Giorno 3

Islas Ballestas e Huacachina

Dall’Oceano Pacifico delle Ballestas al deserto di Huacachina in poche ore

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Islas Ballestas e Huacachina

Islas Ballestas fra pinguini, guano e leoni marini

L’hotel che ci ospita presenta le classiche caratteristiche antisismiche, quanto mai opportune in questa bella ma sfortunata regione. Notiamo come nei locali aperti al pubblico sia obbligatorio avere un cartello che indica il luogo piu’ sicuro in caso di terremoto, solitamente ubicato sotto una trave o un’arcata, cosi’ come quale sia il numero massimo di persone autorizzate a soggiornare nel locale, al fine di garantirne la piu’ rapida evacuazione in caso d’emergenza. Tutto intorno si apre una desolazione di casette in costruzione che non superano mai il primo piano. Lungo la costa altri cartelli su sfondo verde indicano la tsunami evacuation route, come a ricordare che il pericolo non proviene solo dalla terra ma anche dal mare. Alle 8 siamo pronti per imbarcarci nel porticciolo alla volta delle Islas Ballestas per un’escursione di due ore.

Qualche inconveniente ci fa ritardare la partenza di una mezz’oretta, lasciandoci con il timore di perdere il successivo bus per Ica, gia’ prenotato. Le isole sono parte di una cordigliera sottomarina, emersa in parte, tanto che ancora oggi sono ricche di fossili. Ci dirigiamo verso il Candelabro, un geoglifo di cui si sa molto poco, piu’ evidente dalle foto modificate che alla vista dal vivo. Il clima non e’ particolarmente caldo, nonostante ci troviamo all’inizio dell’estate a soli 13 gradi di latitudine sud; oggi c’e’ persino una velatura di nuvole a coprire queste frastagliate isole posizionate a poca distanza dalla costa e la temperatura, ci dicono, e’ costante sui 14 gradi. Fin da subito ci troviamo in un tripudio di avifauna mai visto: fra tutti spiccano cormorani, pellicani ed i simpaticissimi pinguini di Humboldt; questi vivono circa 15 anni, mentre i cormorani possono raggiungere i 25.

Guano
Il guano delle isole fu a lungo una risorsa preziosa, capace di muovere commerci, economie e conflitti.

Fra i mammiferi presenziano le otarie ed alcuni leoni marini; la maggioranza e’ fuori sede e sbarchera’ sulle isole fra poche settimane per la nascita dei piccoli. Uno degli affioramenti e’ completamente rivestito di nero, sembra che una moltitudine di volatili si sia data appuntamento proprio qui e non riesce difficile intuire come questa fitta popolazione generi tonnellate di guano, la cui estrazione e’ strettamente regolamentata. Questo viene prelevato una volta ogni otto anni con un intervento che dura un paio di mesi e, allo scopo, e’ stato costruito un porticciolo per consentire l’attracco delle navi. In passato per il prezioso fertilizzante ci sono anche state guerre con i Paesi confinanti. Il rumore della moltitudine pennuta e’ insistente, mentre l’intenso traffico aereo di uccelli sopra di noi infonde qualche legittimo timore di venire concimati. Costeggiamo le ripide scogliere dove si annidano otarie in cerca di riposo, sdraiate mollemente sulla pietra.

Un arco naturale nella roccia si apre sul mare turchese.

Il giro si rivela interessante, ci ha portato a conoscere un’avifauna stupefacente soprattutto per la quantita’. Resta un mistero quali siano le ragioni che hanno portato tale moltitudine di uccelli a scegliere proprio questo luogo, ma e’ una questione che rimarra’ aperta nei confronti della Natura. Noi invece avremo un piccolo imprevisto, in quanto la nostra imbarcazione non riesce a ripartire. A preoccuparci non e’ tanto lo stato di naufraghi a pochi km dalla costa quanto il rischio di perdere la coincidenza del bus per Ica. Si avvicina un altro battello e dopo qualche minuto di tentativi riusciamo finalmente a ripartire a tutta velocita’ per l’attracco di Paracas. Da qui ci muoviamo rapidamente per recuperare il bagaglio, prendere un taxi che in cinque minuti ci porta al terminal per tempo. Nel corso dei prossimi giorni avremo modo di apprezzare come l’organizzazione peruviana sia encomiabile nonostante gli inconvenienti che possono accadere. Ritardi e contrattempi sono inevitabili a causa del traffico e di uno stato di cose lontano dalla perfezione, ma la gente si dimostra sempre premurosa nel trovare una soluzione ai problemi che si presentano.

