Giorno 12
Mekong Delta
Mercati galleggianti sul Mekong e via verso il confine con la Cambogia.
Mercato all’alba nel Delta del Mekong
Sveglia alle 5.45 per essere pronti un quarto d’ora dopo: il nostro ospite ci accompagna al mercato locale per fare la spesa. Percorriamo circa 400 metri a piedi e attraversiamo il canale su un sampan che non offre grandi garanzie di equilibrio, ma il tragitto dura appena un paio di minuti. Nel Delta del Mekong i mercati iniziano molto presto: poi ognuno torna alle proprie occupazioni e la giornata lavorativa prende il via.
Le merci esposte raccontano bene la vita quotidiana della zona. Come spesso accade, è il banco della carne ad attirare la nostra attenzione: in una cesta vediamo pesci d’acqua dolce, rane e animaletti già preparati che ci dicono essere topi delle risaie. Per togliere ogni dubbio ci viene mostrato anche un topo vivo legato con un filo a un palo: se venduto vivo, garantisce carne più fresca e quindi costa di più. Il ragionamento, da queste parti, non fa una grinza.
Rientriamo alle 6.45 per la colazione e poi ci imbarchiamo verso il mercato galleggiante di Cai Rang. Alla confluenza del nostro canale con uno dei rami del Mekong veniamo trasbordati su un’altra barca e ci addentriamo nel mercato.
Cai Rang, il mercato sull’acqua
Cai Rang si trova a pochi chilometri da Can Tho ed è uno dei più grandi mercati galleggianti del Delta del Mekong. Non è un mercato turistico nel senso stretto del termine: è soprattutto un mercato all’ingrosso, dove i produttori portano merci ai commercianti che le venderanno poi nei mercati della regione.
Si tratta soprattutto di frutta e verdura, e le grandi quantità rendono i colori ancora più vivi. I passaggi da una barca all’altra avvengono lanciando la merce come se fossero palloni, a volte anche due pezzi alla volta. In mezzo al traffico fluviale circolano anche natanti di turisti e una barca-caffè, attrezzata con un pentolone per il pho e altre piccole specialità destinate ai mercanti.
Un dettaglio molto pratico è il sistema delle pertiche di bambù: ogni barca appende in alto un campione dei prodotti che vende, così da farsi riconoscere da lontano. Lasciato il mercato risaliamo il fiume fino a Can Tho, dove ci attende l’autista. Lungo le sponde incontriamo stabilimenti per bevande, zone di lavorazione del legname e anche un seminario cattolico, costruzione piuttosto ricca in un contesto altrimenti molto rurale.

Verso Chau Doc
Prendiamo la strada per Chau Doc passando da Long Xuyen, un tempo roccaforte della setta Hoa Hao. Arriviamo all’ora di pranzo e ci fermiamo in un ristorante del centro. Dall’esterno non promette molto e i servizi affacciati direttamente sulla cucina non aiutano, ma il cibo è superlativo. A questo punto decidiamo di sfruttare la mezza giornata rimasta.
Visitiamo prima il tempio caodaista. Il caodaismo riprende elementi da diverse religioni, compreso il cattolicesimo, e all’interno fa largo uso di colori vivaci, luci al neon e simboli. Al fondo del tempio compare il grande occhio divino, sempre rappresentato come occhio destro perché, secondo la tradizione, è quello che vede meglio. L’esterno è volutamente eccentrico, con colori sgargianti lontani dall’immagine sobria di molti luoghi di culto.
Ci spostiamo poi alla pagoda Tay An, anch’essa dipinta con toni molto vivi. Qui spiccano le tuniche arancioni dei monaci e la svastica nel suo significato religioso originario, molto più antico dell’appropriazione nazista. Lungo la strada passiamo davanti a negozi che vendono pesce essiccato, da cui risale l’odore intenso delle preparazioni a base di pesce fermentato.
Chua Xu e la collina Nui Sam
Con una breve passeggiata raggiungiamo il tempio di Chua Xu, dedicato alla Signora Xu e molto frequentato dai pellegrini. È consuetudine che i fedeli, quando una richiesta viene esaudita, tornino con doni di ringraziamento. Le offerte vanno dai fiori ai maialini arrostiti, fino a veri tesori custoditi nel museo accanto al santuario. La statua della dea viene lavata una volta all’anno, vestita con abiti preziosi e portata in processione.
Da qui intraprendiamo la salita verso la collina di Nui Sam, circa 400 metri di dislivello. Dall’alto si ammirano le pianure coltivate a risaia fino alla frontiera cambogiana. La zona è anche uno dei luoghi di sepoltura più ambiti: chi può permetterselo acquista qui il terreno per una tomba, mentre chi non ha denaro ricorre alla cremazione, comunque costosa. I funerali dei più ricchi possono raggiungere cifre altissime, fra bara, terreno, tomba, offerte e rituali.
Sotto la collina si vedono ville che non nascondono la propria ricchezza, spesso appartenenti a vietnamiti emigrati all’estero e rientrati con mezzi economici importanti. Poco più in là, però, la povertà resta evidente. La scuola sembra ormai sempre meno accessibile: chi vuole far studiare i figli deve spesso sostenere costi pesanti, e molti bambini dopo la primaria smettono per andare a lavorare. Colpisce il contrasto con l’immagine ufficiale di un Paese socialista.
Religioni, antenati e villaggi galleggianti
La guida ci parla anche del mosaico religioso vietnamita. Nei templi ricorrono colori e simboli diversi: il giallo è spesso associato al buddhismo, il rosso al confucianesimo, il blu al taoismo. Il caodaismo, non a caso, li raccoglie tutti. Molte credenze mantengono inoltre un forte legame con la venerazione degli antenati e con il rispetto verso gli anziani. Non esiste l’idea di abbandonarli a se stessi: la famiglia resta il centro della responsabilità sociale.
Ci viene anticipato che la Cambogia, dove entreremo domani, è il Paese più povero dell’Indocina. I rapporti con il Vietnam sono oggi pacifici, ma la storia recente è stata durissima: nel 1978 i khmer rossi invasero anche la zona di Chau Doc, uccidendo più di mille persone; i vietnamiti risposero invadendo la Cambogia alla fine dello stesso anno.
Mentre rientriamo, dagli altoparlanti diffusi ovunque arriva il gracchiare delle notizie locali, compreso il racconto di un incidente usato come lezione pubblica per invitare a ridurre la velocità. Alle 19 torniamo nello stesso ristorante del pranzo e questa volta assaggiamo le rane locali. Chiudiamo con una passeggiata sul lungofiume e rientriamo in hotel a piedi.
Nella zona di Chau Doc si incontrano anche i tipici villaggi galleggianti del delta, con allevamenti di pesci e gamberi. La maggiore concentrazione di case galleggianti si trova sulle sponde del Bassac, vicino alla confluenza con il Mekong. Le abitazioni poggiano su bidoni metallici vuoti e sotto ogni casa vengono sospese gabbie o reti in cui i pesci crescono direttamente nell’acqua del fiume. La casa è quindi allo stesso tempo abitazione e fonte di sostentamento.
IT
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