Giorno 13

Oasi e ksour intorno a Timimoun

Admin

In nessun luogo come nel deserto l’acqua è fonte di vita

1 gallerie 0 mappe
Oasi e ksour intorno a Timimoun

Porte du Sudan e il sistema della foggara

Partiamo con una breve visita alla Porte du Sudan, celeberrima in quanto costituiva la porta d’ingresso in città per chi proveniva dalle selvagge lande desertiche. Andiamo a visitare il Centro Culturale che si trova nell’ex hotel Transatlantique (chiuso nel 1996) dove ora è stata fondata una scuola per giovani artigiani che intendano imparare a creare decorazioni ispirate allo stile tradizionale di Timimoun, quello sudanese, pur riadattato alle locali caratteristiche berbere. Qui i ragazzi si esercitano a elaborare sculture in argilla locale che verranno poi applicate nelle opere di decoro urbano come decorazioni murali. Gli uffici attraverso i quali transitiamo pullulano di impiegati poco interessati al loro lavoro e dall’aria annoiata.

Mentre ci avviciniamo allo ksar visitiamo anche la locale foggara lunga 20 km dal punto in cui si trova una sorgente; l’acqua viene fatta discendere fin nella parte inferiore di una scarpata dove si trova il villaggio, il quale è successivo alla costruzione della foggara stessa. La posizione del nucleo abitato è dovuta non tanto al fatto che vi si trovi l’acqua, quanto perché consente al canale la giusta pendenza e pressione per raggiungerlo. Nel punto in cui ci siamo fermati si trova un tombino all’interno del quale vediamo scorrere l’acqua, a 10 mt di profondità. Il pozzo è abbastanza caldo, l’argilla di cui è composto finisce per trattenere il calore all’interno. Ci viene raccontato che se anche ci fossero stati tentativi d’inquinare le fonti da parte dei nemici, l’acqua corrente dopo breve tempo sarebbe tornata a essere utilizzabile, quindi l’attacco avrebbe causato sì danni ma non in modo permanente. Ogni oasi ha la sua fonte che può anche arrivare da diversi km di distanza. Nel villaggio s’incontrano tre canalizzazioni che vengono divise e poi ulteriormente suddivise a seconda delle esigenze dei quartieri e delle famiglie. Il tutto tenendo in considerazione le reali necessità (persone e irrigazione), tanto che i fori per far passare l’acqua vengono regolarmente calibrati e controllati da un ispettore; tale operazione avviene tramite una lastra di rame forata che serve quale dima per verificare che il foro non venga allargato in modo disonesto.

In zona esistono alcune grotte utilizzate in passato quale abitazione, mentre ora offrono refrigerio alla popolazione locale nelle calde giornate estive. Andando a vedere la parte vecchia del villaggio, distrutto da insistenti piogge nel 2004, non è difficile comprendere le ragioni del disastro: insieme al mix di mattoni e argilla, con i quali sono stati costruiti i muri, i tetti sono costituiti da tronchi di palma sopra i quali vengono posizionate foglie di palma e quindi uno strato d’argilla, che serve anche quale coibentante nei confronti del caldo. Piovendo, l’argilla s’impregna e il peso rompe il legno facendo sfondare la soletta.

Dune dorate del deserto dell'Algeria sotto un cielo azzurro.

Ouled Said e gli ksour di Timimoun

Il villaggio si chiama Ouled Said e conta circa settemila persone. Lo ksar risale a 1.300 anni fa e la parte che non andò distrutta regge ancora bene, nonostante scarseggino gli artigiani in grado di costruire muri nello stesso stile in cui è stato edificato. Vediamo una moschea in corso di costruzione nello stesso luogo in cui si trovava quella precedente; di fianco c’è la tomba del marabutto, mentre dall’alto si vede la sua casa, l’unica con le pareti interne blu, anch’essa sventrata dalla furia della pioggia del 2004: in questo luogo ogni anno si tengono feste e banchetti in suo onore. Osservando le persone che abitano nella zona di Timimoun non può sfuggire come posseggano mani tanto grandi, questione che gli interessati liquidano seraficamente e modestamente sostenendo essere un dono di Dio di cui essere grati.

In un altro villaggio poco distante visitiamo lo ksar locale, chiamato verde. Anch’esso in stile berbero, viene denominato in questo modo perché l’argilla del posto è curiosamente di quel colore. Possiede il basamento in roccia e veniva usato essenzialmente per ragioni di difesa, chiudendo il ponte levatoio s’impediva l’accesso ad esterni. La sua edificazione si rese necessaria per affrontare gruppi di predoni che di tanto in tanto arrivavano dal Mali o da altri paesi per condurre razzie. Probabilmente le persone che vivevano dentro alle case si rifugiavano nello ksar unicamente in situazioni di emergenza o di necessità. La struttura, ora pressoché vuota al suo interno, contava su tre piani fuori terra ed era totalmente circondata da un’intercapedine.

Fuoristrada, Tala e musica nel deserto

Pranzo in quello che potrebbe essere definito come villaggio vacanze: possiede una bella sala adibita a ristorante, dove siamo i soli ospiti. Nel pomeriggio facciamo un bel giro off road in fuoristrada insabbiandoci un paio di volte, nonostante gli pneumatici siano stati debitamente sgonfiati al fine di garantire una maggior superficie d’appoggio; raggiungiamo il villaggio di Tala dal deserto (esistono anche strade che vi conducono, ma un po’ d’avventura non guasta), dove anche qui visitiamo lo ksar, la moschea, il punto da cui si diparte la distribuzione dell’acqua fra le varie canalizzazioni. È abitato da una popolazione di colore nero, evidentemente nei secoli la popolazione africana proveniente da sud si è venuta a mischiare con i tratti somatici più tipici dei maghrebini.

Cena nello stesso locale in cui abbiamo pranzato, questa volta con accompagnamento musicale; sulle prime l’orecchio ha ripudiato quella che appariva come una musica dura, difficile da ascoltare; col tempo si è abituato tanto che ci lasciamo trascinare in balli al cui confronto la musica sembra una melodia.

IT

Commenti

0 approvati

Nessun commento approvato per questa lingua.