Giorno 4

Trasferimento ad Antsirabe

La lunga rotta dal Canale di Mozambico agli altipiani centrali

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Trasferimento ad Antsirabe

THB

Oggi sarà una giornata di trasferimento da Morondava ad Antsirabe, 500 km di strada pari a nove ore di viaggio in condizioni sovente scomode, pure se considerata in buono stato quando raffrontata alle altre Routes Nationales. È asfaltata, ma ci sono molte buche a fare da limitatore di velocità; lungo il percorso incontriamo diversi fiumi con una buona portata, nonostante la stagione secca: scendono dagli altipiani e lentamente scorrono verso il Canale di Mozambico. Quest’acqua è di vitale importanza per i villaggi limitrofi e lo sarebbe ancora di più se fossero disponibili delle pompe per consentire l’irrigazione. Con la presa manuale si possono al più rendere fertili qualche decina di metri sulle due sponde. Fra i corsi più importanti merita citare il Tsiribihina e il Manambolo, lungo i quali crescono rigogliose le piante di papiro; lungo questi fiumi si va agli Tsingy di Bemaraha. In realtà si coltiva anche la canna da zucchero, usata in misura minore per produrre zucchero dolcificante, quanto pouttosto lo squisito rhum locale. In prossimità dei frequenti fiumiincontrati nella zona cercatori d’oro setacciano la sabbia in cerca di qualche piccola pietra aurifera. Una breve fermata per l’assaggio del brok, un formaggio di mucca molto gustoso.

Ci fermiamo per il pranzo a Miandrivazo, una fornace ai piedi delle salite che portano verso lidi più freschi. La temperatura è sui 40° e resistere al sole sembra impossibile. Man mano che saliamo il paesaggio si riveste di magia, con morbide colline intorno ai 1000 mt sui cui pendi sorgono villaggi o casette isolate a due piani tipiche della tribù betsileo. Ogni tanto compaiono gli incendi provocati dai pastori per far ricrescere l’erba che servirà da nutrimento per gli zebù; sarebbe troppo facile ergersi a giudici parziali su quanto vediamo. Sul fondo delle vallate i contadini hanno ricavato dei pianori dove seminare il riso: di solito vi passa un ruscello che diventa vitale per il buon esito del raccolto. Il cielo dapprima sereno e foriero di un caldo opprimente finisce per velarsi e lasciar trasparire sapienti raggi di sole che vanno ad illuminare qualche dettaglio del paesaggio incendiandolo di colori, in particolare il giallo dei fuscelli d’erba rinsecchiti. Almeno dove non c’è il nero degli incendi, talvolta esteso a perdita d’occhio. Una scena ricorre sovente sulle strade del Madagascar: le frequenti buche sulle strade offrono l’occasione ai bambini di riempirle di terra evitando così ai veicoli di doversi quasi fermare per assecondarle. Per questo i piccoli improvvisati cantonieri tendono la mano nella speranza di una piccola mancia e per questo respirano la polvere sollevata da mezzi nonché i loro miasmi. 
La strada prosegue su ampie creste collinose. Ci fermiamo e scattiamo una foto per immagazzinare il bel paesaggio, quando ci voltiamo il solito nugolo di bambinici avvolge, ma stavolta sentiamo una fucilata colpire i nostri occhi e subito dopo quel poco di cuore che l’abitudine a vedere miseria e scene raccapriccianti ci ha lasciato. Una ragazzina che alle nostre latitudini vivrebbe spensieratamente digitando sullo smartphone si avvicina per chiedere qualcosa: la contraddistingue però un volto sfigurato da non sappiamo cosa, forse malattia o incidente, fatto sta che in un occhio si vede solo del muco secco uscito dalla cavità orbitale, la bocca non sappiamo come possa più essere utilizzata per mangiare. A sorridere non le servirà di certo, mentre noi ci sentiamo a disagio per chi siamo e per come stiamo.

Vista panoramica di un edificio storico in una zona rurale di Madagascar sotto un cielo nuvoloso.

Combinata con una buona fertilità del terreno, la disponibilità d’acqua crea situazioni di migliore coltivabilità, che a sua volta si traduce in uno stile di vita più in sintonia con i minimi di cui dovrebbero poter godere tutti. E questo lo avvertiamo maggiormente man mano che ci si avvicina ad Antsirabe. Risulta infatti che quasi tutta la frutta e verdura consumate a Tana siano originarie di questa regione, peraltro poco distante dalla capitale. L’80% degli abitanti dei dintorni di Antsirabe sono dediti all’agricoltura e ce ne renderemo conto l’indomani mattina quando andremo a visitare il mercato settimanale di Soboty, situato in un quartiere più periferico. Parlare qui di ricchi e poveri rischia di essere fuorviante: a scanso di equivoci qui sono tutti poveri, la differenza sta fra chi non ha difficoltà ad alimentarsi, potendo soddisfare alcune basilari necessità e chi non può accedere nemmeno a quello. In zona si produce tabacco, cotone, jojoba (simile ad olive) ed ogni genere di verdura, mentre in città c’è la sede della THB, Three Horses Beer, la più importante marca malgascia, peraltro di buona qualità. 
Quando il buio è già calato raggiungiamo Antsirabe a 1500 mt slm: fuori ci sono 23° ma i locali si vestono con maniche lunghe, sinonimo di come l’abitudine al caldo porti a patire maggiormente il freddo. Senza illuminazione pubblica, figure deambulano per strade dove le buche sono la regola più che l’eccezione. Tutto trasuda di un’umanità trasandata e semplice. Raggiungiamo l’hotel che si rivelerà una scoperta positiva, in stile coloniale con simpatici cartelli d’antan alle pareti a cingere scale e palchetti in legno. Anche la cucina è buona e ci lasciamo tentare da una tartare di zebù, ben sapendo che mangiare la carne cruda in un Paese come questo può trasformarsi in un gesto di fiducia pericoloso. La nostra, di fiducia, non sarà tradita! La carne, preparata e presentata in maniera ineccepibile costituirà una delle più apprezzabili portati di tutto il viaggio. Ad ogni buon conto facciamo due passi per vedere il poco che ci contorna e ci infiliamo in un ristorante senza pretese dove assaggiamo il rhum arrangé: si tratta di liquore prodotto con la locale canna da zucchero, al quale vene aggiunta della frutta (vaniglia, litchi, banana, ginger, ecc.) 
Il nome Antsirabé ha il prefisso An = nobile ed il suffisso Be = grande.

IT

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