Giorno 9

Hoi An

Il Passo delle Nuvole col sole e la perla del Centro: Hoi An

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Hoi An

Da Hué a Hoi An passando per Hai Van

È il primo dell’anno, ma a parte gli auguri della guida quasi non ce ne accorgiamo. Il caldo non si addice molto all’idea delle feste e oggi sembra una giornata di viaggio come tutte le altre. Partiamo per Hoi An attraversando una varietà di paesaggi spettacolare. Passiamo prima accanto al villaggio di pescatori di Lang Co, dove si estrae olio dall’eucalipto e lungo la strada compaiono banchi che vendono piccoli flaconi usati soprattutto dalle donne e per proteggere i bambini.

La laguna vive di pesca, crostacei e molluschi, grazie alle sue acque basse. Più avanti vedremo anche le caratteristiche barche rotonde in bambù, simili a grandi ceste senza prua, usate dai pescatori di calamari. Poi la strada sale verso il Passo di Hai Van, il Passo delle Nuvole, soglia geografica, climatica e culturale tra il nord e il sud del Vietnam.

Dall’alto osserviamo Danang e la lunga China Beach, che si estende per oltre 30 km. Abbiamo una fortuna insolita: il nome del passo prometterebbe nuvole e foschia, invece troviamo sole e visibilità ampia, con vedute lunghe sia verso nord sia verso sud. La posizione strategica è evidente anche nei due fortini che restano sul colle: uno in mattoni, legato alla dinastia Nguyen, e uno americano. Prima del tunnel costruito dai giapponesi nel 2005, questo era il passaggio obbligato per collegare le due parti del Paese senza ricorrere al mare.

Il Passo delle Nuvole
Hai Van non è solo un colle panoramico: per secoli è stato una soglia tra due Vietnam.
Paesaggio costiero con colline verdi che si estendono verso il mare.

Danang e il Museo Cham

Scendiamo su Danang, quarta città del Paese e principale centro economico del Vietnam centrale. È una città portuale circondata da montagne e durante la guerra ospitò una delle più grandi basi militari americane. Qui visitiamo il Museo Cham, ricchissimo di reperti dell’antico regno Champa e utile per capire meglio una civiltà che per secoli rivaleggiò con i khmer della Cambogia.

Le sculture aprono una finestra sulle divinità induiste e, più tardi, anche sul buddhismo. Il linga, simbolo legato alla fertilità e alla potenza creatrice, è rappresentato con una parte superiore tondeggiante, una sezione ottagonale e una base quadrata, associate rispettivamente a Shiva, Vishnu e Brahma. Sotto compare lo yoni, il simbolo femminile. Visti insieme, questi elementi raccontano una sacralità in cui creazione, corpo e ordine cosmico non sono separati.

Linga e yoni
Nel mondo cham la fertilità non era un tema marginale, ma parte centrale del linguaggio religioso.

Resort, Marble Mountains e contraddizioni vietnamite

Lasciata Danang, costeggiamo una delle spiagge più belle del Vietnam. In realtà vediamo soprattutto hotel di lusso, resort e campi da golf, pensati per clienti occidentali, giapponesi e sempre più spesso cinesi. Il contrasto è forte: un Paese ufficialmente comunista si apre agli investimenti stranieri e lascia che alcuni tratti di costa vengano trasformati in un prodotto turistico per pochi. La retorica socialista resta nei cartelli e nei ritratti di Ho Chi Minh, ma l’economia reale sembra muoversi secondo logiche molto diverse.

Costeggiamo poi le Marble Mountains, cinque colline di marmo che rappresentavano simbolicamente i cinque elementi: acqua, legno, fuoco, terra e metallo. Ci fermiamo in un centro di produzione e vendita di manufatti in marmo. Gli oggetti sono ben realizzati, dai simboli buddhisti a quelli cristiani, ma l’insistenza delle commesse finisce per ottenere l’effetto opposto: più cercano di vendere, meno viene voglia di comprare.

