Giorno 11

Da Puno a Cusco

Storia e natura senza fine, entrando nel cuore degli Incas

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Da Puno a Cusco

Da Puno a Cusco lungo l’altopiano andino

Con tristezza dobbiamo salutare gli amici della Posada Kusillos: anche oggi si parte presto ed anche oggi poco dopo le 6 ci troviamo una splendida colazione sul tavolo. Resta il rammarico di non aver potuto spendere piu’ tempo con loro, condividere la loro semplicita’ e saperne di piu’ sui costumi andini che nobilmente rappresentano. Ma quando si pianifica un viaggio riesce difficile creare degli spazi in cui fermarsi, soprattutto quando e dove. Cosi’, con un nodo in gola, ci auguriamo buon Natale e andiamo ancora una volta al terminal dei bus di Puno, questa volta puntiamo verso sud in direzione di Cusco. Alcune settimane fa abbiamo prenotato i posti su un bus turistico di Inka Express che effettua la tratta da Puno a Cusco; si tratta di un mezzo accessoriato, con ottima guida e hostess che di tanto in tanto passa ad offrire le bevande. Lungo il percorso sono previste cinque fermate in altrettanti punti d’interesse storico o culturale, anche se una in verita’ e’ il ristorante che riveste un interesse prettamente gastronomico.

Partenza alle 6,50 con prima tappa per visitare il Pukara Museum, situato in una zona con significato geodetico speciale vista la presenza di pietra rosata. Due grossi tabelloni tracciano un parallelo cronologico fra le civilta’ sudamericane e quelle contemporanee in Europa o in Asia, con dettagli tutt’altro che trascurabili. Interessante anche la spiegazione di un malinteso nel quale incorrono gli stessi peruviani: Inca e’ il regnante, il termine significa potere, come nell’antico Egitto lo era il faraone. La civilta’ e la lingua si chiamano quechua, cosi’ come quella che si trova nel sud est ed in Bolivia si chiama Aymara. Una stele ricorda la trasposizione in versione locale dello yin e yang, ovvero la dicotomia mai assoluta fra bene e male. Curiose le immagini raffiguranti il pesce gatto, comune alle civilta’ persiana ed egizia, che mette in comune acqua e fuoco, dove il gatto assume il significato diabolico che ritroviamo anche nella nostra cultura antica. In Cina e’ rappresentato dal dragone.

Viracocha
Viracocha è una delle grandi figure creatrici del mondo andino, meno immediata ma centrale nella memoria preincaica e incaica.

Abra La Raya, Raqchi e il tempio di Viracocha

Il passo di Abra La Raya a 4470 metri rappresenta il punto piu’ alto raggiunto in giornata ed ha anche un significato politico, segna il confine fra la provincia di Puno e quella di Cusco, oltre ad essere un bel mirador paesaggistico. Sullo sfondo si stagliano i ghiacciai della Cordigliera Vilcanota, sotto di noi il tipico verde montano, che degrada dolcemente verso nord in direzione di Cusco. E’ anche il punto in cui le Ande orientali, di origine vulcanica, e quelle occidentali si incontrano; dalla vicina cordigliera e piu’ precisamente dalle pendici del monte Apu, significa Dio, Chimboya a 5500 metri nasce il fiume Vilcanota che piu’ avanti prendera’ il nome di Urubamba, correndo per quasi 800 km e lambendo Machu Picchu, e si immettera’ nel Rio delle Amazzoni. Da qui gli resteranno ancora piu’ di 6000 km prima di raggiungere l’Atlantico.

Scendendo si aprono verdi praterie costellate di eucalipti. Sembra che gli alberi siano stati importati dall’Australia, in particolare dalla Tasmania, dove ne esiste una specie adatta a questi climi. L’operazione si rese necessaria all’inizio del secolo scorso per diminuire le frane sulle Ande, ma la pianta assorbe molte energie dalla terra e si presume che nel giro di un paio di decenni se ne vedranno le nefaste conseguenze. Per il momento fornisce un buon legno ai falegnami della zona. Le vaste distese di erba sono area di pascolo per mandrie di mucche, ma si vedono anche molti ovini misti ai camelidi delle Ande: di conseguenza in questa zona si producono i migliori formaggi del Peru’. Piu’ in basso alcuni villaggi sono dediti all’allevamento di porcellini d’India, il noto cuy, piatto pregiato della cucina peruviana. La prossima tappa e’ prevista in un ristorante dove si apre dinanzi a noi un ottimo buffet.

Nella fermata successiva abbiamo invece l’occasione per saziarci di cultura incaica visitando Raqchi, il tempio di Viracocha, l’unico dedicato all’autorita’ suprema, al quale normalmente la venerazione non consentiva di erigere templi, il Dio creatore che sta sopra Pachamama. L’eccezione e’ dovuta alla prossimita’ con le regioni che furono degli Aymara, che i quechua intendevano annettere: il tempio doveva servire per convincere le popolazioni che abitavano intorno al Titicaca ad aderire all’impero Inca ed alla sua religione. Cosa che avvenne ma per poco tempo a causa dell’invasione spagnola del 1532. Nella religione Inca c’e’ un Dio supremo creatore, Viracocha, sotto il quale stanno il sole, la luna e le stelle. Al terzo livello si trovano il tuono, il fulmine, l’arcobaleno e altri elementi naturali.

