Giorno 8

Shahrisabz

La città natale di Tamerlano

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Shahrisabz

Verso Shahrisabz passando dal Takhtakaracha

Tamerlano è stato il filo conduttore che ha delineato la sezione di viaggio dedicata all’Uzbekistan e sembra doveroso chiudere il tour con una visita alla sua città natale, Shahrisabz, situata 85 km a sud di Samarcanda. Avevamo già concordato l’appuntamento con un autista alle 7, che si fa trovare puntuale di fronte all’hotel e in un paio d’ore raggiungiamo la destinazione. La strada è molto panoramica, fermiamo brevemente dove desertiche colline hanno fatto da sfondo ad alcuni celebri film western, quindi si raggiunge il passo Takhtakaracha, posto a 1.788 m di quota, che si apre su un’ampia valle le cui montagne a sud segnano l’orizzonte e il confine con Afghanistan e Tagikistan. Proseguendo oltre Shahrisabz, infatti, si raggiunge Termiz e si porta immediatamente dopo al confine afghano. Sul colle si trova un piccolo bazar, dove si vende frutta e formaggio secco, sempre disposti in modo ordinato, quasi artistico.

Ak-Saray e i mausolei di Shahrisabz

L’autista ci lascia nelle vicinanze del Palazzo Ak-Saray, dandoci appuntamento sul lato opposto della zona visitabile, distante un paio di km. Intorno al palazzo è stato allestito un giardino riccamente fiorito ma dell’edificio rimane solo una parte dell’arco d’ingresso. I ruderi lasciano ampiamente spazio al pensiero di come doveva essere grande e ricco il complesso, da fare impressione e intimorire chi lo vedeva. Al centro dell’enorme piazzale campeggia una statua di Tamerlano che, se inquadrata con l’arco sullo sfondo, crea volutamente una linea di continuità con questo. Camminando sotto un sole caldo all’interno del parco s’incontrano alcuni edifici come l’Abdushukur Agalik, il Kuba Caravanseray, oggi ristorante, la Mulk Ashtor Mosque, nella quale si sta svolgendo una celebrazione del venerdì, e il Chorsu, mercato che in realtà è più un laboratorio-negozio di tessuti. Tutti edifici abbastanza normali, fatta eccezione per la moschea Kok Gumbaz, con splendide cupole azzurre, nelle cui vicinanze si trova lo Sheik Shamshiddin Kuloi Mausoleum, dove vennero tumulati alcuni parenti di Tamerlano. Poco distante c’è un altro pezzo forte, il mausoleo Dorus Siyadat, un complesso all’interno del quale si trovano alcune tombe, fra le quali spicca quella che sarebbe dovuta appartenere a Tamerlano. Egli stesso aveva previsto di essere sepolto in questa città, ma l’impossibilità di attraversare il passo a causa dei rigori invernali ne impedì la tumulazione e sembra essere questa la ragione per cui ora riposa nel Gur-e Amir di Samarcanda. Un’altra cripta poco distante ospita un figlio di Tamerlano, che morì giovane quando il sovrano era ancora in vita. Nello stesso complesso vi è infine la moschea Khazarati Imom nella quale, oggi che è venerdì, si svolge la funzione religiosa: assistiamo a qualche momento della celebrazione, mentre l’imam intercala salmi cantati a quella che noi definiremmo l’omelia, rigorosamente in lingua uzbeka e pertanto possiamo appena immaginare quanto l’altoparlante stia diffondendo.

La sepoltura mancata di Tamerlano
Tamerlano avrebbe dovuto riposare a Shahrisabz, ma l’inverno cambiò la storia.
Un parco alberato con viali e siepi bordate di fiori si estende sotto il sole.

All’interno del decoro urbano occorre rimarcare come il basilico, sia a foglia verde sia rossastra, venga considerato una pianta decorativa e ci siano lunghe bordure profumanti. Il giardino dev’essere recente perché gli alberi hanno ancora dimensioni relativamente piccole e purtroppo non aiutano molto a proteggere dalla temperatura ben superiore ai 30 °C. Mentre gustiamo un gelato per mitigare la calura assistiamo all’uscita dei fedeli dalla moschea e notiamo quanta gente vi fosse al suo interno; avevamo visto solo quanti erano seduti nel cortile, ma ci saranno state almeno 200 persone. Alcune di loro si fermano per un gelato nel nostro chiosco, altre si allontanano a piedi o in bici, non pochi hanno sottobraccio il tappetino che usano per pregare. Anche noi dovremo pazientare qualche minuto nel traffico quando ripartiamo alla volta di Samarcanda.

Scendendo dal colle, sul versante nord che porta verso Samarcanda, scorre un tranquillo ruscello lungo il quale la strada si apre di tanto in tanto su semplici abitazioni rurali che approfittano del corso d’acqua per irrigare piccoli appezzamenti. Alle 17 siamo nuovamente in città, andiamo ancora a vedere il quartiere nascosto da un muro dietro il viale Karimov che unisce il Registan alla Moschea Bibi-Khanym: qui si trovano un paio di interessanti moschee di quartiere, la Makhdumi Khorezm e la Muborakb Mahallasi, per finire con la Gumbaz Synagogue, splendido esempio di tolleranza in mezzo a tante cupole di moschee. La schiera di negozi e i muri che corrono lungo Tashkent Street cercano anche qui di separare il “bello” turistico dal “brutto” residenziale; ma è proprio percorrendo queste vie modeste che si riesce a carpire la realtà e lo spirito di una città, riuscendo perfino a scambiare qualche passaggio di pallone con alcuni ragazzini. Terminiamo la camminata di fronte all’ingresso dello Shah-i-Zinda mentre il sole sta tramontando, prendiamo un taxi e andiamo a cena in un altro locale caratteristico nel quartiere russo dopo il monumento a Tamerlano, dove borsch, agnello al cartoccio, plov e chak-chak, dolce croccante di noci, miele e zucchero, sono il menù col quale ci accomiatiamo da questa splendida città.

Domani si parte presto in treno per Tashkent.

Pernottamento
8 settembre – Samarcanda – Mohina

IT

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