Giorno 5
Verso sud, prime città oasi
Sabbia, arido, cittadine (Toggourt e Tamacine) e una bella moschea
Mercato di Biskra e cultura dei datteri
Giornata interlocutoria quella di oggi, ma non priva d’interesse. Iniziamo con una passeggiata mattutina al mercato di Biskra; da sempre i mercati sono il termometro di una società e valgono una visita non soltanto per i colori e la varietà delle merci esposte. Quello che potremmo definire un bar espone in bella vista sul bancone il doubar, composto da grandi vassoi traboccanti un indefinibile quanto attraente minestrone composto da pomodoro, carne, ceci e fagioli dal quale l’oste attinge e ne versa mestolate in un piatto, con aggiunta di spezie piccanti. È invitante, ma richiede un certo coraggio dal momento che viene servito unicamente dalle 6 alle 11 di mattina; diversamente la pensano i locali che invece del cappuccino a inizio mattinata si saziano con questa robusta portata ristoratrice. Nel frattempo è bello osservare la quotidianità cittadina: dalle massaie che fanno la spesa al panettiere mentre scarica ceste di baguette, retaggio francese non rigettato all’insegna di un compromesso accettabile. Passeggiando lungo le strette vie centrali finiamo dentro un negozio specializzato in datteri e affini per concludere alcuni acquisti da portare a casa quale succulento souvenir. Oltre a imparare interessanti nozioni sui datteri, non manchiamo alcuni assaggi per orientare meglio la scelta. Vi si trovano esposte diverse qualità a prezzi crescenti: si parte da quelli piccoli e quasi secchi, simili a una ghianda, (costo poco meno di 1€/kg) per arrivare alle varietà più polpose che superano di poco i 2€/kg. Maturano e vengono raccolti in questo periodo, per un paio di mesi, ma possono essere conservati per un anno intero. Dicono che mangiando tre datteri al mattino si abbiano sufficienti energie per quasi tutta la giornata, ragione per cui durante il periodo del Ramadan pare bastino alcuni datteri prima dell’alba a sopportare il digiuno che si protrarrà fino al tramonto. Normalmente vengono mangiati in numero dispari, con un massimo di sette. Le vetrine del negozio mettono in mostra anche succhi, marmellate e gelatine, tutto rigorosamente a base di dattero. Nel frattempo due poliziotti della scorta ci attendono fuori, forse a protezione degli altri frequentatori del mercato…
Touggourt e Tamacine
Lasciamo così Biskra per incamminarci lungo un deserto irregolare e palmeraie da dattero fra le più eccellenti di tutta l’Algeria, per raggiungere l’abitato di Touggourt, il quale non ha molto da mostrare se non la stele eretta nel centro di una rotonda a ricordo del raid automobilistico che partì proprio da qui per raggiungere Timbuctu nel Mali. Una spedizione pionieristica effettuata nel 1922 patrocinata nientemeno che da André Citroën, in occasione della quale intelligenza e coraggio coniugati a un minimo di sana follia consentirono di effettuare la prima traversata sahariana. Noi ci accontentiamo di un leggero pranzo nella gelateria sull’altro lato della strada, prima di ripartire alla volta di Tamacine, che s’introduce con un grazioso laghetto contornato da palme; sempre una vista gradevole dopo che l’occhio è abituato a vedere per ore solo i colori del deserto, misto a stupore di come possa sorgere un bacino acquifero in mezzo a tanta aridità. L’acqua tuttavia non è soltanto foriera di belle visioni, nel deserto piove poco ma quando arrivano le precipitazioni sono intense e arrecano danni; così fu proprio a Tamacine in più occasioni dal 1964 al 1980 quando ondate di violente piogge si abbatterono sul villaggio distruggendolo e rendendolo inabitabile. Le abitazioni in stile berbero non sono state in grado di reggere e nemmeno erano state pensate per farlo: l’argilla dei muri e dei tetti è colata giù facendo crollare molte case. Un rapido giro in questa ghost town che pare sia stata scossa da un terremoto, stavolta proveniente dal cielo, consente di vedere i disastri causati. L’argilla consente un miglior isolamento termico ma i blocchi in cemento reggono meglio alle abbondanti intemperie che di tanto in tanto possono presentarsi, ragion per cui i nuovi edifici vengono costruiti col sistema che garantisce maggiore sicurezza. Oggi rimane il bel minareto e più distante la cupola della moschea, un tempo ricoperta da vivaci piastrelle color verde.
