Giorno 15

Siti romani sul Mediterraneo e Algeri

Admin

Tipaza e Cherchell: “dimore degli dei” romani – Algeri: tra architetture islamiche e coloniali

1 gallerie 0 mappe
Siti romani sul Mediterraneo e Algeri

Da Algeri a Cherchell e Tipaza

Cherchell e Tipaza

Nella notte dev’essere scesa qualche goccia perché a terra è bagnato, in ogni caso adesso il sole splende e le nuvole sono praticamente assenti; il cielo è azzurro come quasi sempre accade in Algeria. È venerdì quindi giorno di festa e per fortuna in città non c’è tanto movimento, cosa che agevola l’uscita da Algeri prima nei suoi quartieri residenziali, poi attraversando la zona delle università. L’arteria che in 70 km conduce a Tipaza corre verso ovest concedendo sguardi sulla costa e il Mediterraneo che va a colmare l’orizzonte, quando rientra si apprezzano ordinate coltivazioni: dominano le colture di pomodori sui morbidi declivi, ma anche ulivi, eucalipti, agrumeti e vigneti accompagnano il paesaggio. Incontriamo parecchie persone che iniziano il giorno festivo facendo jogging lungo la strada a scorrimento veloce, evidentemente non ci sono altre alternative e lo smog misto al rumore del traffico per loro non rappresenta un problema.

Mausoleo Reale di Mauretania e Cherchell

Una prima tappa sarà il Mauretania Royal Mausoleum, sito funerario romano edificato dai regnanti della Numidia – alleati dell’Impero – per Giuba II e la moglie, ovvero la figlia della celebre regina egiziana Cleopatra. Situato su un promontorio, domina sul litorale e offre una splendida vista sul mare.

Ancora verso ovest superando Tipaza e andiamo a visitare il museo di Cherchell (l’antica Cesarea), altra città romana nella quale il locale museo è ricco di statue e mosaici. All’uscita la storia si fonde col paesaggio, quando la piazza antistante si apre su un porticciolo che potrebbe trovarsi benissimo in qualsiasi golfo del Mediterraneo italiano, a fare bella mostra di sé con il borgo sospeso fra terra e mare. L’apparenza lascia spazio alla sostanza quando ci viene detto che la marina mercantile algerina non brilla per mezzi ed efficienza tanto che vige il detto per il quale i pesci al largo muoiono solitamente di vecchia.

Tipaza, il giardino e la Grande Moschea

Raggiungiamo finalmente Tipaza, un diamante di storia romana incastonata in una natura che più benigna non poteva essere. Non a caso l’antica città sorge in mezzo al verde a ridosso del mare, dove già Camus (ricordato da un cippo in uno dei punti più belli) l’aveva esaltata con frasi auliche, ma non occorre essere poeti per rendersi conto della bellezza di questo luogo. Come stato di conservazione siamo distanti da Timgad, ma a sopperire è il contesto, fra il verde cupo dei massicci ulivi e il blu maestoso del mare. Il rossastro delle pietre contrasta a perfezione con le cromaticità di foglie e acqua. Con difficoltà la mente riesce a realizzare e comprendere tanta bellezza passata; oggi restano solo pietre, a cui restituisce fascino un giardino botanico che sembra cresciuto a compensare quanto il tempo e l’incuria (talvolta dolosa) hanno portato via. Un gatto è il silente spettatore sui bordi dell’anfiteatro, forse immagina anche lui gli spettacoli che si tennero nell’antica Tipaza.

Una passeggiata ombreggiata attraversa un viale alberato in Algeria.

