Giorno 4

Arequipa

La città bianca di Arequipa, tanta storia in mezzo ai vulcani

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Arequipa

Arequipa, la citta’ bianca ai piedi del Misti

La notte trascorsa sdraiati sulle poltrone reclinabili del bus che copre i 720 km da Ica ad Arequipa non scorre tranquilla come nel proprio letto ma e’ sufficiente per riposare ed arrivare in condizioni adatte per iniziare una nuova giornata nella nostra destinazione. L’alba verso le 5,30 impedisce di continuare il sonno, cosi’ abbiamo il tempo per ammirare l’arido paesaggio che ci scorre dinanzi nell’entroterra verso la seconda citta’ del Peru’, la cosiddetta “citta’ bianca“, grazie alla colorazione della pietra sillar, di origine vulcanica, che costituisce la maggior parte dei muri delle case. La strada si snoda lungo un saliscendi dove camion e bus arrancano con fatica. Quando raggiungiamo Arequipa, posta a 2300 metri di quota, separata da un fiume abbastanza impetuoso che scende dalle elevate sommita’ poste intorno al centro urbano, il cielo presenta nuvole in corso di diradamento.

Prendiamo possesso della camera in un hotel dal buon rapporto qualita’/prezzo e ci accingiamo alla visita dell’interessante centro storico iniziando dalla cattedrale. Partecipiamo alla visita guidata che ci conduce a vederne anche la parte superiore, fino a raggiungere il tetto, dal quale si gode di una splendida vista, in particolare sul Misti, un vulcano la cui altezza sfiora i 6000 metri e che dista solo 17 km. Ci stupiamo nel vederlo senza neve, ma ci assicurano che nella stagione umida che sta per iniziare la parte sommitale verra’ imbiancata. A volte questo accade anche durante la stagione secca, quando le rare precipitazioni, in verita’ scarse lungo tutto il corso dell’anno, posano una lieve coltre destinata a durare piu’ a lungo grazie all’inverno tropicale.

Sillar
Il sillar è la pietra vulcanica chiara che dà ad Arequipa il soprannome di città bianca.
Vista panoramica della Plaza de Armas ad Arequipa con una lunga fila di archi in pietra.

Mercato, Santa Catalina e quartieri di Arequipa

Anche qui le costruzioni raramente si elevano oltre il primo piano a causa della sismicita’ del terreno: l’ultimo terremoto e’ avvenuto una decina di anni fa e ha rimaneggiato una parte della cattedrale. Del resto va ricordato che Arequipa e’ circondata da vulcani, i quali rappresentano da soli un segnale di instabilita’ del suolo. Proseguiamo per la chiesa della Compania de Jesus, quella dei gesuiti appunto, cacciati dal Paese qualche secolo fa e riaccolti all’inizio dello scorso. Tanto all’esterno che all’interno l’edificio presenta una serie di decorazioni che contrastano con la candida austerita’ della vicina cattedrale. All’interno vediamo una statua di Gesu’ Cristo mentre porta la croce vestito con un saio. Cosi’ come da altre parti, il Cristo viene sempre raffigurato vestito; persino quando e’ in croce indossa una sorta di kilt. In alcune sculture i visi sono di colore molto scuro, qualcuno vuol farci credere che siano scampati ad un incendio, ma ci sembra piu’ probabile rilevare una forma di sincretismo, dove un santo o un Cristo scuro di carnagione sia piu’ prossimo ad una popolazione indigena dalla colorazione brunastra.