Hoi An, seta e città vecchia

Arriviamo a Hoi An verso mezzogiorno. Lasciamo le valigie in hotel e pranziamo in un ristorantino di fronte alla città vecchia, separati solo da un ramo del fiume. La cucina, ancora una volta, è ottima. Subito dopo entriamo nella città storica e visitiamo una struttura dove si lavora la seta, ma soprattutto una sartoria specializzata in ricami e abiti su misura.

Ci mostrano l’intero ciclo produttivo: i bachi da seta che divorano foglie di gelso, la formazione del bozzolo, la filatura, i tessuti e infine gli abiti. I bachi vengono nutriti più volte al giorno e in pochi giorni producono bozzoli da cui si possono ottenere centinaia di metri di filo. Il percorso è istruttivo, ma anche molto commerciale: il museo-laboratorio accompagna inevitabilmente il visitatore verso il negozio.

Nella stessa azienda vediamo anche la produzione di lampade, intagli in legno e stuoie intrecciate, usate al posto dei materassi. Sono lavori manuali che alle nostre latitudini sembrano lontani, e proprio per questo attirano il turista in cerca di artigianato.

Ponte Giapponese e case dei mercanti

Il Ponte Giapponese, datato 1592, è uno dei simboli di Hoi An. Ha una forma arcuata, un tetto caratteristico e una struttura solida, pensata anche per resistere ai terremoti. Nei secoli ha mantenuto una sobrietà decorativa che contrasta con il gusto più ricco di molte architetture vietnamite e cinesi.

Visitiamo poi il museo delle Ceramiche, alcune case dei mercanti e il tempio della famiglia Tran, dove convivono elementi cinesi, giapponesi e vietnamiti. Passiamo anche dalla sala riunioni del Fukien e proseguiamo da soli nella città vecchia. La via centrale è un susseguirsi di negozi: abiti, stoffe, lampade colorate e souvenir. Verso il fiume Thu Bon si svolge un mercato locale molto vivo, con generi alimentari di ogni tipo e, in prossimità dell’acqua, il mercato del pesce, facile da trovare anche solo seguendo l’odore.

Hoi An dei tre mondi
Hoi An sembra nata più dall’incontro che dall’appartenenza a una sola cultura.
Edifici antichi lungo un canale in stile coloniale in Vietnam o Cambogia.

Cena, ao dai e acqua alta

Una cena indimenticabile al Morning Glory suggella il primo giorno del nuovo anno. Assaggiamo maccarello caramellato con cipolle e ananas, servito in un vaso di ghisa. Dopo cena torniamo all’opificio-negozio visitato nel pomeriggio per completare l’acquisto di un ao dai. Mancano pochi minuti alla chiusura delle 22.00 quando prendono le misure di Bruna. Domattina le lavoranti inizieranno alle 8.00 e alle 11.00 l’abito sarà pronto: tre persone per tre ore tra taglio, cucitura e ricamo. Un’efficienza sorprendente.

Il fiume, molto basso nel pomeriggio, con l’alta marea arriva a straripare e invade la strada lungo la riva fino a lambire i marciapiedi. Non è un evento raro: una casa dei mercanti visitata nel pomeriggio era stata costruita con una botola nel soffitto per tirare su i mobili e permettere alla famiglia di vivere al primo piano in attesa che l’acqua si ritirasse. I cento pali che la sorreggono hanno basi in cemento per evitare la corrosione del legno.

Nel pomeriggio, fermandoci in un bar per un frullato, abbiamo visto il segno lasciato dalle ultime inondazioni di settembre 2009: l’acqua era arrivata a circa un metro e ottanta. Le notizie dell’autunno parlavano di inondazioni disastrose in tutto il Vietnam centrale, con decine di vittime. A Hoi An la bellezza del fiume e la fragilità della città vivono una accanto all’altra.

Hoi An e le inondazioni
La città vecchia è affascinante anche perché convive da secoli con l’acqua.
Pernottamento
Hoi An – Thu Duong 3

IT

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