Giorno 2

Paracas

Paracas e la Reserva Nacional

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Paracas

Da Lima a Paracas lungo la Panamericana

Alle 5 in punto l’autista viene a prenderci ed in una capitale deserta arriviamo presto al terminal di Cruz del Sur, uno dei migliori operatori di trasporto, per andare a Paracas. Ancora privi di esperienza siamo molto guardinghi nei confronti dei presenti, quasi che ognuno dovesse rubarci i nostri averi. Certo i terminal dei bus non sono luoghi molto raccomandabili, ma col tempo scopriremo che si puo’ stare relativamente tranquilli; il luogo e’ ben organizzato, con quattro gate, dove un quarto d’ora prima di partire si lasciano i bagagli. Qualche settimana fa abbiamo prenotato via internet i primi due posti al piano superiore del bus per garantirci la veduta della costa che si affaccia sul Pacifico. Il paesaggio resta grigio e, man mano che ci si allontana da Lima, la foschia scompare ma lascia il posto ad alte nuvole.

E’ curioso rilevare una serie di stabilimenti balneari vuoti, quasi abbandonati, in questo giorno festivo d’inizio estate; ci verra’ spiegato che i limeni tendono a muoversi soprattutto per le ferie o i ponti lunghi, mentre di solito trascorrono il week end in citta’. Molto affollati sono invece gli allevamenti di polli situati proprio in prossimita’ della costa, in alcuni casi con tanto di raccoglitori nei quali scendono le uova. Col trascorrere dei chilometri iniziamo a vedere il tipico ambiente della regione, desertico ma intagliato di tanto in tanto da una striscia verde, segno che scorre un torrente e intorno prospera la vita. Dove i corsi d’acqua sono piu’ significativi crescono coltivazioni di pomodori, carciofi ed altre verdure di difficile identificazione. Le zone aride sono costituite da dune, la cui superficie sabbiosa nasconde agglomerati di pietre di varie dimensioni. Quando ci avviciniamo alla destinazione prendono forma ampi vigneti, dai quali si ricavano i migliori vini peruviani, nonche’ il famoso pisco, un’acquavite tipica di Peru’ e Cile.

Pisco
Il pisco e’ un distillato d’uva simbolo di orgoglio nazionale, al centro di una lunga disputa culturale tra Peru’ e Cile.

I bus non possono superare i 90 km orari e la scarsa fama di cui godevano deve aver indotto i governanti a rinforzare le norme di sicurezza: sui mezzi e’ presente un display che segnala la velocita’ attuale, invitando i passeggeri ad evidenziare eventuali eccessi da parte del guidatore. Gli autisti possono guidare al massimo cinque ore di giorno e quattro ore di notte, dopodiche’ si alternano. Lungo le strade si trovano frequenti posti di controllo o piazzole organizzate per verificare la portata dei veicoli. Incontriamo anche frequenti casette, simili a cucce di cani, poste quali lapidi sul luogo di incidenti.

Superiamo il paesino di Pisco, troppo circondato da stabilimenti produttivi, e nonostante qualche minuto di coda causato dai lavori sulla Panamericana Sur, alle 11 siamo a Paracas, una bella cittadina balneare situata 250 km a sud della capitale. Un violento terremoto e successivo tsunami l’hanno distrutta dieci anni fa e le ferite sono ancora evidenti, con intere famiglie che vivono tuttora nelle baracche; talvolta riesce difficile distinguere le case in costruzione da quelle volutamente non ultimate. Sembra che la cosa sia programmata e scopriremo essere un’abitudine in tutto il Paese, in quanto pare che alcune tasse vengano applicate solo se la casa e’ provvista di tetto. Da qui un imperversare di abitazioni con mattoni a vista e strutture di tondini per cemento armato sciolti, che si librano nell’aria ad anticipare il possibile innalzamento di un piano.

Paesaggio costiero arido con onde che si infrangono su scogliere di terra secca.

Reserva de Paracas e tramonto sul Pacifico

Il meteo si e’ volto al bello stabile, non fa caldo ed il tutto ci invita a noleggiare delle MTB dopo aver preso possesso della camera, prenotato il giro in battello di domani alle Islas Ballestas e mangiato un ceviche di sogliola con pisco sour, un mix di pisco, lime, zucchero e bianco d’uovo. Con le biciclette, delle quali e’ lecito dubitare la tenuta, percorriamo le strade sterrate della Riserva nazionale di Paracas, un’area fra le piu’ secche del mondo, che ci porteranno a vedere le sabbiose quanto frastagliate coste sul Pacifico. E’ di particolare bellezza la Cattedrale, un faraglione di roccia che costituiva un arco naturale, buttato giu’ dalla violenza del terremoto nel 2007.

Proseguiamo verso Lagunillas, vediamo il curioso Centro de Interpretacion e rientriamo poco prima che il sole tramonti, per un totale di almeno 25 km percorsi. Questo momento ce lo godiamo invece dalla spiaggia di Paracas, in un tripudio di colori caldi, sul lungomare ricoperto da una coltre di alghe verdi scintillanti e profumate. In paese e’ presente un numero limitato di turisti stranieri e i locali dove mangiare sembrano risentirne. Lungo la passeggiata vediamo uno dei tipici cani “nudi”, ovvero senza pelo, presenti gia’ in epoca precolombiana, poi sostituiti da razze europee, non fosse altro per il fatto che queste sono di piu’ gradevole aspetto. Per cena non si puo’ prescindere dal pesce, in questa che sara’ una delle poche occasioni in cui ci troviamo di fronte all’oceano. Gustiamo un piatto di branzino con del coquillage ed una sogliola con gamberi e salsa di aragosta, il tutto contornato dalle famose patate peruviane e verdura cotta. Come nel resto del Paese la cucina e’ molto piccante, grazie al largo uso di peperoncino, il famoso rocoto. Proviamo per la prima volta la birra Cusquena, che apprezziamo fin da subito, soprattutto nella versione negra.

Pernottamento
Paracas – Hotel Betania

IT

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