Giorno 7

Halong Bay II

Fra i villaggi galleggianti nel Tonchino e via verso il centro del Vietnam.

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Halong Bay II

Risveglio nella Baia di Halong

Quella che ieri era solo una leggera brume, oggi è una foschia più densa che copre le punte dei faraglioni. La vista del golfo resta suggestiva, ma meno ampia. Ci svegliamo alle 6.00 per partecipare al corso di Tai Chi, una disciplina di origine cinese che risveglia il corpo con movimenti lenti ed equilibrati. In effetti il sonno, cullato dalle leggere onde del Golfo del Tonchino, è stato ottimo. Alle 7.00 ci attende una ricca colazione a buffet, nel caso la cena di ieri avesse lasciato qualche spazio libero.

Barche tradizionali galleggianti nel Baia di Halong, Vietnam.

I villaggi galleggianti di Halong

Alle 8.30 siamo pronti per una nuova uscita. Con la solita barchetta lasciamo la giunca e andiamo a visitare i villaggi galleggianti di pescatori. È un’esperienza diversa da quelle fatte finora, perché permette di capire quanto vivere sull’acqua sia affascinante solo per chi la guarda da fuori. Qui ogni cosa richiede fatica: spostarsi, curarsi, andare a scuola, comprare acqua potabile.

I villaggi sono sette, per un totale di circa 1.200 persone. Gli abitanti raccolgono acqua piovana per gli usi non alimentari, mentre quella da bere deve essere acquistata sulla terraferma e trasportata in barca. Un fusto può costare molto proprio per il trasporto, dato che una piccola barca ne porta al massimo due. Anche la scuola è organizzata in modo particolare: i bambini frequentano la primaria galleggiante e le insegnanti arrivano il lunedì, restando lì tutta la settimana prima di rientrare a terra nel weekend.

Non ci sono ospedali. In caso di urgenza il malato viene caricato su una barca a motore e portato a riva, sperando che i 45 minuti di navigazione bastino. Lo stesso vale per le partorienti, anche se molti parti avvengono ancora a bordo. Un tempo i morti venivano sepolti sulle spiagge; oggi, con l’area protetta, le sepolture avvengono sulla terraferma. L’economia è essenziale: pesca nei bassi fondali, soprattutto calamari, vendita a riva e scambio con riso, verdure e beni di prima necessità.

Vivere sull’acqua
Nei villaggi galleggianti ogni gesto quotidiano richiede una logistica che sulla terraferma si dà per scontata.

Bai Tu Long e rientro a terra

I villaggi esistono da circa due secoli, ormai alla quinta generazione. Quando nella seconda metà dell’anno arrivano tifoni e tempeste, le case vengono spostate al riparo dietro i faraglioni oppure dentro lagune protette da alte pareti rocciose. In alcuni casi si entra attraverso grotte o tunnel naturali, raggiungendo bacini interni dove attendere che il maltempo passi. Senza questi ripari, una vita stabile sull’acqua sarebbe impensabile.

Puntiamo poi verso Bai Tu Long per vedere altri faraglioni: rocher Coc, rocher Cap De, rocher Bo Cua e rocher Vong Vieng. Dopo la visita rientriamo sulla giunca per il check-out e verso le 11.30 tocchiamo la terraferma, passando ancora una volta tra acuti profili rocciosi che emergono dal mare. Il pranzo è in un ristorante tipico di Halong, dove ancora una volta il mare conferma la qualità delle sue delizie.

Bai Tu Long
Bai Tu Long è spesso considerata la sorella più quieta della Baia di Halong.

Da Halong all’aeroporto di Hanoi

Concludiamo così la parentesi nel nord del Vietnam. In tre ore e un quarto raggiungiamo l’aeroporto di Hanoi. È sorprendente quanto le indicazioni siano scarse, considerando che si tratta dello scalo internazionale della capitale di un grande Paese emergente. Lungo la strada ci fermiamo in un tourist center, dove i pullman scaricano viaggiatori in cerca dell’immancabile shopping. Basta una rapida occhiata per capire che l’aria condizionata viene pagata a caro prezzo nei prodotti in vendita.

Durante il rientro assistiamo allo spettacolo delle corriere che si sorpassano di continuo per arrivare prima alla fermata successiva e accaparrarsi i passeggeri. La concorrenza sembra quasi sportiva, ma il rischio di incidenti è evidente. Il paesaggio alterna risaie, fornaci per mattoni e scene agricole: donne con cappelli di bambù che seminano a mano, bufali che arano, contadini al lavoro nei campi. Alcune gocce d’acqua sul parabrezza formano subito piccole pozzanghere, segno di un terreno poco permeabile e perfetto per le coltivazioni di riso.

Il volo Hanoi - Hué parte alle 17.25 e arriva alle 18.55 con Vietnam Airlines. L’Airbus 321 è nuovo e il servizio curato, con hostess eleganti in ao dai. È una conferma inattesa per chi giudicherebbe solo dal blasone delle compagnie più note.

Arrivo a Hué

All’arrivo incontriamo la guida che ci accompagnerà nei tre giorni del Vietnam centrale. Si chiama Tuai, ha un aspetto informale e un modo di fare tranquillo. Lungo la strada verso l’hotel vediamo piccoli fuochi di carta e incenso. Scopriamo che è il giorno del plenilunio e che in questa occasione molti buddhisti bruciano offerte di carta come gesto devozionale.

Ne incontreremo altri anche più tardi, uscendo in cerca di cena, insieme al profumo penetrante dell’incenso. Hué appare subito più calma di Hanoi: traffico più garbato, strade ampie, marciapiedi meno invasi dai negozi. Ci sono 23 °C e anche le persone sembrano meno insistenti. Dopo la densità del nord e la sospensione della baia, l’ingresso nel Vietnam centrale ha un ritmo diverso.

Carta e plenilunio
I piccoli fuochi serali uniscono gesto domestico e rito religioso.
Pernottamento
Hué – Festival Hotel

IT

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