Il tempio e’ stato eretto nel 1410, Machu Picchu e’ del 1420, in questo punto per convertire gli Aymara una volta conquistati, popolazioni che vivevano nell’altopiano fino alla Bolivia ed al Titicaca, che rappresenta il punto inferiore del bacino. Qui dopo la conquista si e’ salvato solo il 20% dei manufatti mentre Machu Picchu, che e’ stata scoperta successivamente, e’ rimasto per l’80%. I muri sono eretti con inclinazione verso l’interno in modo da sorreggersi reciprocamente; allo stesso tempo le finestre assumono una forma trapezoidale per le stesse ragioni. Camminando lungo la via principale del complesso apprendiamo che e’ stata concepita in modo che il sole l’attraversi interamente durante il solstizio invernale di giugno. Iniziamo a vedere i tipici blocchi di pietra perfettamente collimanti, l’uno sull’altro, come se fossero di gomma, sovrastati da muri di adobe ancora in buono stato. E’ impossibile percorrere queste vie senza cercare di immaginare cosa sia avvenuto oltre mezzo millennio fa; il tutto rimane ancora piu’ misterioso in quanto, pur trattandosi di una civilta’ non molto antica, poco e’ giunto fino a noi. Non avendo un vero sistema di scrittura e non curandosi particolarmente i conquistatori spagnoli degli aspetti culturali, molte delle loro conoscenze sono andate irrimediabilmente perdute.

Andahuaylillas e sera nella capitale degli Inca

Il cielo e’ costellato da bianche nuvole, sembrano voler emulare gli alpaca che brucano, intorno ci sono coltivazioni assetate d’acqua, pena la morte per essiccamento. Siamo a 3600 metri ed ora si scende a 3100 in una valle molto verde e coltivata a mais, anch’esso annichilito dalla siccita’. Vediamo pochi sistemi d’irrigazione, nonostante l’Urubamba porti giu’ parecchia acqua e non si possa dire che stiamo attraversando zone povere, tali da non potersi permettere sistemi per ovviare alla sete di cui sta soffrendo l’agricoltura. Forse semplicemente non sono ancora abituati allo spostamento delle stagioni dovuto al cambiamento climatico. Dove non ci sono coltivazioni cresce una vegetazione resistente, in particolare agavi e ginestre. Mentre ci avviciniamo sale la tensione su quale potra’ essere il meteo nei prossimi giorni a Machu Picchu: questa sara’ la chiave di volta circa il successo della spedizione.

In ultimo, quando mancano ormai poche decine di km a Cusco, visitiamo la chiesa di Andahuaylillas, la cosiddetta Cappella Sistina del Sudamerica, un complesso monastico gesuita che passo’ ai domenicani quando questi furono espulsi dal Peru’. E’ l’unica chiesa incontrata dove e’ severamente vietato fare foto, evidentemente a protezione degli inestimabili tesori contenuti, vista la profusione di manufatti in oro e argento che vi si trovano. Il luccichio desta stupore, soprattutto considerando che ci troviamo in un paesino di campagna dove ci si aspetterebbe al massimo una chiesetta. In realta’ il tempio risale ai primi anni della dominazione spagnola e la sua costruzione sembra essere servita per incutere timore agli indigeni, stupiti di tale grandezza ed opulenza, sebbene le decorazioni in metallo pregiato siano state aggiunte solo piu’ tardi e il materiale provenisse dalle miniere sottratte ai nativi.

Siamo ormai a Cusco: l’arrivo nella citta’ degli Inca e’ ritardato di una mezz’ora a causa di frequenti sensi unici alternati necessari per aggirare i cantieri di manutenzione dei ponti sulla statale. Anche stavolta l’hotel scelto e’ a pochi passi dal centro e cio’ risulta utile visti i tempi ridotti a disposizione in questa citta’. Per la cena approfittiamo di un ristorante che si trova in Plaza de Armas e va noto per le sue parillas. La piazza e’ splendidamente illuminata con i monumenti che la circondano a sembrare ancora piu’ belli. Cusco ha del fascino e lo mette in mostra anche di sera. Una passeggiata nel centro ci fa venire in mente quanta storia sia passata proprio da qui, in quella che era la capitale dell’impero Inca, oggi divenuta citta’ del miracolo economico legato al turismo. Il famoso tesoro degli Inca esiste davvero e sta tutto nell’eredita’ turistica che essi hanno lasciato ai posteri.

Pernottamento
Cusco – Tierra Viva Cusco Centro

IT

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