Giorno 1
Windhoek
Primi contatti con la Namibia e Windhoek, una capitale semplice
Arrivo a Windhoek
Chi avesse avuto qualche dubbio in merito all’affidabilità della Ethiopian Airlines viene subito rassicurato alla vista di fiammanti Boeing 787 e ad un servizio di tutto rispetto in raffronto alle tariffe. Voli puntuali da Milano ad Addis Abeba e poi fino a Windhoek. Il volo interno africano è operato addirittura un 787 nuovissimo dotato di ogni comfort. E’ pieno di cinesi, tant’è che gli annunci vengono fatti in lingua etiope, inglese e cinese. Sembrerebbe un mistero il come la compagnia di bandiera di un Paese così povero possa disporre di mezzi tali per creare un hub d’importanza planetaria con aeromobili di prim’ordine. Un parallelo con la situazione della Compagnia aerea nazionale torna automatico, e dire che l’Etiopia in passato è stata una colonia italiana. Solo l’aeroporto della capitale etiope lascia alquanto a desiderare, ma i piani di ampliamento finanziati da capitali cinesi lo renderanno in breve all’altezza del resto. Ed è proprio negli investitori cinesi che va probabilmente ricercata la ragione di sviluppo della compagnia aerea. Giusto sopra Windhoek alcune nuvole fanno sussultare l’aereo, immaginiamo cosa avremmo patito non fossimo stati su un Dreamliner. Al controllo documenti gli addetti sono più riguardosi a che i viaggiatori in coda attendano dietro la linea rossa prima del loro desk che non all’efficienza del disbrigo delle formalità: la lunga coda avanza con tempi biblici e sembra d’intuire il piacere dei funzionari mentre controllano con attenzione i passaporti. Dopo un’ora di attesa nel caldo torrido siamo finalmente liberi: recuperiamo i bagagli, incontriamo il driver del car rental, cambiamo euro in Dollari Namibiani e siamo pronti per iniziare l’avventura. I 40 km che separano la città dall’aeroporto ci immergono subito nell’ambiente desertico e la cosa fin dall’inizio si fa interessante. E’ un paesaggio secco a causa della stagione, non si vedono animali selvatici anche se non è raro incontrarne già in questo tratto, soltanto belle ville o dei ranch nella parte periferica. Ritiriamo il Toyota Hilux 2.4 4WD con tanto di tende impacchettate sul tetto e kit a corredo comprendente tanica acqua da 20 lt, attrezzatura da cucina, frigo collegato alla seconda batteria, compressore per gonfiare le gomme e due ruote di scorta. Il veicolo ha inoltre 2 serbatoi per una capacità complessiva di 140 lt di gasolio, il che assicura di poter effettuare lunghi tragitti senza il rischio di rimanere a secco, cosa quanto mai pericolosa in questo angolo di mondo. Ci viene inoltre dettagliatamente spiegato come usare il veicolo per la guida su strade sabbiose o altre condizioni critiche, sgonfiaggio e rigonfiaggio dei pneumatici, aprire e chiudere la tenda e quant’altro sia necessario per procedere e campeggiare. A questo punto possiamo partire tranquilli incominciando dalla sonnolenta domenica pomeriggio nella capitale namibiana, prestando attenzione alle dimensioni non proprio lillipuziane del veicolo ed al fatto che si guida a sinistra. Raggiungiamo subito l’hotel prenotato in precedenza: in zona tranquilla ed un po’ fuori, anche se rileviamo subito come tutte le finestre siano protette da inferriate. A seguire visitiamo il centro cittadino di Windhoek, reso opulento dalle numerose banche ed uffici mondani che giustificano la loro presenza grazie al petrolio, ai diamanti ed in generale alle attività estrattive. Dal punto di vista turistico per la verità la città ha poco da offrire: ci rechiamo in Independence Avenue per fare due passi ma ci sono perlopiù edifici moderni mischiati ad altri di stile tedesco risalenti all’inizio del secolo scorso, vediamo la Christus Kirche ed il monumento all’indipendenza situati nella zona degli uffici di comando. Ci troviamo addirittura davanti al palazzo governativo dopo il tramonto, senza che nessuno ci dica qualcosa. Per prudenza evitiamo di scendere e scattare foto, anche perché ci attende il Joe’s Bierhaus, un vero simbolo per gli stranieri in visita alla capitale namibiana. In atmosfera mista fra il naif, l’etnico ed il tropicale a decorare il ristorante si mischiano alcuni oggetti storici, coloniali, altri di fantasia creativa, per finire con alcuni che sembrano appoggiati lì nell’attesa di finire in un bidone dell’immondizia: si possono gustare delicati piatti di selvaggina (tris di orice, kudu, springbock oppure bistecca di kudu; con antipasti che variano dal carpaccio di orice al kudu marinato affumicato). I dolci sono in puro stile tedesco: waffeln, strudel e torte variamente decorate. Quando ormai sono le 22 non dobbiamo attendere il sonno, dopo la notte trascorsa in aereo.
A dispetto dell’indipendenza ottenuta nel 1990 dal Sudafrica e del fatto che l’apartheid sia stato abolito proprio in quell’occasione, non si fa difficoltà a notare le differenze fra la popolazione originaria ed i bianchi: a seconda dei tipi di lavoro che fanno, la loro efficienza e tutta una serie di parametri che ne determinano la scala sociale. In generale si vede poca gente in giro, soprattutto dopo il tramonto. Quando si scende dall’auto si percepisce immediatamente la necessità di fare attenzione ai propri averi e non transitare in luoghi appartati. Il parco macchine è elevato, con prevalenza di suv e fuoristrada; i marchi sono quelli occidentali oltre alle onnipresenti Toyota. Nelle periferie ed in provincia prevalgono vetture che sembrano stare in piedi per miracolo. Molti viali sono ornati da jacaranda dai fiori viola già visti in Asia (delonix regia) con le brillanti fioriture rosse, oltre a buganvillee e oleandri di diversi colori.
IT
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