Giorno 5

Trekking Colca Cañon I

Discesa nel Colca Canyon, nel regno dei condor

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Trekking Colca Cañon I

Verso il Colca fra altipiani e Cruz del Condor

Come promesso, la sveglia ci da’ il buongiorno alle 2,30. Per oggi e domani abbiamo prenotato il trekking nel Canyon del Colca ed il programma si presenta molto intenso. Un minibus passa a prendere noi con una dozzina di altri avventurieri di pelle bianca per dirigerci verso il canyon. Complice la solita alba di buon’ora ed un paesaggio che diventa via via piu’ magico, non fatichiamo a tenere gli occhi aperti. Una volta lasciata la citta’, mentre il traffico inizia a farsi gia’ intenso, entriamo subito in una zona arida. La strada e’ bella, ampia e in buone condizioni. Anche i riempimenti e le curve sono ben impostati, non da tipica strada andina come siamo abituati ad immaginare.

Il paesaggio e’ un continuo desertico dove non cresce vegetazione. Ad un certo punto compare uno stabilimento illuminato: si tratta di una cava di cemento, originata dalle abbondanti ceneri vulcaniche depositatesi nella regione, e questo spiega il perche’ di tanti camion che procedono a passo d’uomo. Fra un saliscendi e l’altro si aprono degli altipiani dove la strada corre come una linea retta. Raggiungiamo un’elevazione superiore ai 4700 metri, anche se gli altipiani sono sui 3500. A questa quota ci sono ancora alberi d’alto fusto ma si tratta quasi esclusivamente di eucalipti, il resto sono cactus e piante simili a fichi d’India. Un vulcano, il Sabancaya, sta eruttando: ci dicono che lo fa quasi ininterrottamente da oltre due anni, creando una discreta attivita’ sismica.

Mate de coca
Il mate de coca è un gesto quotidiano d’alta quota, usato per sostenere fiato ed energie sulle Ande.

Raggiungiamo infine un altopiano che ci portera’ a Chivay in tre ore da Arequipa; a seguire ci si ferma per la colazione in un locale ben organizzato, dove ci portano pane, burro e marmellata con un ottimo mate di coca. Si tratta di un infuso: ognuno di noi prende alcune foglie di coca e le mette al fondo della tazza per aggiungervi dell’acqua bollente. Dopo qualche minuto il liquido diventa giallo paglierino e si puo’ bere. E’ utile per restituire energie quando si e’ in quota e scopriamo in questa prima occasione che la coca non e’ poi cosi’ nociva come si pensa da noi, almeno se assunta in questa forma. Ma sull’argomento torneremo piu’ avanti con maggiori dettagli. Il locale e’ ospitato in una sorta di mini fattoria dove scorrazzano galline, anatre e qualche tacchino. Tutto intorno sono campi del tipico quanto basso mais bianco, patate viola e altre colture che in parte non conosciamo. Nel complesso i terrazzamenti appaiono molto ordinati; l’acqua fa miracoli, l’abbiamo gia’ visto ieri ad Arequipa.

Chivay e’ il cuore pulsante della regione del Colca, il luogo dove si acquistano i biglietti che consentono l’accesso al parco del canyon. Riprendiamo la nostra strada in salita per effettuare uno stop alla Cruz del Condor, un luogo che il solo nome evoca buona parte dei sogni del nostro viaggio. Dicono che la stagione non e’ buona in quanto le femmine stanno covando le uova, mentre i maschi controllano che nessuno le disturbi. In realta’, dopo un attimo, due enormi rapaci planano non distanti dalle nostre teste, quasi fossero venuti per vedere noi. Con una passeggiata nei dintorni ne vediamo altri piu’ in basso nel canyon, che in questo punto e’ profondo circa 1500 metri. Pur essendo gli uccelli piu’ grandi del mondo con un’apertura alare sui tre metri, sembrano piccoli laggiu’ in basso, e sovente non vale nemmeno la pena fotografarli. Scopriamo che il condor e’ un animale molto particolare e longevo, vive fino a 75 anni; il maschio forma coppia con una sola femmina e quando rimane vedovo finisce, ci dicono, per suicidarsi. Una sorta di amore estremo che risulta essere unico fra le specie viventi. Gli uccelli vivono in anfratti posti lungo le ripide pareti rocciose e si cibano unicamente di animali morti che identificano grazie ad una potente vista. In nessun caso uccidono animali vivi per mangiare.

