Giorno 15

Eagle hunting e Issyk Köl

Insieme ai cacciatori con le aquile, il secondo lago di montagna più grande del mondo

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Eagle hunting e Issyk Köl

Da Eki Naryn verso Issyk Köl

Colazione particolarmente apprezzata tanto per il gusto che per l’origine, ci assicurano che quanto è sul tavolo giunge dall’economia locale, al massimo da Naryn. Marmellata di mirtilli e confettura di albicocche sono le regine, ma anche il resto è apprezzabile. Una curiosità è data dall’assenza di coltelli; anche se le vivande vengono servite in piccoli pezzi, ci sono situazioni in cui poterle tagliare non guasterebbe.

Impossibilitati ad attraversare il Tosor Pass, saremo costretti ad aggirarlo rientrando a Naryn e passando da Kochkor. Prima però andiamo a vedere il punto in cui i due fiumi s’incontrano mescolando le acque torbide dell’uno a quelle chiare dell’altro sul fondo di un canyon dalle pareti rossastre. Giunti nella cittadina troviamo un gommista la cui officina è un container da 40 piedi; qui facciamo riparare la gomma che si era sgonfiata ieri, trovandoci una vite conficcata. Sarà un quarto d’ora ben speso perché stare a piedi da queste parti non è il massimo, nonostante esista grande solidarietà fra gli autisti. Ne approfittiamo per guardarci attorno e vedere la gente ben vestita che si reca alla moschea, è venerdì. Da questo punto in avanti la strada sarà asfaltata e si può andare più veloci; sono caratteristiche le yurte dislocate lungo il fiume all’interno di una verde valle, un paesaggio caratterizzato da bovini e cavalli che sconfinano sulla strada, banchetti per la vendita di prodotti caseari e carri in stile Far West moderno. Si susseguono a distanza relativamente ravvicinata, ma anche i loro abitanti a breve dovranno fare ritorno in zone meno fredde durante il rigido inverno. La statale non è molto trafficata, ma ci sono i soliti camion che vanno e vengono dalla Cina: i caravanserragli non servono più ma la sostanza del viaggiare e dei trasporti non è cambiata. Il lago Issyk Köl a un certo punto ci appare per quello che è, un mare le cui sponde sono visibili solo con cielo estremamente terso.

Issyk Köl
Quando lo si vede comparire così, davvero sembra un mare interno.
Un'aquila in volo si posa su un terreno secco e erboso.

L’eagle hunting e la sera a Bokonbaevo

Prima di arrivare allo yurt camp odierno abbiamo ancora un interessante appuntamento con l’eagle hunting: in un piazzale lontano da abitazioni e in prossimità di qualche collina ci fermiamo per l’appuntamento con l’aquila e i suoi ammaestratori. Un certo genere di spettacoli talvolta è fatto ad uso e consumo dei turisti, ma in questo caso veniamo ragguagliati di interessanti notizie su come i rapaci vengono accalappiati da giovani, sull’addestramento e su quant’altro riguarda la loro vita. Vedere animali in cattività non è mai un piacere, anche se in questo caso vengono trattati discretamente e ci assicurano che dopo un po’ di anni vengono rilasciati per tornare a volare in natura. I cacciatori li rapiscono dal nido a tre mesi dalla nascita, in modo da riconoscerne il sesso e prendere solo le femmine. L’età delle aquile si riconosce dal piumaggio in quanto più sono bianche e minore è l’età. Le piume vengono poi cambiate poco per volta, circa un 15% all’anno, in modo da consentire all’animale di poter volare senza problemi, soprattutto quelle più lunghe. Un’aquila può raggiungere i 15 o 16 anni di età; quando hanno una decina d’anni vengono liberate in modo che possano ancora figliare. Di solito fanno due covate all’anno da due piccoli. Una femmina pesa dai 5 ai 7 kg, mentre il maschio arriva a due, massimo tre chili. Di solito è la femmina che va a caccia ed è il componente cardine della famiglia. Da giovani vanno a caccia di prede piccole, tipo marmotte o conigli, per arrivare anche a pecore, volpi o lupi in età adulta. I maschi non arrivano a tanto. L’addestramento avviene posando una preda a distanze sempre più elevate, da dieci a venti e poi trenta metri. Osservano una certa dieta in modo da non essere pigre a causa della sazietà, ma nemmeno troppo affamate e deboli; non si caccia in estate, periodo in cui gli animali hanno i piccoli, per evitare che rimangano senza i genitori. Vedono nitidamente fino a due o tre km, mangiano solo carne fresca in quanto, a differenza dei condor, non la digerirebbero. Lo show consta nel far prendere all’aquila una pelliccia di coyote, dove uno dei due hunter corre con la pelliccia legata a un filo mentre l’altro sale sulla collina per far librare il rapace in volo in modo che vada in picchiata sulla preda, la stringa fra i propri artigli e incassi il premio consistente in un boccone di carne fresca. In sé lo spettacolo è modesto, l’interessante è cogliere il senso di quanto accade altrove quando la caccia è vera, un’attività dalle origini ancestrali di cui avevamo sentito parlare solo in Mongolia. A conclusione ci cimentiamo nel tiro con l’arco, una pratica normale da queste parti ma che ci consente di ripetere in qualche modo l’esperienza dello scorso anno in Tanzania con la tribù degli hadzabe. In pochi minuti siamo a Bokonbaevo, dove cerchiamo un locale per il pranzo quando sono ormai le 15:30 e assaggiamo quello che viene chiamato kebab, una sorta di montone bollito galleggiante nel suo stesso brodo. Uscendo dalla città la strada si avvicina al lago e qui si trova il camp di stasera, il cielo è coperto da nuvole e avremo appena il tempo di fare una passeggiata sulla ciottolosa riva del lago prima che inizi a piovere. Le yurte sono più piccole, da due o tre letti, mentre quella adibita a refettorio è ben decorata a colori vivaci. Verso sera la pioggia diventa costante ed è una gradevole sensazione sentire le gocce che cadono intense sulla yurta. Dopo cena un gruppo di malesi in visita ha ingaggiato un complessino familiare composto a quanto pare dal nonno, un paio di figli e nipoti: suonano tutta una serie di violini ed altri strumenti, le voci variano da acuti striduli a coralità molto apprezzabili. Abbiamo modo di apprezzare il folklore della cultura kirghiza tanto nei suoi costumi che nella musica.

Pernottamento
15 settembre – Bokonbaevo – Yurt camp

IT

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