La storia unita alla natura quando è passato mezzogiorno conduce a istinti ben più terreni, desideri in breve colmati presso un ristorante (anch’esso situato sul mare) che cucina deliziosi piatti di pesce. È ora di ripartire per rientrare nella capitale e visitare i non pochi punti d’interesse. Iniziamo dal Jardin d’Essai du Hamma, creato in epoca coloniale per condurre studi di botanica nelle zone calde e tropicali, col tempo è diventato un luogo di relax dove oggi, nel giorno di venerdì, è frequentato da famiglie, bambini vocianti e gruppi di amici (separati per sesso). Non abbiamo molto tempo a disposizione, camminando di buon passo riusciamo a vedere tra l’altro una serie di ficus giganti (incluso l’albero di Tarzan, sul quale furono girate scene della nota serie televisiva), il bacino contornato da palmeti e il giardino inglese.

Si riparte alla volta della Grande Moschea d’Algeria (Djamaa Al Djazair), opera faraonica inaugurata solo nel febbraio dell’anno scorso, costruita da un’azienda cinese e costata 1,5 miliardi di Euro, tanto che gli algerini stessi pare non abbiano gradito particolarmente la spesa, vista più come un’ostentazione di potenza che un simbolo di vera fede, adducendo che con la stessa cifra si sarebbero potuti costruire diversi ospedali, non certo un’eccellenza nell’odierna Algeria; ma non crediamo che gli ideatori intendessero erigerla per delegare al Profeta incombenze in materia sanitaria. È la terza nel mondo per capienza, su una superficie di 200.000 mq, mentre il minareto con i suoi 265 mt dovrebbe essere il più alto del mondo, moderno e a pianta quadrata nel più classico stile algerino. Nel piazzale antistante si ergono colonne che vanno ad aprirsi come palme in corrispondenza del soffitto, viali lastricati in marmo contornano gli spazi interni. Le donne straniere hanno qualche difficoltà a entrare dal momento che sta per iniziare la preghiera, ma dopo qualche trattativa ottengono il via libera, ovviamente indossando il velo e abiti consoni. Gli uomini hanno un accesso privilegiato all’interno della maestosa sala di preghiera, bisogna togliersi le scarpe prima d’entrare ma poi ci si trova di fronte al cospetto dell’enormità, il primo aggettivo che viene in mente forse voluto dai costruttori per parafrasare la grandezza di Allah. Partendo dal basso il tappeto si estende come un mare dal quale si ergono geometriche colonne, per poi illuminarsi in ogni senso alla vista degli enormi lampadari che scendono a portare luce (fisica e implicitamente spirituale). Al fondo il mihrab indica la Mecca, fonte della vera luce per gli islamici. Le donne hanno ovviamente un accesso separato e possono godere una vista solo parziale dall’alto sulla grande sala. Diverse “hostess” indicano i posti dove sedersi per assistere alla funzione, in uno spazio delimitato dagli improbabili nastri rosso/bianchi utilizzati per la cantierizzazione urbana. Nel frattempo il sole è sceso, le luci si accendono e nel cortile sembra di essere in tutt’altro posto. I giochi d’acqua vengono illuminati, così la cupola. Il complesso è decisamente bello e tanto del merito va riconosciuto agli architetti che l’hanno progettato. Tutto può essere detto, fuorché riconoscere che sia raccolto. Ormai si è fatto buio e vale la pena andare a visitare il Martyrs Memorial (Maqam Echahid), monumento in ricordo dei caduti della guerra d’indipendenza, situato al culmine di una collina, dal quale campeggia nella sua architettura in cemento alta 100 mt a raffigurare tre foglie di palma aggettanti verso l’alto. Visto a quest’ora viene esaltato dai riflettori che richiamano i colori della bandiera algerina.

Sera ad Algeri

Rientrati in hotel, ne approfittiamo per una camminata verso la zona degli edifici pubblici e il quartiere dove si trovano bei palazzi con decorazioni tipiche dell’epoca francese, molti dei quali ben restaurati. Ci troviamo infine nel cuore della città al cospetto della neo-moresca Grande Poste, nei pressi della quale consumeremo una frugale cena, trattati come ospiti di riguardo da camerieri e avventori. Anche in questo quartiere le illuminazioni tendono a impreziosire ulteriormente le architetture.

IT

Commenti

0 approvati

Nessun commento approvato per questa lingua.