La citta’ presenta una pianta quadrata, quasi fosse stata progettata da urbanisti dell’antica Roma, ed e’ pertanto facile da girare senza perdersi. Andiamo al mercato di San Camilo, caratteristico, dove con maestria fantasiosa sono posti in vendita pesci di ogni genere, carne tagliata o tritata sul momento per poi essere esposta, vanno molto le interiora come trippa, milza e cuore, verdure insacchettate al momento e pronte per essere mangiate, diverse varieta’ di patate di ogni forma e misura, mais, spicca quello bianco dai grossi chicchi e quello nero usato per fare la chicha morada, semi e cereali fra i quali molte varieta’ di quinoa e riso, frutta proveniente dalla selva amazzonica, papaya, mango, avocado, bananite, frutti della passione, ananas, lime, mele, e un’apoteosi di formaggi locali. Le patate sono particolarmente abbondanti dal momento che siamo nella zona d’origine del tubero, che poi si e’ diffuso in tutto il mondo.

Una rapida occhiata alla Casa Ricketts, attualmente sede di una banca, ed e’ ora di una pausa per il pranzo: gustiamo il nostro primo alpaca alla plancha. Prima di continuare la visita ci portiamo nell’agenzia Tour Routas del Sur, con la quale nelle settimane scorse abbiamo prenotato il trekking del Colca ed abbiamo avuto pochi segnali di conferma. Rassicurati che la nostra prenotazione fosse andata a buon fine e dal momento che la iglesia di San Francisco e’ ancora chiusa, approfittiamo per visitare il monasterio de Santa Catalina, un vero gioiello che si estende su un’ampia superficie del centro cittadino. Il luogo ospita un convento di suore da circa 500 anni, oggi in parte adibito a museo; assume significato grazie ai suoi vicoli stretti quasi come fosse una citta’ nella citta’. Il tutto viene impreziosito all’occhio del visitatore dalle intense colorazioni rosse e azzurre pastello, rese ulteriormente brillanti dal sole che picchia quasi sulla verticale. L’ambiente e’ inoltre ingentilito dalla presenza di una moltitudine di vasi di gerani rossi, fioriti e ben curati.

Facciamo un salto sull’altra riva del torrente, nel quartiere di Yanahuara, dove si trova un mirador che consente la splendida vista della citta’ con il vulcano Misti sullo sfondo. Rientriamo a piedi in mezzo ad un traffico caotico per visitare la chiesa di San Francisco, finalmente aperta, nel momento in cui vi si celebra la messa. Dopo tante chiese giunge finalmente il momento in cui si puo’ rifocillare anche il corpo: optiamo per un ristorante centrale, aperto recentemente e che propone una cucina peruviana rivisitata con una dose di fantasia. Assaggiamo un succulento trittico di alpaca, prosciutto con varie salse, alla tartare e allo spiedo. Come pesce non possono invece mancare i locali camarones, gamberi di fiume che sono giusto in stagione. Ancora un giretto digestivo quanto suggestivo sulla Plaza de Armas per vedere la cattedrale ed i porticati illuminati. Alcuni operai stanno allestendo un albero di Natale e ci appare quasi fuori luogo vederlo in un contesto cosi’ assolato e caldo. Sono appena le 21 ma e’ gia’ ora di andare a letto, stanotte la sveglia suonera’ terribilmente presto.

Sincretismi e devozioni nella citta’ bianca

Nelle chiese s’incontrano sovente Madonne e santi ai cui piedi sono poste delle lunghe barre che servono per portarli in processione in occasione delle varie festivita’. Il modo d’intendere la fede ha un qualcosa di antiquato se visto attraverso i nostri occhi di europei. I luoghi di culto sono infatti pieni di nicchie al cui interno si trova ogni sorta di santo, Madonna, Assunta, Immacolata, Addolorata, presso i quali i fedeli si recano in preghiera o a chiedere grazie, con una forma di devozione che da noi si puo’ incontrare solo presso alcuni anziani abitanti di paesi sperduti. In funzione della grazia da richiedere o del nome che si porta, ci si reca a pregare un santo piuttosto che l’altro. Gli stessi nomi ai bambini vengono sovente attribuiti in funzione del mese di nascita, cosi’ chi e’ nato a giugno e’ probabile che si chiami Antonio, ad agosto Assunta o Immacolata a dicembre, e cosi’ via.

Pernottamento
Arequipa – Conde de Lemos

IT

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