Giorno 14

Angkor I

Verso nord fino alle porte di Angkor. Il sito di Roluos e Siem Reap, turismo chic.

1 gallerie 0 Mappe
Angkor I

Da Baray a Siem Reap, via Phnom Santuk

Alle 4.30 i galli iniziano il loro concerto, con il nostro rammarico di non averli messi in pentola la sera prima. Il riposo è piacevole ma non particolarmente rilassante, visto l’esile materassino che sta fra la nostra schiena e il pavimento in bambù. Dopo l’alba a Baray, alle 6.30 abbiamo appuntamento con la guida per la colazione e poi partiamo verso Siem Reap.

Prima di arrivare in città saliamo al rilievo di Phnom Santuk, luogo sacro per i cambogiani, dove è stata eretta una venerata pagoda dalla quale si gode un’ampia vista sulla pianura circostante. Sono 809 gradini, circa 200 metri di dislivello, che si salgono velocemente su una scalinata contornata su entrambi i lati da naga, i serpenti mitologici sorretti da figure della tradizione religiosa. In cima si trovano un tempio in ristrutturazione e un bel panorama sulle campagne sottostanti.

Il fervore religioso è evidente, confermato dalla presenza di molti giovani monaci e dalla ricostruzione di numerosi templi e pagode. La nostra guida è stata monaco buddhista per cinque anni e ci spiega alcune differenze fra Theravada e Mahayana. In Cambogia, però, la pratica religiosa conserva anche forti influenze animiste: si vedono incensi alla base di grandi alberi, offerte presso corsi d’acqua e segni di venerazione per elementi naturali di particolare importanza. Lungo l’antica via reale passiamo anche accanto al ponte in pietra costruito sotto Jayavarman VII: oggi la statale NH6 scorre su un ponte moderno, ma quello antico continua a far bella mostra di sé dopo quasi mille anni.

I naga cambogiani
I naga tornano ovunque: sulle scalinate, sui ponti e sui corrimano dei templi.
Buddhismo e culti locali
In Cambogia il buddhismo convive spesso con pratiche animiste molto antiche.

Roluos, prima di Angkor

Poco prima di mezzogiorno arriviamo a Siem Reap, facciamo conoscenza con la nuova guida, ci fermiamo per pranzo e, sotto un sole cocente, andiamo a conoscere quello che si potrebbe definire l’antesignano di Angkor. Tornando indietro sulla NH6 per 13 km raggiungiamo il gruppo di Roluos, composto da Preah Ko, Bakong e Lolei, templi del IX secolo fondati prima del grande sviluppo di Angkor.

Preah Ko conserva ormai poche strutture, mentre Bakong ha ancora la parvenza e la maestosità di un tempio su cinque livelli. All’interno dei santuari si trovavano un linga e uno yoni, simboli legati alla tradizione induista. Si vedono anche corrimani formati da naga e, davanti ai templi, diverse statue di Nandi, il toro sacro associato a Shiva. Anche gli uccelli posti sopra alcune colonne rimandano alla mitologia indiana, confermando quanto questo primo mondo khmer fosse già un intreccio di potere, religione e immaginario simbolico.

Roluos, il passo prima di Angkor
A Roluos si capisce che Angkor non nasce dal nulla.
Resti di un antico tempio in pietra circondati da vegetazione lussureggiante.

Siem Reap, vigilia di Angkor

La temperatura è di 35 °C, con umidità fortunatamente bassa, ma girare sotto il sole non è comunque semplice. Alle 15.45 siamo in hotel e poi usciamo per un giro in centro. Siem Reap si è sviluppata quasi interamente grazie al tesoro di Angkor e mostra un’opulenza sorprendente per una delle regioni più povere della Cambogia. Ci dicono che esistono diversi hotel di alto livello e che tutto ruota intorno al turismo. Il centro è formato da due vie piene di ristoranti, ma riesce ancora a conservare una certa atmosfera orientale.

Ceniamo al Cambodian Barbecue, dove proviamo serpente e calamari su un barbecue sistemato direttamente sul tavolo. Il sistema di cottura è semplice e intelligente: sopra un vaso di terracotta pieno di tizzoni ardenti viene posata una base leggermente conica. Nella parte bassa si mettono verdure crude e acqua, mentre nella parte superiore cuoce la carne; i succhi scendono nel brodo e insaporiscono le verdure.

È curioso notare come anche le licenze delle guide siano territoriali: chi può accompagnare i visitatori nella capitale non può farlo ad Angkor senza una licenza specifica. Così assistiamo allo scambio dei clienti tra guide diverse, salvo poi ritrovare la guida iniziale quando si rientra nella sua area. Prima di andare a Roluos acquistiamo anche i biglietti per Angkor, previsti per domani, al costo di 40 dollari. Il prezzo sarebbe accettabile se non venissimo poi a sapere che solo una piccola parte viene destinata al restauro dei siti; il resto finisce nelle casse statali e nei meccanismi che le gestiscono. Molti restauri, infatti, sono sostenuti da enti culturali stranieri, come vedremo nei giorni successivi.

Il biglietto di Angkor
Visitare Angkor significa anche entrare in un sistema turistico enorme e non sempre trasparente.
Pernottamento
Siem Reap – Angkor Way

IT

Commenti

0 approvati

Nessun commento approvato per questa lingua.