Giorno 8

Hué

Hué: capitale imperiale, tombe imperiali e capodanno al caldo

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Hué

Hué tra cittadella e memoria di guerra

Hué è stata la capitale del Vietnam centrale e conserva ancora un’aura nobile, anche se la sua storia recente è stata tutt’altro che lieve. Dopo il 1975 molti edifici legati alla dinastia Nguyen furono considerati politicamente scorretti e lasciati in abbandono. Durante l’offensiva del Tet del 1968, la città rimase per alcune settimane sotto il controllo delle truppe nordvietnamite e fu teatro di violenze, esecuzioni e fosse comuni. Qui, inoltre, il 30 agosto 1945 l’ultimo imperatore Bao Dai abdicò, mettendo fine alla dinastia Nguyen davanti alla delegazione del governo rivoluzionario di Ho Chi Minh.

Ci svegliamo presto per vedere Hué mentre inizia ad animarsi. Alle 7.00 siamo già sulla strada verso la cittadella, attraversando l’affollato ponte Phu Xuan. La prima sosta è al museo militare all’aperto, dove sono esposti carri armati e mezzi d’artiglieria americani. Il semiabbandono sembra voluto: è una scenografia della vittoria, pensata per mostrare chi è rimasto e chi invece è fuggito.

Colpiscono le didascalie: quando si parla dell’esercito statunitense compaiono gli “americans”, mentre l’esercito del Vietnam del Sud viene indicato come “puppet soldiers”, soldati marionetta. La storia, ancora una volta, la scrive chi vince. Se fosse prevalsa la parte opposta, forse oggi vedremmo carri armati con la stella rossa e altri “fantocci” da condannare. La verità storica resta intrisa di appartenenze politiche, ideologiche e dolore non del tutto elaborato.

Hué e l’Offensiva del Tet
Nel 1968 Hué diventò uno dei luoghi simbolo dell’Offensiva del Tet.

La Cittadella Imperiale

Alle 8.15 ritroviamo la guida in hotel e andiamo a visitare la Cittadella Imperiale con il Recinto Reale. Fu costruita sul modello della Città Proibita di Pechino, seguendo i principi della geomanzia cinese, dell’I Ching e dell’equilibrio fra yin e yang. Le simmetrie e la disposizione degli spazi non sono casuali: tutto sembra voler rappresentare ordine, potere e armonia cosmica.

Visitiamo la Città Imperiale e ciò che resta della Città Proibita. Il complesso è ancora in pieno restauro. Molte distruzioni vengono attribuite ai bombardamenti americani, ma la storia è più complessa: durante la guerra, i viet cong avevano installato basi anche all’interno dell’area, attirando su questa zona una parte dei bombardamenti. Al degrado si aggiunge poi il clima di Hué, una delle città più piovose del Vietnam, colpita spesso da tifoni e inondazioni.

Oggi siamo fortunati e troviamo il sole, ma l’umidità si fa sentire oltre ogni limite. La ricostruzione procede lentamente e in molti punti non si tratta di restaurare, ma di ricreare edifici perduti basandosi su cartoline, disegni e documenti scampati alla guerra. Visitiamo anche il Teatro Reale, dove si tengono ancora rappresentazioni tradizionali.

Cortile con edifici tradizionali in stile vietnamita o cambogiano e una fontana centrale.
Yin, yang e città imperiale
La Cittadella non fu pensata solo come sede del potere, ma come spazio ordinato secondo principi cosmici.

Il Fiume dei Profumi e la pagoda Thien Mu

Dall’imbarcadero saliamo su una barchetta a motore e navighiamo sul Fiume dei Profumi, lo Huong Giang. Il nome deriva dai fiori profumati che, in un certo periodo dell’anno, cadrebbero dagli alberi e verrebbero trasportati dalla corrente. Il nome è poetico; la realtà del fiume moderno, largo e vissuto, fa pensare più a odori che a profumi, ma il fascino resta.

