Giorno 14
Valle Sagrado
Chinchero, Moray, Maras, Ollantaytambo e Pisac
Chinchero e i colori del Valle Sagrado
Anche oggi partenza mattutina con sveglia alle 6,30; ci passano a prendere ed andiamo alla scoperta del Valle Sagrado, in parte gia’ percorso nei giorni precedenti ma senza visitarlo. Si parte da Chinchero, del quale ammiriamo particolarmente la posizione, adagiata su morbide colline che si disperdono verso l’orizzonte, il tutto immerso nel verde dei prati. Il villaggio spicca per la chiesa costruita su un luogo sacro di epoca incaica ed i terrazzamenti utilizzati in passato per le coltivazioni. Anche qui c’e’ da restare incantati alla vista delle perfette intersezioni fra le pietre che costituiscono i muri. Il mercatino e’ sempre uno spettacolo, non fosse che dal punto di vista cromatico, dove spiccano i colori degli abiti esposti e delle espositrici. A beneficio dei turisti assistiamo poi ad un processo di lavaggio e tintura con prodotti vegetali, cochinilla, della lana. Facciamo anche la prima conoscenza con i porcellini d’India, vivi in questa occasione.
E’ notizia di questi giorni che proprio a Chinchero e’ prevista la costruzione del nuovo aeroporto di Cusco, attualmente ubicato nell’area urbana; ambientalmente parlando e’ un peccato visto il bel paesaggio. Si prosegue per i terrazzamenti di Moray, villaggio preincaico, che scendono concentrici come in un’arena, con la differenza che si trattava di laboratori destinati alla sperimentazione di specie agricole da trapiantare in altre zone. La crescita in un ambiente protetto e termicamente adatto rafforzava le piante per la successiva coltivazione in campo aperto.
Moray, Maras e le geometrie del sale
Il villaggio di Maras non ha molto da dire, se non per il monumento situato al centro della piazza, ad evidenziare le peculiarita’ della zona: chiese, terrazze di Moray, saline e vita Inca. E saranno proprio le stupefacenti Salinas de Maras la nostra prossima destinazione: terrazzamenti di forma, colore e struttura diversa rispetto a quelli di Moray, questi raccolgono il sale tramite un piccolo ruscello di acqua calda con elevato contenuto di sodio sorgente dalla roccia. Si lavora esclusivamente nella stagione asciutta, in quanto le frequenti piogge del periodo umido ne impedirebbero l’evaporazione. Il sale cosi’ formato viene suddiviso in tre strati: quello alla base si trova mischiato con argilla e viene utilizzato per scopi unicamente medicinali o cosmetici, o viene dato agli animali, nella parte centrale si trova il sale rosato decisamente piu’ pregiato e nella parte superficiale invece si forma quello bianco adatto ad utilizzo in cucina. Ogni vasca produce circa 100 kg di sale ogni anno.
La presenza di un sottosuolo cosi’ salino ha tuttavia il suo rovescio della medaglia in quanto in tutta la regione non si puo’ utilizzare l’acqua proveniente da eventuali pozzi perche’ salata e pertanto inutilizzabile per l’irrigazione. Gia’ conosciute e sfruttate in epoca Inca, le saline fornivano il prezioso condimento in epoche antiche. La salina e’ nata grazie al fatto che nell’antichita’ esisteva un oceano da queste parti, fatto provato dal ritrovamento di numerosi fossili proprio a Cusco. Lo spettacolo di questa visione bianca e’ di grande effetto, sembra ci sia stata una nevicata parziale, mentre tutto il resto della valle e’ ricoperto di verde. Scendiamo verso il fondo della vallata per raggiungere la cittadina di Urubamba, dove ci aspetta un buon pranzo a buffet.