Huacachina, Ica e l’oasi trasformata in attrazione

Anche oggi abbiamo optato per l’agenzia di bus Cruz del Sur, riservando la prima fila del secondo piano, dalla quale ci godiamo il paesaggio che alterna zone desertiche ad altre coltivate, patate, asparagi e carciofi, fino a raggiungere i verdi vigneti di Ica. Da qui un taxi ci porta a Huacachina, un’oasi lussureggiante incastonata nel torrido deserto. Purtroppo la localita’ e’ stata fagocitata dal turismo e dello splendore originale rimane ben poco. La meravigliosa mezzaluna lacustre contornata dal verde delle palme e’ un pullulare di venditori ambulanti, negozi di ogni genere e turisti ciondolanti, mentre sulle dune e’ parcheggiata una miriade di dune buggy; alcune scorrazzano sotto il sole cocente, la maggioranza e’ in attesa del tramonto, che con temperature piu’ miti portera’ anche turisti ansiosi dell’emozione di un tour sul saliscendi desertico.

In questa Disneyland in salsa peruviana proviamo a risalire per raggiungere un punto panoramico dal quale scattare alcune foto. Usando la premura di calzare le ciabatte per non riempire di sabbia le scarpe ci troviamo a scivolare su una superficie quasi incandescente, sulla quale i piedi non resistono al calore. Non senza fatica riusciamo a raggiungere il punto di osservazione prefissato, immortaliamo il paesaggio ed andiamo a ristorarci con un fruit salad e gelato. Nei negozi di bevande troviamo in vendita anche l’Inka Cola, una bibita dal colore della limonata con un gusto strano, quasi simile al chewing-gum. E’ domenica, pertanto sono le famiglie in gita a farla da padrone, con nugoli di bambini vocianti che si bagnano nel lago. Pensiamo di aver visto tutto quanto poteva interessarci di Huacachina e riprendiamo un mototaxi, un tuktuk, per rientrare a Ica. La centrale Plaza de Armas non ha molto da dire, mentre la cattedrale e’ chiusa con i campanili supportati da strutture in legno, conseguenze del disastroso sisma. Notevole invece la chiesa di San Francisco.

Vigneto di vigneti fioriti in una zona collinare del Perù e della Bolivia.

Tacama, Cachiche e bus notturno per Arequipa

In tutte le citta’ attraversate finora sono evidenti i danni causati dal terremoto del 2007: case in costruzione, mucchi di macerie non rimosse ed un arredamento urbano che sa di provvisorio. Ci dicono che i soldi per la ricostruzione arrivano col contagocce, mentre la popolazione locale e’ in maggioranza povera e non e’ in grado di fare da sola. Un altro problema pare essere l’acqua, sempre di meno per irrigare le coltivazioni necessarie alla sopravvivenza. Il momento piu’ bello dell’anno e’ a marzo, epoca di vendemmia, in cui si fa una festa che dura quindici giorni in quanto gran parte dell’economia gravita proprio intorno ai prodotti vinicoli. Con un altro taxi ci portiamo alla Bodega Tacama, da cui parte una visita guidata all’interessante cantina, che ci porta a capire come vengono prodotti i migliori vini peruviani provenienti proprio da questa regione: rosso, bianco, spumante ed il famoso pisco. Quest’ultimo e’ un’acquavite che si produce col mosto anziche’ con le vinacce, come invece avviene con le nostre grappe.

