Giorno 17
Andasibe Parks
Analamanzaotra e Mantadia – foresta pluviale ed i più lemuti
Arrivo a Andasibe Parks
Siamo così arrivati all’ultimo capitolo dell’avventura e per oggi ci siamo riservati quello che non si può definire altrimenti che un rush finale. Ritrovo alle 7,30 dopo una colazione dimenticabile e subito a seguire l’appuntamento con la guida per concordare il giro. Intendiamo vedere sia il Parco di Mantadia che quello Analamazoatra anche se il tempo à disposizione non è molto. La giornata è splendida, così cerchiamo di approfittarne. Un’ora e mezza per 25 km di strada col 4×4 ci portano all’ingresso del primo parco, quello di Mantadia, dove i visitatori sono rari e ci scrolliamo di dosso i turisti di stampo classico. Si raggiunge prima Andasibe con bella stazione ferroviaria in disuso e si prosegue sempre verso nord lungo una strada dapprima bella grazie ad un resort di lusso nelle vicinanze, quindi in perfetta sintonia con quanto incontrato finora.
Questa è una vera foresta primaria, con alberi fitti e alti da non vederne la cima. Si va dal palissandro a varie forme di palmizi mai visti prima. Piccoli sentieri si snodano su e giù per le colline. Vediamo lemuri fra i quali il white vari e il Diademed Sifaka con tanto di cucciolo avvinghiato alla peluria materna, e con i classici colori arancione e grigio. Ma ci manca il vero padrone di casa, l’indri, del quale udiamo le grida che risuonano nel silenzio della selva. Sembrano vicine ma provengono da una distanza di almeno 2 km. Sono lancinanti, come lamenti, piagnistei, da incutere perfino timore sulle prime, quasi provenienti dall’infinito. Risaliamo invano nella foresta lungo i pendii, ormai fuori dai sentieri per cercare un incontro, facendoci largo nel fitto del sottobosco. Nei parchi di Andasibe non vediamo buche nel terreno ad ospitare i serpenti in ibernazione. Si trovano nelle cortecce degli alberi.
Rientriamo dopo tre ore di marcia e di contatto con la foresta primaria, attraversando ruscelli che ogni tanto spezzano la monotonia del verde intenso. Un’altra ora e mezza fra i sobbalzi della strada dove incontriamo rari passanti di rientro ai loro villaggi dal mercato di Andasibe, percorrendo anche 20 km a piedi con gli acquisti in testa. Ad Analamanzaotra puntiamo direttamente alla ricerca degli indri, ma anche qui senza successo. La guida cammina sempre più rapidamente lungo gli stretti sentieri imitando il grido di richiamo. Quando ormai sconsolati stiamo per iniziare il rientro c’è il vero colpo di scena: la guida alza un’ultima volta gli occhi verso il cielo quasi ad implorarlo ed ecco che fra noi e la volta celeste, sospeso su un esile ramo, sta il più grande dei lemuri, l’indri. È come un goal al novantesimo minuto, atteso per tutta la giornata dopo oltre 6 ore di cammino. Sono perfino due, stiamo quasi incantati ad osservarli. È il più mitico e mistico fra i lemuri, come recita un detto locale “a lui appartengono le cime degli alberi, agli uomini la terra; in un reciproco rispetto”. E stupisce come questo animale simile ad un orsacchiotto riesca a saltare dalle vette degli alberi con tanta agilità; ma la natura è capace anche di queste meraviglie. Adesso possiamo tornare anzi, dobbiamo, visto che la strada verso la capitale è ancora lunga, trafficata e dissestata. Poco prima di uscire dal parco, quasi fosse un gatto domestico, un ultimo brown lemure attraversa il sentiero con la sua agile forma e lunga coda. Ed è proprio a quest’ultimo saluto che vogliamo legare il titolo di coda. Il resto sarà polvere e fumi fino a Tana, quindi il lungo viaggio di ritorno.
IT
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