Paesaggio montano arido con cactus in primo piano in Perù e Bolivia.

Discesa nel Colca e arrivo all’oasi di Sangalle

Sul piazzale alcune donne indie vendono i loro manufatti multicolori. Ancora un tratto col minibus e siamo finalmente al punto di partenza del trekking, poco prima di Cabanaconde. Qui veniamo presi in consegna da una giovane quanto brava e simpatica guida che ci accompagnera’ nei due giorni. Ma ecco che poco prima d’incamminarci altri volatili si librano nel cielo, in prossimita’ delle rocce. I condor maschi stanno roteando in ricognizione affinche’ nessuno disturbi le femmine mentre covano. Noi siamo talmente incantati a guardarli e a riprenderli che non saremmo nemmeno in grado di muoverci. Il loro volo planato, senza sbattere le ali, sostenuto unicamente dalle correnti aeree del canyon restituisce una figura quasi miracolosa. Come se non esistesse gravita’ in quel volo agile e signorile; un’immagine di liberta’ della quale anche noi oggi disponiamo.

Il canyon e’ il secondo piu’ profondo del mondo e il nome Colca sta a significare l’unione fra le due culture cabana e collagua. Il cielo e’ leggermente velato ma si sta bene, sono le 10 e col passare delle ore il sole andra’ ad impadronirsi della volta. Gita speciale quella odierna, non mi era infatti mai capitato di intraprendere un’escursione in cui prima si scende e poi si sale. In questo caso occorre considerare che siamo a 3350 metri, dobbiamo scenderne circa 1200 e domani dobbiamo avere le forze per risalire. Non e’ come sulle nostre montagne che se sei stanco ti fermi e scendi; qui, una volta al fondo, devi risalire senza se e senza ma. In realta’ scopriremo che ci sono dei muli con conduttore, i quali possono caricare l’escursionista e portarlo su in caso di necessita’. Ovviamente sono a pagamento, ma in questi casi i soldi non sarebbero il primo problema.

Il sentiero e’ largo, anche per consentire il transito ai muli carichi di materiali. Occorre ricordare che il fondo si raggiunge unicamente a piedi o con l’ausilio di animali, non esistendo strade transitabili. Sul lato nord vediamo una carrareccia che corre in quota parallela al canyon, ma la discesa delle merci deve avvenire unicamente tramite uomo o animale. La scarsa vegetazione si limita a piante grasse, agavi di notevoli dimensioni e fichi d’India. Impieghiamo un’ora e mezza per raggiungere il ponte sospeso che attraversa il Rio Colca e camminiamo un’altra mezz’ora sull’altra sponda per raggiungere una casetta dove e’ stato organizzato un pranzo frugale, minestra di quinoa e patate ed un piatto contenente riso, un pezzo di carne non meglio identificato e verdura con avocado.

Verso le 14 proseguiamo con significativi saliscendi per raggiungere infine l’oasi di Sangalle, dove pernotteremo stanotte, e ne approfittiamo per fare un meritato salto in piscina. In effetti il fondo del canyon e’ ricco di acque termali, cosi’ i semplici lodge che si trovano qui possono avere una propria piscina; ce ne sono cinque in tutto. Il paesaggio ha dell’incredibile: le due sponde del canyon sono aride, con una vegetazione di piante grasse e molta polvere dovuta alle scarse piogge che tardano ad arrivare. Piove una quindicina di volte all’anno ma quest’anno e’ stato particolarmente asciutto e lo vediamo dalle agavi appassite ansiose di precipitazioni e dai sentieri particolarmente polverosi che causano rischio di scivolamento. Per contrasto il fondo presenta oasi di un verde lussureggiante e alcuni lodge sono provvisti persino di giardino all’inglese.

Lungo il percorso la nostra guida ci insegna a riconoscere bacche ed erbe che possono tornarci utili: la prima e’ la muna, un’erba assimilabile alla nostra menta ma con un gusto leggermente piu’ asprigno e la si beve in infusione, in quella che noi chiamiamo tisana mentre in Sudamerica si definisce come mate. Viene usata come energetico e sembra possedere varie caratteristiche officinali. Veniamo poi a conoscere la cochinilla, pianta medicamentosa per lo stomaco e per eventuali altri problemi digestivi. Le sue bacche sono ricoperte di una polvere bianca che, una volta schiacciate con i polpastrelli, lasciano fuoriuscire un liquido rosso intenso che gli antichi Inca usavano per truccarsi il viso. Proprio per calarci bene nella scena, ci dipingiamo anche noi con questa colorazione; ha di sicuro il vantaggio che basta una lavata per rimuoverlo quando non si intendano piu’ spaventare i nemici. Esiste anche una pianta della quale si strofinano le foglie in apparenza assai asciutte; queste emettono un odore piuttosto agro e, sfregate sulla pelle, servono come repellente contro i frequenti mosquitos che infestano la zona. Infine la guida ci parla dell’eucalipto e delle sue proprieta’, che gia’ conosciamo anche alle nostre latitudini.