Raggiungiamo la pagoda Thien Mu, la Pagoda della Vecchia Signora Celeste, costruita nel 1600 sulla sponda sinistra del fiume. È una delle architetture più famose del Vietnam. Dietro la pagoda si trova un giardino di alberi esotici e bonsai curato dai monaci: pepe, frangipane, albero del pane, pamplemousse e jackfruit, un frutto dall’odore così intenso da essere vietato in alcuni hotel e mezzi di trasporto.

Dietro il santuario è conservata anche l’automobile Austin con cui nel 1963 il monaco Thich Quang Duc si recò a Saigon per immolarsi in protesta contro il regime sudvietnamita di Ngo Dinh Diem. La fotografia del suo gesto fece il giro del mondo e contribuì a mostrare la profondità della crisi politica e religiosa del Vietnam del Sud.

Il Fiume dei Profumi
Il nome del fiume è talmente evocativo che sembra quasi un’invenzione poetica.
Thich Quang Duc
Il gesto del monaco Thich Quang Duc diventò una delle immagini più potenti del Novecento.

Tombe imperiali e dinastia Nguyen

Rientriamo a Hué in auto per il pranzo e nel pomeriggio visitiamo alcune tombe imperiali, a breve distanza dal centro. Iniziamo dal mausoleo di Minh Mang, perfettamente integrato nel contesto naturale, e proseguiamo con quello di Khai Dinh. Quest’ultimo sorprende per dimensioni e stile: costruito circa ottant’anni fa in pieno dominio francese, mescola monumentalità orientale, gusto neoclassico e un certo desiderio di grandeur.

La scenografia è potente, ma anche ambigua. Gli ultimi imperatori Nguyen erano ormai figure formali, mantenute dai francesi per controllare meglio la popolazione. Forse proprio per questo le tombe insistono tanto sulla grandezza: dove il potere reale è debole, il monumento cerca di compensare. Non stupisce che la dinastia fosse poco amata da una popolazione costretta a pagare tributi sia ai regnanti sia ai colonizzatori.

Interno decorato di un palazzo storico in Vietnam o Cambogia con decorazioni elaborate.

Hué in cyclo-pousse

Rientrati in città, affittiamo un cyclo-pousse per fare un giro nel centro. È un mezzo che avevamo visto spesso nei film ambientati in Indocina e che un tempo era simbolo della classe dominante francese. Dal vivo è un modo piacevole per osservare la città, ma anche un’esperienza molto esposta: seduti davanti, in prima linea nel traffico, ci si sente quasi il paraurti del pedalatore che sta dietro.

Attraversiamo zone con abitazioni galleggianti, quartieri interni alla Cittadella e strade brulicanti di bambini, segno evidente della giovane età media del Paese. Rispetto ad Hanoi, Hué ci appare più vivibile e ancora attraversata da una borghesia d’impronta francese. Lungo il fiume restano case coloniali appartenute alle famiglie ricche, poi confiscate e trasformate in uffici pubblici o scuole. La città mantiene un’anima nobile, probabilmente legata al suo passato di capitale imperiale.

Cyclo-pousse
È un mezzo romantico finché non ci si trova davanti al traffico vietnamita.

Capodanno a Hué

Il menu di Capodanno prevede involtini primavera con pesce alla moda di Hué, calamari saltati con ananas, maiale al miele, anatra all’arancia, banana e ananas flambé, vino, caffè vietnamita e tè al loto. Ceniamo nello splendido dehors vicino alla piscina dell’hotel, in uno stile sobrio ma di grande efficacia.

Dopo cena facciamo una passeggiata in centro per vedere la città nella sua vita quotidiana. Davanti alle vetrine di banche e uffici vediamo impiegati intenti al brindisi di fine anno; all’esterno compaiono composizioni floreali inviate come augurio. Ancora una volta colpisce come il Capodanno solare venga festeggiato anche in ufficio con i colleghi, più che solo in famiglia.

Stanchi della giornata, rientriamo in hotel. A mezzanotte brindiamo con una bottiglietta d’acqua e un occhio già mezzo chiuso. L’altro non tarda a fare lo stesso, consegnandoci a un sonno più che meritato.

Pernottamento
Hué – Festival Hotel

IT

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