La Zawiya Tidjania è la sede di una interessante quanto bella moschea risplendente nei suoi disegni a colori vivaci, illuminati dal sole ormai avviato a terminare la sua giornata. Ben restaurata, non nasconde una ricchezza probabilmente dovuta al fatto di essere sede di una zawiya potente e di conseguenza influente nelle alte sfere. È il momento della preghiera e non possiamo accedere agli interni, ma la parte più interessante è costituita dai cortili con i loro archi decorati. È interessante notare l’attenzione del poliziotto che ci fissa con occhi penetranti affinché non usciamo dal cancello posteriore, quello secondario sul lato residenziale del villaggio, sicuramente non nel timore che ci perdiamo o a rischio della nostra incolumità. Non pensiamo nemmeno si voglia impedire attività di spionaggio, apparentemente è un paesino sperso nel deserto e si vedono circolare solo anziani. Ci sfuggono le ragioni reali di tanta sorveglianza.
Dune di Sidi Khouiled e arrivo a Ouargla
Trasferendoci dal bello dell’architettura umana a quello della natura, poco prima del tramonto raggiungiamo le dune di Sidi Khouiled. È il primo contatto con il deserto di sabbia, quello che iconicamente tutti immaginiamo: le dune si susseguono e le loro forme ondeggianti si stagliano a perdita d’occhio; non resta che togliersi le scarpe e salire su quella più alta, salvo trovarne di più grandi non appena raggiunta la cima, e buttarsi giù inventando una sciata a piedi nudi. Il deserto, come la montagna, esprime un senso di distacco dal resto del mondo, un sistema per disconnettersi e sentirsi liberi. Ma che nel contempo richiama all’attenzione: la natura è sempre più forte di noi e va rispettata anche nel suo approccio meno avventuroso. Rientriamo non appena la palla infuocata si inabissa andando a illuminare altre genti più a ovest, lasciando per noi la magia delle cromaticità tendenti al rosso, secondo i crismi della rivoluzione terrestre e scandendo così il passare del tempo.
In una ventina di minuti raggiungiamo la meta del pernottamento odierno, Ouargla, una città di medie dimensioni, il cui hotel non è poi diverso dai precedenti: hall ed esterni di lusso, poco che funziona e servizi scadenti in camera; ma occorre riparametrarci alla realtà del Paese e se avessimo voluto soggiornare in hotel confortevoli in un contesto di cultura araba avremmo scelto Dubai e non l’Algeria. Siamo qui per ben altre ragioni che al momento stanno ripagando le aspettative.
Si va a cena in un ristorante che a prima vista sembra eccezionale, dove si cucina l’agnello cotto al forno in pozzi immersi sotto la sabbia, la carne risulterà tenera e dal gusto indimenticabile. Anche qui però regna una disorganizzazione tale che solo l’assenza di un Tripadvisor ci impedisce di stroncare la struttura senza appello. Prima di andare a dormire, verso le 22:00, siamo oggetto (o soggetto) di un curioso siparietto: nel momento in cui lasciamo l’hotel per sgranchirci le gambe nelle vicinanze, veniamo subito rincorsi da un solerte addetto immediatamente avvertito dalla reception circa la nostra incauta decisione. Ci spiega che la città non è sicura, è crocevia di traffici illeciti, soprattutto droga, e il rischio di essere assaliti è elevato. Senza grande disturbo, ritorniamo sui nostri passi e andiamo a dormire; Ouargla by night può riservare qualche brutta sorpresa che non intendiamo sperimentare. Scopriremo come fino a qualche tempo fa corresse parecchio hashish, ora invece vanno di moda deleterie sostanze chimiche da rendere i consumatori particolarmente spregiudicati e pericolosi. In effetti, alcuni sguardi incrociati sono tutt’altro che rassicuranti.
IT
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