Giorno 16

Angkor III

Da Kbal Spean e Ta Prohm ai villaggi galleggianti del Tonlé Sap, tra sacralità, natura e povertà quotidiana.

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Angkor III

Da Pre Rup a Kbal Spean

Alle 8 siamo puntuali nella hall dell’hotel di Siem Reap per andare a vedere le bellezze periferiche di Angkor. In auto costeggiamo il tratto orientale del sito e ci fermiamo a Pre Rup, grandioso tempio-montagna del 945, costruito con caldi colori ocra e architravi finemente scolpiti.

Proseguiamo lungo il Baray orientale, un esteso bacino artificiale al cui centro sorge un’isoletta dominata dal Mebon Orientale, tempio induista. Poco oltre si trova Srah Srang, la “piscina delle abluzioni” del XII secolo, un imponente bacino di circa 700 x 300 metri. La nostra meta principale è però Kbal Spean, circa 30 km a nord di Angkor. Il nome significa letteralmente “ponte della testa”: è un ponte naturale di pietra su un fiume nel cui letto sono stati scolpiti, si dice, mille linga e altre immagini tratte dal pantheon induista.

Lo si raggiunge con una camminata di circa un’ora nella folta vegetazione, un chilometro e mezzo in leggera salita. A seconda della stagione, lo scenario cambia molto: nella stagione secca si vedono perfettamente le sculture ma c’è poca acqua; nella stagione delle piogge le incisioni si intravedono appena, mentre il fiume si gonfia e forma splendide cascate. In questo periodo un rivolo d’acqua scorre sulle sculture quasi ad accarezzarle.

Kbal Spean è composto da sculture ricavate direttamente nella pietra che fa da letto a un torrente sinuoso. La passeggiata ci regala finalmente un contatto più immediato con la natura: una natura incombente, fatta di alberi alti e fitti, che sembra avvolgere chi vi cammina sotto. Quando arriviamo nella zona dei mille linga, un tempo luogo di abluzioni e quindi rivestito di sacralità, la foresta ha ormai avvolto tutto e si riesce a malapena a scorgere il cielo opalescente.

I mille linga nell’acqua
A Kbal Spean il sacro non è chiuso in un tempio: è inciso nel letto del fiume.

Banteay Srei e Ta Prohm

Banteay Srei, a circa 28 km da Siem Reap, è un tempio di piccole dimensioni che molti considerano il gioiello dell’architettura khmer. Costruito nel 967 e consacrato a Shiva, è famoso per le incisioni eleganti, i padiglioni proporzionati e i bassorilievi in arenaria rosa, lavorati con una precisione mai vista finora. È soprannominato “tempio delle femmine” e ha una particolarità rara: non fu costruito da un re, ma da un dignitario di corte.

Arriviamo poi a Ta Prohm, grande monastero buddhista del 1186 voluto da Jayavarman VII. Gli archeologi lo hanno volutamente lasciato in parte nello stato in cui venne ritrovato: giganteschi alberi sorgono tra l’intrico delle torri santuario, enormi radici avvolgono le gallerie, arbusti germogliano dai tetti e il visitatore non riesce più a distinguere l’opera dell’uomo dalle creazioni della natura. Il complesso si trova dietro un muro di arenaria lungo 3.200 metri.

È interessante notare come la natura si sia reimpossessata del luogo e non sia stata scacciata dalla nuova colonizzazione turistica di questi templi. Qui la rovina non sembra soltanto un danno: è diventata una forma del paesaggio.

Ta Prohm e gli alberi
Le radici non stanno solo invadendo il tempio: lo stanno quasi riscrivendo.
Una radice antica avvolge una grande radice di albero con una scultura incisa.

Tonlé Sap e i villaggi galleggianti

Il tempo, meno soleggiato di ieri, fa scendere leggermente la temperatura e ci permette di vivere meglio la giornata. Pranziamo a Siem Reap e poi ci dirigiamo verso sud per circa mezz’ora, fino al lago Tonlé Sap, vicino a Phnom Krom, sulle rive del Grande Lago. Facciamo un’escursione in barca sul lago più grande del Sud-Est asiatico.

Decine di barche ospitano le case galleggianti del villaggio di pescatori vietnamiti, comunità di “nomadi del lago” che si spostano seguendo le stagioni della pesca. La particolarità del Tonlé Sap è la sua ampiezza variabile, che cambia radicalmente tra stagione secca e stagione delle piogge, e la straordinaria pescosità delle sue acque. Vediamo orti rigogliosi, allevamenti di maiali, un salone da barbiere, una scuola e molte altre attività, tutte curiosamente galleggianti. Non ultimi a stupirci sono una chiesa galleggiante e una casa trascinata sul fiume.

Gli abitanti dei villaggi sono in gran parte di origine vietnamita. A prescindere dalle ricchezze che sembra offrire la natura, si respira un’aria di povertà latente: il reddito annuo arriva solo a circa 500 dollari, l’aspettativa di vita non supera i 54 anni e una quota drammatica di bambini non raggiunge i 5 anni. Alcuni abitanti della terraferma, costretti a ricostruire quasi ogni anno le proprie case, sono invece khmer. Nelle mangrovie si annidano serpenti e alligatori; alcuni li vediamo in un allevamento galleggiante. I bambini del lago osservano tutto con una naturalezza che rende ancora più evidente la distanza tra il nostro passaggio turistico e la loro vita quotidiana.

Il respiro del Tonlé Sap
Il lago cambia dimensioni con le stagioni e con esse cambia anche la vita dei villaggi.

Sera a Siem Reap

Rientriamo nella capitale turistica di Angkor per una passeggiata nel mercato serale e per un massaggio ai piedi, buon preludio alla cena. Gustiamo la specialità locale, amok con pesce e gamberetti, poi rientriamo in albergo con il tuk-tuk quando sono ormai le 22.

I templi con le torri rivolte a nord sono dedicati a Vishnu, quelli centrali a Shiva, la divinità principale, e quelli a sud a Brahma, al quale sembra non vengano dedicati templi autonomi se non nell’ambito della trinità. Nella religione buddhista l’ingresso è spesso posto a est, perché è da lì che nasce il sole: un’interpretazione diversa da quella dell’architettura cristiana.

La giornata lascia anche un confronto inevitabile tra Vietnam e Cambogia. Il Vietnam offre l’idea di un maggior rigore morale e sociale: i bambini cambogiani scorrazzano fino a una certa età completamente nudi, mentre quando crescono indossano vestiti sgualciti e fuori misura, cosa che difficilmente vedremmo tra i più meticolosi vicini vietnamiti.

Pernottamento
Siem Reap – Angkor Way

IT

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