Nella parte bassa del canyon crescono molti fichi spontanei, quasi a formare un bosco. Il saliscendi pomeridiano necessario per superare i canaloni che digradano ripidi dal versante nord ci porta comunque ad accumulare un dislivello in salita di 500 metri pur essendoci calati sul fondo. Poco prima di raggiungere Sangalle il sentiero passa di fronte ad una macchia di verde: e’ il punto in cui l’acqua termale sgorga a 38 gradi dalla roccia. Una parte viene incanalata a beneficio del villaggio, mentre il rimanente scende verso il rio e con il suo calore consente la proliferazione di una vegetazione assai vivace. Questo punto del sentiero viene definito dai locali come quello del malaugurio o delle energie negative. A dispetto della sua visuale, la curva a gomito strapiomba nel vuoto e nei tempi ha fatalmente attratto diverse persone, che per distrazione o per precisa volonta’ sono cadute senza rimedio. Purtroppo il mattino successivo verremo a conoscenza di una disgrazia accaduta proprio nella notte, anche se non in questo punto: un escursionista spagnolo di 43 anni e’ arrivato in fondo al canyon stremato, probabilmente complice anche la quota, gli e’ stato somministrato dell’ossigeno, e’ andato a riposarsi e, quando i proprietari del locale sono andati a cercarlo perche’ non si era presentato per cena, lo hanno trovato senza vita nel letto. Triste fine per chi non voleva far altro che godersi questo splendido angolo di mondo. Serve a poco, ma consola pensare che se proprio si deve morire sia meno triste dopo aver visto e vissuto l’esperienza del Colca.

Paesaggio del canyon di Colca in Perù con strutture abitative ai piedi della parete rocciosa.

L’oasi di Sangalle presenta una natura lussureggiante punteggiata da palme, in aperto contrasto con gli aspri pendii che la sovrastano. Le pareti intorno variano dal giallo, di origine sulfurea legata ad eruzioni vulcaniche, ai classici parallelepipedi verticali simili a canne d’organo del basalto. Altrove si rilevano rocce grigie friabili, simili a cemento, anch’esse ceneri conseguenti alle numerose eruzioni vulcaniche della zona. Raggiunto il nostro campo ci rilassiamo qualche minuto in piscina, prima che il sole verso le 17,30 si nasconda dietro le alte pareti sovrastanti. Siamo poco sopra i 2200 metri, il che non rappresenta certo una quota considerevole da queste parti, ma quando l’astro scompare l’acqua si fa irrimediabilmente fresca. Poco dopo percepiamo un colpo con seguente sommovimento, quasi qualcosa si fosse schiantato nelle vicinanze del villaggio: e’ un piccolo sisma fortunatamente breve e di bassa intensita’, ai quali gli abitanti sono ormai abituati.

La cena ricalca sostanzialmente il pranzo anche se siamo da un’altra parte. Stessa minestra, mentre di secondo ci aspetta una pastasciutta. Ma non siamo di certo qui per apprezzare le delizie della cucina. I frequentatori del trekking sono soprattutto giovani, con prevalenza di donne, provenienti da Europa e America. Del resto non e’ la meta piu’ adatta per chi ha problemi di linea o di allenamento. La stanza in cui dormiamo e’ piccola quanto spartana. Non ci attendevamo niente di che’ e per una notte va piu’ che bene. Manca poco alle 21, ma la localita’ non offre grandi alternative e abbiamo alle spalle una sveglia alle 2,30, pertanto non e’ difficile prendere sonno. Anche perche’ domattina l’adunata e’ prevista alle 5. Durante la notte ci tengono compagnia vari tipi di uccelli con il loro canto: non fa freddo e riusciamo a ristorarci bene.

Pernottamento
Colca Canon – Bungalow Oasis

IT

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