Grazie alle elevate temperature, i vini sono abbastanza alcolici, ma vengono normalmente mischiati per migliorarne il gusto e la rotondita’. In ogni caso si tratta di vini da bere entro un anno e mezzo, tranne quelli che ottengono una stagionatura in barrique. L’uva nera viene pressata due volte al fine di migliorarne il gusto, mentre quelle bianche non vengono ripressate. Le vinacce di queste ultime vengono poi utilizzate come fertilizzante. L’azienda e’ appartenuta originariamente a dei religiosi, per poi essere venduta ad inizio Ottocento ad una famiglia ed attualmente si trova in mano ad un privato peruviano. Accanto alla cantina si trova un bel ristorante, i cui commensali hanno appena terminato le libagioni e si apprestano a passeggiare nel giardino adiacente, splendidamente ornato di fiori ed antichi attrezzi usati nei vigneti ed in cantina. Il tutto e’ di grande interesse, solo disturbato da un esercito di fastidiosi moschini, che attratti in zona dal dolce profumo del vino ne approfittano per azzannare i turisti presenti.

Dal momento che rimane ancora un’oretta di tempo, cerchiamo di sfruttarla andando a visitare l’albero delle streghe a Cachiche, dove sembra avvengano delle predizioni, in un ambiente avvolto da qualche parvenza magica, e la poco distante “Palmera de 7 cabezas“, una palma che anziche’ crescere in verticale si e’ diramata in orizzontale finendo per avere sette tronchi o diramazioni, alcune delle quali sono mozzate. Risulta che se una di queste cresce, dopo otto o nove anni porta una disgrazia; l’ultima volta fu nel 1998 quando ci fu l’esondazione del fiume. Puo’ sembrare un paradosso in quanto Ica si trova in zona pressoche’ desertica, ma il Rio Ica discende dalle vicine montagne andine e talvolta puo’ essere pericoloso; in quell’occasione buona parte della citta’ venne inondata. Entriamo ancora una volta nella chiesa di San Francisco, ormai illuminata mentre si sta celebrando una messa. Adesso e’ veramente ora di recarci al terminal, da dove alle 19,30 parte il bus notturno per Arequipa, dotato di comodi sedili reclinabili fino a 160 gradi. La cena verra’ servita a bordo, cosi’ come la colazione la mattina successiva.

Lungo le strade di tutto il Peru’ s’incontrano ininterrottamente muri decorati da slogan politici, ma soprattutto inviti a votare questo o quel candidato. Nonostante siano gia’ in parte scrostati, sovente recano la data di elezioni recenti. E’ una costante che ci accompagnera’ lungo tutto il viaggio, cambiando ovviamente i nomi a seconda della zona, in quanto si tratta essenzialmente di candidati a sindaco o ad elezioni regionali. Lo stesso si puo’ dire per i dibattiti politici: tanto le radio dei tassisti quanto le tv presenti nei bar sono sintonizzati su programmi che diffondono talk show con rappresentanti dei partiti, a dimostrare un interesse politico del tutto sopito dalle nostre parti. Occorre anche dire che la domenica del nostro rientro il Peru’ andra’ alle urne per dei referendum che chiedono l’espressione dei cittadini su alcune modifiche costituzionali, la piu’ incisiva delle quali proporra’ la non rielezione dei congressisti a Lima. A parte il momento assai caldo, e’ comunque palpabile l’interesse dei cittadini per la cosa pubblica, con la differenza che loro continuano ad animarsi in dibattiti dove i politici brandiscono i soliti argomenti, onesta’, giustizia, uguaglianza, simili ad ogni latitudine del mondo, soprattutto quella latina. Anche qui il tasso di corruzione percepito e’ molto elevato ma non esiste ancora lo status di sfiducia che permea i nostri tessuti; probabilmente si e’ ancora in una modalita’ dove si crede che il prossimo politico possa essere quello giusto. Non colpisce pertanto leggere la promessa di un politico che assicura agua para todos quasi avesse le chiavi necessarie per aprire la valvola che fa sgorgare il prezioso liquido nel deserto o fosse in grado d’intercedere per ottenere delle precipitazioni.

Pernottamento
Bus da Ica a Arequipa

IT

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