Ollantaytambo, Pisac e la sera del cuy a Cusco
Risalendo verso nord la tappa successiva e’ rappresentata da Ollantaytambo, quella che viene definita la citta’ vivente degli Inca. Molti cognomi richiamano ancora questa civilta’ e le case, almeno le fondamenta e la parte inferiore, risultano essere originali. Saliamo lungo gli alti terrazzamenti delle rovine per raggiungere il punto dove si trova il tempio, dal quale si puo’ ammirare la citta’ distesa sul fondo e la montagna di fronte, molto curiosa. Intanto per le due rocce che con un po’ d’immaginazione riusciamo a rilevare come antropomorfe, infatti rappresentano due profili di visi umani alti decine di metri. Non sono facili da riconoscere, ma una volta identificati sembrano sculture incise dalla natura. Sullo stesso versante della rocciosa montagna che sovrasta Ollantaytambo si trovano anche dei magazzini, accertati dal fatto che sono stati trovati resti alimentari.
Anche la fortezza di Ollantaytambo pone inquietanti domande su come sia stato possibile portare su massi di tali dimensioni e peso. Scartata a priori l’irrazionale ipotesi di aiuti extraterrestri, non rimane che l’arguzia umana, simile a quella utilizzata dagli antichi egizi per la costruzione delle piramidi. Il tutto assume una connotazione particolarmente interessante, fra le imponenti rovine, la citta’ mista fra passato e presente e la mistica parete verticale che incombe su di essa. Lasciamo questo quadro di magia per concludere il cerchio che ci riportera’ a Cusco, visitando Pisac, sulla cui collina si ergono le storiche rovine, proprio di fronte al piu’ grande cimitero del Sudamerica.
Si tratta in realta’ di un cimitero verticale, situato su ripida parete mista fra terra e roccia, che avra’ sicuramente un intenso significato religioso. In epoca Inca venivano scavati dei fori all’interno dei quali si tumulavano i corpi dei defunti, insieme ai loro averi, che vennero depredati durante l’epoca coloniale; attualmente si trovano sparute ossa. Si pensa ci fossero grandi quantita’ d’oro e metalli pregiati destinati ad accompagnare gli spiriti nell’aldila’. La posizione delle tombe riflette il ruolo ricoperto in vita all’interno della comunita’, cosi’ come ve ne sono alcune protette da casupole di mattoni: si pensa fossero sindaci o autorita’. Curiosamente sopra il dirupo costellato dai fori funerari si trova un villaggio legato al resto del mondo unicamente da sentieri, che i bambini devono percorrere per due ore in discesa e quattro in salita per andare a scuola. E’ evidente che in settimana vivono nel centro abitato di Pisac. Vagabondiamo fra le rovine, in posizione dominante sulla valle, quando ad un certo punto il nostro occhio fissa la malta che incolla le pietre di una casa: ad un esame piu’ attento si vede qualche capello scuro, a conferma di quanto ci e’ stato detto, che gli Inca li usavano per legare l’impasto. Sembra incredibile trovarci di fronte ad un reperto umano di epoca precolombiana.
Il luogo e’ da sempre ricco di miniere aurifere e d’argento, tant’e’ che ancora oggi vi si trovano diverse gioiellerie nelle quali vengono lavorati i metalli preziosi incastonandovi pietre che avremo modo di vedere prima del rientro. Quando sono le 19 siamo di nuovo a Cusco e stasera siamo finalmente liberi di cercare un ristorante con tranquillita’. Ne scegliamo uno che ci viene consigliato da un compagno di viaggio odierno, lungo l’Avenida El Sol. Ed e’ qui che ci troviamo l’occasione di assaggiare il piatto prelibato peruviano, il cuy o porcellino d’India. La carne non e’ male, simile a quella del coniglio, ma il lavoro di cesellatura richiesto per staccarla dagli ossicini e’ qualcosa di estremamente laborioso ed alla fine il piatto si raffredda. Comunque una buona esperienza che non ripeterei una volta alla settimana, nonostante i locali sostengano sia il piatto del futuro, ricco di proteine, senza colesterolo e cosi’ via. Il modo in cui viene presentato e’ peraltro assai macabro: seduto, con la bocca aperta e un pomodoro a fargli da berretto. Dopo le foto di rito il cameriere se lo riporta indietro per tagliarlo in tre parti e da quel momento inizia il tentativo di estrarre la prelibata carne. Accompagniamo il tutto con la birra ormai eletta fra le preferite, la Cusquena Negra.
IT
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