Giorno 16
Skazka Canyon
I caldi colori del canyon delle fiabe, lo sfondo del lago Issyk e il rientro a Biškek
Lungo la sponda sud dell’Issyk Köl
È piovuto per quasi tutta la notte, il che ha conciliato il sonno all’interno della yurta; le montagne verso sud sono ammantate da un primo velo di neve e con questo comprendiamo come il Tosor Pass sia costantemente a rischio di chiusura. Colazione alle 8 e subito dopo la partenza. Oggi avevamo in programma un’escursione al lago Köl-Tor, ma le tempistiche rischiano di essere estremamente strette. Decidiamo così di andare ancora verso est sulla strada che corre lungo il litorale meridionale dell’Issyk Köl. Disposta su due carreggiate, è ampia tanto che potrebbero atterrarci gli aerei, peccato sia un cantiere unico con aggiramenti di ponti in costruzione e acciottolati a non finire. Non molto diverso da quanto percorso ieri per arrivare a Bokonbaevo. Ci sarebbe da discutere su come vengano organizzati e gestiti i lavori pubblici in Kirghizistan: anziché rimodernare le strade su vari tratti di lunghezza variabile ma sulla base di qualche km, qui i lavori riguardano contemporaneamente la loro interezza, finendo per creare grande disagio tanto nel tempo che nello spazio fisico. I mezzi sono costretti a continui zig-zag sollevando nuvole di polvere, per non parlare di chi vi abita intorno. Sulla carreggiata in costruzione, dov’è vietato il traffico, vengono posti dei massi ogni pochi metri. Esempio di homo sovieticus che decide senza ragionare, ma anche che subisce senza lamentarsi.

I colori dello Skazka Canyon
La scelta di oggi si rivelerà vincente: la pioggia lascia spazio a un cielo terso che non appena arriviamo allo Skazka Canyon, in inglese Fairy Tale Canyon, nella traduzione italiana canyon da fiaba, mescola il blu al rosso delle rocce. Si tratta di una vera opera d’arte creata dalla natura, dove pietra e terra si fondono reciprocamente dando vita a ogni tonalità calda, dal giallo al rosso intenso. Una cromaticità vista raramente altrove; viene alla mente lo Zion Park nello Utah, ma forse è ancora diverso. Purtroppo non vi sono veri sentieri, non è difficile orientarsi ma è anche facile uscire dalle tracce calpestando creste terrose che producono piccole frane. Il fatto di essere arrivati per tempo concede il privilegio di una visita in cui siamo soli dinanzi all’immensa bellezza che ci circonda. Non è solo una questione di avere foto pulite, ma di poter apprezzare il silenzio, la natura ed anche la spiritualità che solo certi luoghi sono in grado di emanare. Ci sono tre percorsi che richiedono rispettivamente 5, 15 e 25 minuti di cammino, li percorriamo tutti e tre con grande soddisfazione. Il più lungo porta a salire su una collina dalla cima della quale si vede il mare lacustre poco distante. Anche oggi che il cielo è sereno la vista sulla costa settentrionale dell’Issyk Köl può essere solo intuita, e stiamo parlando del lato più corto. Dopo un’ora arrivano alcune vetture mentre dall’alto qualche innocua nuvola inizia a coprire i fulgidi colori del canyon. A questo punto possiamo ripartire, ci attende un lungo viaggio fino alla capitale. Siamo a metà dell’Issyk Köl, ma la lunghezza non va calcolata soltanto sulla distanza quanto sul tempo che dobbiamo impiegare a percorrere la dissestata via lungo la sponda meridionale del lago. Come un miraggio sulla punta di una montagnola prospiciente il lago compare la statua di quello che potremmo definire un Buddha a sembianze kirghize ma con le tipiche gambe incrociate, mentre più in basso su un grande cartellone figure umane cavalcano un drago, il tutto sovrastato dall’inequivocabile simbolo zoroastriano dell’aquila con le ampie ali aperte; sull’altro lato della strada un lungo, enigmatico muro decorato recinge qualcosa che non ci è dato vedere di fronte al lago. A Bokonbaevo ci fermiamo per la pausa pranzo, un locale cuoce abbondanti samsa nel tipico forno tandir, ne prendo due ripieni di carne d’agnello e fino a cena sono sazio. Quando finisce il lago finalmente troviamo un asfalto decente e si può prendere velocità; la strada, anche quando attraversa tratti montani, non è male anche perché si tratta della via di comunicazione fra Biškek e il cuore del Kirghizistan, nonché verso la Cina. Si susseguono paesaggi aridi ad altri coltivati, le montagne si diradano lasciando spazio ad altipiani dove man mano s’incontrano sempre più centri urbanizzati. Nel pomeriggio facciamo una breve sosta a vedere la Torre di Burana, un antico minareto tronco, importante simbolo della storia locale.
La prossima tappa è l’hotel, ma il traffico intorno alla capitale aumenta ed arriviamo per le 18. A un certo punto la strada corre parallela al confine kazako e si vedono un paio di posti di frontiera, il resto è un continuo reticolato ad impedire passaggi clandestini. Veniamo a sapere che recentemente c’è stata una crisi fra Kazakistan e Kirghizistan dove i primi, permanentemente assetati d’acqua a causa di un territorio quasi interamente desertico, esigono forniture del prezioso liquido in cambio del transito di camion kirghizi sul loro territorio, sostanzialmente l’unica via verso l’estero, quindi verso Russia, Europa e così via. Il recente blocco ha mandato in crisi le relazioni, apparentemente riprese in questi giorni con il ripristino delle forniture. Si lamentano ancora dei problemi nei posti di frontiera che speriamo non creino ostacoli al nostro transito previsto per domani. L’interdipendenza fra le Repubbliche, unita alle criticità etniche, impedisce la vera collaborazione in un contesto dove l’unione farebbe la forza, il contrario conduce inevitabilmente alla miseria di chi non ha i mezzi. Il paradosso è che il Kirghizistan fornisce l’acqua ai kazaki, i quali coltivano cereali per poi rivenderli proprio ai kirghizi.
L’hotel è lo stesso nel quale abbiamo già soggiornato al nostro arrivo nel Paese, esattamente una settimana fa. Cambiamo il ristorante, non tanto perché al Plov Center non ci fossimo trovati bene, ma per fare un’altra esperienza. Non male, ma l’ambiente è freddo, pur se frequentato da gente locale nel sabato sera in cui le famiglie escono, in un contesto che inizia a sapere di borghesia.
IT
Commenti
0 approvati




