Giorno 3
Tashkent e Khiva
Visita di Tashkent, l’esperienza del plov e si vola a Khiva per la visita notturna
Chorsu, Khast Imom e il terremoto di Tashkent
Di prima mattina siamo pronti per ripartire alla scoperta di quanto non ancora visto di Tashkent. A piedi ci portiamo nella zona del Chorsu Bazar dopo aver dato un’occhiata alla Madrasa Kulkedash, in ristrutturazione, da fuori e alla Moschea Juma, del venerdì, con i suoi ampi interni dove un morbido tappeto consente ad alcuni uomini di dormire per terra, in modo non troppo ortodosso per il luogo in cui ci troviamo. Non sappiamo se siano barboni, peraltro non visti in giro lungo tutto il viaggio, o per quale ragione si trovino lì. Le cupole sono maestose tanto per grandezza quanto per le decorazioni, ma ne vedremo di ancora più imponenti. Scopriamo così che in questo Paese non esistono limitazioni all’ingresso nei luoghi di culto, previo il rispetto delle regole che la religione stessa impone. Dopo il periodo in cui i luoghi di culto sono stati destinati ad attività civili quali immagazzinaggio di merci o produzione, in rari casi sede di musei, dal 1991 si è assistito a un notevole incremento dell’interesse religioso, finanziato soprattutto dai Paesi arabi in cerca di adepti. Pertanto la visita delle moschee si traduce sempre in un’esperienza in cui la sobrietà degli interni si fonde con la maestosità di cupole e affreschi, nonché di enormi tappeti che ricoprono l’intera superficie calpestabile. Il tutto in un contesto di splendore che sa di recente restauro. Dai due edifici situati su una collina scendiamo verso il bazar, la cui enorme cupola lo rende riconoscibile da distante. Sotto di essa espongono i macellai, dove spiccano le interiora ma anche bei tranci di carne, banchi di spezie e latticini, compreso il formaggio secco come già trovato in Mongolia, mentre i venditori di frutta secca trovano spazio nell’emiciclo al piano superiore; alcune varietà, come l’uva, sono appetitose, mentre altre hanno colorazioni talmente marcate da renderle dubbie o comunque edulcorate in quanto a genuinità. All’esterno c’è il reparto ortofrutta, simile alla nostra in quanto a varietà, non fosse per i grossi e lunghi meloni. Stupisce l’ordinato caos che lo contraddistingue, in un pacifico quanto silenzioso viavai di venditori e acquirenti ben diverso dai bazar nostrani. Anche qui gli occhi si soffermano sui grandi vassoi di uva essiccata, ma anche le famose noci non sono da meno. Usciamo sul lato opposto per andare a vedere il sito di maggior interesse: va detto che se Bukhara è la capitale religiosa storica dell’Uzbekistan, Tashkent ne rappresenta la sede moderna e moderata. E lo sarà sempre di più, visto che è in costruzione il Center of Islamic Civilization: un edificio di dimensioni enormi destinato a diventare ben più di una moschea. Il tutto si trova nella zona del Khast Imom, quello che potremmo definire un quartiere religioso tenuto benissimo e che comprende la Moschea del Venerdì Hazrati Imom, fatta costruire da Karimov nel 2007, che presenta uno stile sobrio ma con un bel mihrab e soprattutto tre cupole particolarmente decorate, specialmente quella centrale. Attraversando l’ampio piazzale si raggiunge la Madrasa Barak Khan, quindi il Mausoleo Abu Bakr Kaffal Shoshi e un parco ben curato dove si trovano pini molto comuni anche da noi. Questo è anche il luogo in cui si trova la maggior concentrazione di turisti e fedeli in arrivo da altre località del Paese e dove si concentra il maggior numero di negozi dediti alla vendita di souvenir, tappeti e quant’altro possa in qualche modo risultare tipico. All’inizio ci sorprende in negativo come le celle degli studenti all’interno delle madrase siano state trasformate in negozi; in realtà non si tratta di locali di culto, pur se all’interno di edifici connessi ad attività religiose: sovente è semplicemente una dozzina di stanzette spoglie che altrimenti resterebbero vuote. Talvolta sono però in ambientazioni con sfondo di fini maioliche dove le calamite per frigoriferi in esposizione non sono il massimo. È ormai mezzogiorno e con qualche fermata di metro, un biglietto costa 0,15 € e si viaggia quanto si vuole purché non si esca dalla metro, rientriamo in hotel per chiudere la borsa e lasciarla in reception; nuovamente in metro verso nord, al Central Asian Plov Center per il pranzo, temendo si tratti del classico catalizzatore di turisti affamati di amenità tipiche, ai quali viene somministrato cibo da fast food. Niente di tutto questo: si mangia solo plov, del quale si possono scegliere un paio di contorni accessori, non vengono venduti alcolici e la frequentazione, per il pranzo festivo, ha molto di locale. Ma il piatto è delizioso e scopriamo il perché nel vedere come viene preparato, girando in mezzo agli enormi kazan: pentoloni fissati su basi in muratura dove sotto brucia la legna e cuoce il riso mescolato agli altri ingredienti. A fianco si vede il panettiere tirare fuori dal forno le tipiche pagnotte che si vedono un po’ ovunque, piuttosto che quelli intenti a tagliare la carne e così via. Alle nostre latitudini un giro turistico culturale in mezzo alla cucina