dove viene decorata appoggiandovi dei petali di fiori raccolti da poco. Su questi viene poi passato uno strato di acqua collosa per la successiva essiccatura su grossi tavolacci inclinati di 40°.
Nelle vicinanze si trova la Community Reserve of Anja, gestita in proprio dalla comunità locale, che dovrebbe incassarne i proventi. La guida ci porta a fare un giro di un paio d’ore dove scopriamo ed ascoltiamo alcuni dettagli interessanti.
Ring Tailed Lemurs e Ring Tailed
Ad esempio apprendiamo che i Ring Tailed Lemurs sono poligami al momento dell’accoppiamento mentre poi formano una coppia stabile nel resto del tempo. Vivono comunque in gruppo in un regime matriarcale e si nutrono di foglie o frutti di un albero (il manja) a seconda della stagione e del guava, un piccolo frutto derivante da un cespuglio di cui sono molto ghiotti tanto gli uomini che i lemuri. Il Ring Tailed è l’unico lemure presente nella zona e, non essendoci dei fossa, gli unici nemici naturali sono i rapaci che vengono a prendere i piccoli. Vediamo una pianta velenosissima, ingerirne la linfa porta a morte sicura nel giro di pochi minuti. Passiamo per una zona rocciosa, ricca di 150 grotteche un tempo ospitavano circa 600 persone, specialmente nell’epoca delle guerre tribali risalenti a due secoli fa, quando questi anfratti significavano un riparo per le popolazioni in fuga. Siamo ancora nella terra dei Betsileo, ma è stata contesa anche dai Bara e dai Merinas. Vediamo inoltre diversi camaleontiperfettamente mimetizzati nel grigio dei rami di arbusti o nel verde del fogliame, mentre di tutt’altro colore sono i pulcini, rosa vivace, di una fattoria. La padrona ci assicura che tingendoli, i rapaci non li riconoscono e si riesce con quest’astuzia a salvarli dai predatori. Tutt’intorno, tanto nei villaggi che all’ingresso del parco è un vivace susseguirsi di colori floreali, dalle bouganville a enormi stelle di Natale, fino a grosse sansevierie che da noi siamo abituati a vedere solo nei vasi. Per pranzo assaggiamo il pollo al cocco con ananas e banane flambé e ripartiamo sulla via della Tsaranoro Valley.
Quando deviamo per la vallata verso il parco di Andringitra la strada diventa sterrata e la velocità si riduce drasticamente viste le pessime condizioni del manto. In questa regione e verso il sud i bambinicompaiono a nugoli ed attorniano gli avventori chiedendo soldi, regali, caramelle o quant’altro si possegga, inclusi i vestiti che s’indossano, in quella che sembra più una lagnosa recita che un vero fabbisogno. Lungo la strada, procedendo a passo d’uomo, superiamo gente a piedi che curiosamente porta a spalle pezzi di zebù appena macellato: chi la testa, chi una zampa e così via; scopriremo che sono gli invitati ad un matrimonio ed in qualche modo si portano a casa quella che noi chiameremmo la bomboniera. Raggiungiamo lo Tsara Camp, ben disposto sotto una parete il cui paragone con El Captain in Yosemite salta subito all’occhio. Passeggiata lungo un laghettoartificiale nel quale si getta una cascatella. Quando il tramonto illumina l’erba secca e l’acqua, con le montagne granitiche sullo sfondo, sembra che il paradiso sia venuto a trovarci. Alberi di mango punteggiano di verde la distesa giallastra infuocata. La cena al Camp prevede minestrone di zucca e una bourguignonne di zebù, carne quantomai locale. Altrettanto locale sarà il rhum arrangé alla vaniglia. A questo punto non resta che andare a prendere posto nel letto sotto la zanzariera, in uno dei comodi bungalows con mobili che non troveremmo difficile definire etnici, con doccia sotto le stelle. Sul letto sono adagiati gli asciugamani in spugna arrotolati a formare un cigno, decorato a sua volta con petali di fiori freschi.
IT
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