Giorno 12
Machu Picchu I
Verso la Grande Meta, passando da Hidroelectrica
Da Cusco ad Abra Malaga, scendendo verso la selva alta
Alle 7,30 veniamo prelevati in hotel con minibus per partire alle 8 verso una due giorni pianificata per la visita di Machu Picchu. Abbandonata la citta’, salendo sugli altipiani si aprono subito ampie e verdi vallate che risaliamo fino a quota 4300 metri al passo di Abra Malaga. La giornata e’ splendida, solo una volta varcato il colle ci imbattiamo nelle classiche nebbie andine, la cosiddetta neblina, che si diradano man mano che scendiamo fino a 1300 metri. Di tanto in tanto una fermata nei negozietti a lato della strada consente di bere qualcosa, sgranchire le gambe e respirare, visto che il condizionatore non puo’ essere usato per non surriscaldare il motore lungo le irte carrettere andine. Aprire i finestrini neanche a parlarne, altrimenti respireremmo solo polvere, specialmente dopo Santa Maria dove la strada si fa sterrata.
Lungo l’Urubamba fino a Hidroelectrica
Qui inizia la vera avventura in un ambiente tipico dei documentari sulle Ande. Parete verticale sopra e ripido burrone sotto, al fondo del quale scorre impetuoso il fiume Urubamba, Vilcamayo o Vilcanota in quechua, cioe’ Fiume Sacro. E dicono che c’e’ siccita’: vederlo dopo le piogge dev’essere un’emozione. In mezzo sta la strada che porta a Santa Teresa, stretta, a seguire fedelmente le anse della montagna. Il villaggio che incontriamo dopo una mezz’ora di sobbalzi non e’ certo bello ma e’ inaspettato a vederlo cosi’ grande in un luogo tanto remoto. Stupisce come possa esistere un aggregato umano in tale contesto selvaggio, ma il miracolo economico del grande sito Inca ne e’ la risposta. Fu spazzato via da un’alluvione nel 1997, insieme a 23 km di strada ferrata; il paese venne spostato piu’ in alto e pochi anni dopo era di nuovo tutto funzionante.
In realta’ Machu Picchu, Grande o Vecchia Montagna, ha una storia anomala. Intanto deve la sua esistenza al fatto che gli spagnoli non lo avessero identificato. All’epoca della conquista nessuno era al corrente che ci fosse una cittadella sorta su una sella fra due montagne nella giungla. In seguito gli abitanti della zona, che erano a conoscenza del luogo, non si sono letteralmente accorti che il sito potesse avere un interesse storico e archeologico. Fu all’inizio del secolo scorso che una spedizione americana lo porto’ alla luce, si occupo’ di tagliare gli alberi che lo infestavano ed inizio’ gli studi. Ma da qui ad arrivare allo sfruttamento turistico ci vorra’ ancora quasi un altro secolo. La posizione scomoda da raggiungere ed una nomea che tardava ad arrivare lo hanno tenuto distante dai grandi circuiti, tant’e’ che abbiamo parlato con gente che da piccola usava i terrazzamenti per giocare a pallone. Poi venne riscoperto nell’ottica del business turistico e da qui l’ascesa e’ stata inarrestabile, fino agli eccessi odierni, dove si rende necessario contingentare l’accesso al pubblico.
Tutto gravita intorno al denaro, cosi’ che chi vuole visitare Machu Picchu con i mezzi tradizionali deve mettere in conto circa 500 dollari. Piu’ nel dettaglio, il treno gestito da una societa’ cilena da Cusco ad Aguas Calientes costa 133 dollari, e altrettanti per il ritorno, per il bus dalla cittadina ai cancelli sono altri 12 dollari e altrettanti per il ritorno, il biglietto d’ingresso ammonta a 152 soles, pari a circa 40 euro, poi bisogna aggiungere la guida all’interno del sito, vitto e alloggio che ad Aguas Calientes sono tutt’altro che a buon prezzo. Anche partendo da Hidroelectrica come abbiamo fatto noi non e’ economico se si prende il treno, 33 dollari solo andata per Aguas Calientes, cinque soles per i peruviani, ed il bus il giorno successivo. Ma noi siamo escursionisti e siamo in grado di far funzionare le nostre leve, oltre ad amare le immersioni nella natura e nella storia. Ce la siamo cavata con 110 dollari incluso il trasporto da Cusco, ingresso, guida, pernottamento e cena.
Lungo i binari verso Aguas Calientes
Passata Santa Teresa il minibus si dirige verso Hidroelectrica, che raggiunge in una ventina di minuti. Qui c’e’ solo un punto di ristoro che serve un pranzo a buffet abbastanza scarno, dopo il quale siamo pronti per partire, dacche’ non siamo venuti fin qui per fare bella vita. Costeggiando la stazione del treno iniziamo a salire tagliando gli zig zag della strada ferrata, per seguirla poi in una lunga camminata a piedi di 12 km che conduce ad Aguas Calientes. Il tratto e’ in lieve salita ma le asperita’ arrivano maggiormente da dove mettere i piedi: sulle traversine a distanza irregolare o a fianco, dove i ciottoli possono provocare pericolose distorsioni? Faremo un mix prestando grande attenzione a dove appoggiamo i piedi, non possiamo permetterci errori con la conseguenza di rovinare il viaggio intero.
Il cielo presenta rare nuvole bianche ma e’ di un sereno che vorremmo gia’ prenotare per il giorno seguente. Insieme a noi ci sono molti giovani provenienti da tutto il mondo e si crea subito un clima piacevole, scambi di battute e chiacchierate fin da quando siamo partiti da Cusco col pulmino. Di tanto in tanto passa un treno ma non vi sono assolutamente rischi: il suo sferragliare rimbomba nel chiuso della foresta e i macchinisti non lesinano di certo ad usare gli avvisatori acustici. Inoltre, quando il treno si avvicina anche la terra trema. Sempre camminando lungo il fiume Urubamba, quando sono ormai le 18, siamo nella cittadina di Aguas Calientes, che si schiude fuori dalla vegetazione in fondo alla valle come una piccola Las Vegas in versione andina. Neon e insegne ovunque, gente che va e viene; stupisce, ma poi neanche tanto. Siamo al cospetto di Machu Picchu e molti turisti impegnati ad acquistare souvenir probabilmente non si rendono neanche conto dell’energia che questo luogo porta con se’. Una cena piu’ che decorosa, due passi per conoscere meglio questo ambiente cosi’ curioso e subito a dormire, che domani e’ il Giorno.
IT
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