sarebbe impensabile per le norme che regolano l’igiene, ma qui tale rigidità non esiste ed è un bene che sia così. Usciamo mentre il Centro si sta riempiendo nell’ora di punta e, passeggiando lungo l’enorme torre della TV, caratteristica ma non bella, andiamo a vedere la Moschea di Minor, o Moschea Bianca, di recente costruzione, 2014, con un candore abbagliante, il soffitto che sfocia in una splendida cupola e l’ingresso riservato agli uomini. Difficile spiegarsi come tanta semplicità riesca a tradursi in bellezza. Da qui il nostro percorso porta a costeggiare il fiumiciattolo su un sentiero in direzione del centro per vedere il Monumento Commemorativo del Terremoto del 1966, quando la città venne rasa al suolo e il regime ritenne di celebrare in questo modo l’interessata solidarietà dell’Unione, che vide l’ulteriore impianto di russi etnici nella Repubblica uzbeka. Figure umane in bronzo protese a soccorrere, costruire, consolare e compiere ogni gesto in aiuto della disastrata popolazione, questo almeno quanto dice il murale. Abbiamo ancora il tempo per vedere i piccoli quanto raccolti mausolei Kaldirgochbiy, Shaykh Hovendi Tahur e Sheikhantaur in una zona di palazzi alveare; questo conferisce ulteriore raccoglimento al luogo in cui riposano personaggi storici. Ancora un giro in metro per la breve visita al Parco Navoiy, abbastanza trasandato, un luogo con angoli poco tranquillizzanti e da non frequentare se non fossimo in un Paese sicuro: qui vediamo da distante il Parlamento, Oliy Majlis, un’inutile suppellettile che si riunisce di tanto in tanto per vidimare decisioni già prese all’interno del Palazzo Presidenziale, e il Palazzo Istiklol, dell’Amicizia tra i popoli, dall’aspetto sovietico decadente ma accettabile quando illuminato di notte.

Ordine, potere e facciata a Tashkent
Come accade normalmente nei regimi autoritari l’ordine regna sovrano: non si vedono cartacce per terra, i giardini sono ben tenuti e non ci sono sfaccendati in giro. Tashkent aveva dodici porte e con i successivi ampliamenti della città non ne è rimasta alcuna; ora il nuovo presidente ha incaricato dei tecnici di fare degli scavi, ma per il momento non ve n’è traccia.
È ora di fare rientro in hotel, prendere i nostri averi e in taxi dirigerci in aeroporto. L’autista, nonostante sia stato avvertito in tutte le lingue possibili anche dalla receptionist, non capisce, o non ne conosce l’esistenza, che dobbiamo andare alle partenze nazionali, così una volta arrivati a quelle internazionali scopriamo che per recarci dove vogliamo dobbiamo prevedere altri 15 minuti su un altro taxi: non è un problema in quanto abbiamo tempo e non ne facciamo una questione. Finalmente arrivati nel recentemente rinnovato terminal 3 delle partenze domestiche prendiamo il volo interno per Urgench, che al decollo ci regala una bella veduta notturna sulla capitale. Durante il viaggio conosciamo una simpatica guida che parla bene l’italiano e con lui condividiamo il tragitto di 40 minuti verso Khiva. Siamo nell’ovest uzbeko, a pochi km dal confine turkmeno, in una zona che sarebbe deserta non fosse che ci troviamo nel bacino dell’Amu Darya. L’hotel si trova all’interno delle mura (Ichon-Qala), convenientissimo per una passeggiata notturna; sulle prime ci lascia perplessi, con bagliori di luce che si aprono ovunque intorno ai monumenti, sembra di essere a Hollywood. Quando l’occhio si abitua scopriamo il valore delle illuminazioni e iniziamo ad apprezzarle nel mettere in risalto il tesoro che le antiche mura racchiudono. Khiva è stata una città sulla Via della Seta, strategica in quanto distante dai maggiori centri urbani, con una storia non sempre nobile legata alla tratta degli schiavi. Ma non occorre vedere la storia con occhi contemporanei e la vita che per secoli è scorsa in Asia Centrale raramente riservava piaceri. Efferatezze e soprusi erano all’ordine del giorno e quando arrivavano le guerre le città venivano rase al suolo, mentre gli abitanti sopravvissuti erano deportati e mercificati come schiavi. Non che altrove fosse molto diverso, forse qui gli standard erano resi più duri anche dalla severità della natura.
La stanchezza maturata nel girare per Tashkent viene letteralmente spazzata via dal piacere di scoprire angoli nuovi, alti minareti sui quali si arrampicano i fari, gli enormi aivan delle madrase incombono sui piccoli uomini che da sotto stentano a farli entrare nello schermo di uno smartphone, cupole di moschee luccicano sotto un terso cielo notturno. Di certo in passato non era così: vite aride e minor senso di spettacolarizzazione dovevano far apparire la città ben diversa al viaggiatore che vi giungeva; ma quest’ultimo non cercava il bello, cercava una sosta prima di riprendere le vie della steppa o acquirenti per le sue merci.
Prima notte a Khiva
La famiglia che gestisce il piccolo hotel dimostra una cortesia da farci sentire ulteriormente a casa; pur non avendo una lingua comune ci capiamo benissimo. Laddove manca la conoscenza, buona volontà, mezzi offerti dalla tecnologia e un minimo di adattamento garantiscono il successo.
IT
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