Giorno 13
Victoria Falls
Zimbabwe, assaggio di un’Africa diversa. Victoria Falls, magia delle cascate e turismo organizzato.
Volo per Victoria Falls
L’ultima giornata effettiva di questo viaggio prevede un’highlight che con il volo di ieri sull’Okawango vale l’estensione fino a queste regioni orientali rispetto al cuore delle meraviglie namibiane: si tratta delle cascate Vittoria in Zimbabwe. Innanzitutto in Zimbabwe occorre entrarci, cosa che fino a non molto tempo fa comportava un procedimento assai complesso.
Anche oggi l’alba regala una visione che lascerà il segno nella nostra mente e non solo. Dopo l’ultima colazione open air e l’aver impacchettato le tende con una manualità divenuta ormai professionale, andiamo verso Kasane per dare un’occhiata al fiume Cuando, poche centinaia di metri prima che confluisca nello Zambesi. Sostiamo brevemente in prossimità di un paio di bufali in modalità riposo. Rientrando sbagliamo di proposito la direzione ed all’incrocio di Kazungula svoltiamo a sinistra per andare a vedere l’imbarco del traghetto che porta sulla riva dello Zambia. Poco prima dei cancelli veniamo fermati da una guardia: non possiamo procedere se non siamo diretti in Zambia. Vicino al trambusto pascola incurante una famiglia di facoceri. Questa volta prendiamo la strada giusta in mezzo al traffico ordinario ed ai camion in coda, in un paio di km siamo finalmente al punto di frontiera con lo Zimbabwe. Superiamo rapidamente l’uscita dal Botswana: ci vengono apposti i timbri sui passaporti e compiliamo un questionario dove ci viene chiesto un parere su come ci siamo trovati: la risposta non può che essere positiva. Un Paese semplice, arretrato rispetto agli standard europei e nel contempo avanzato in rapporto a quelli africani, nell’elenco dei primi dieci Paesi del mondo per l’assenza di conflitti interni. Un modello da emulare prima ancora che da compatire. Giunti sul fronte dello Zimbabwe non ci sono molti veicoli ma la stazione è piccola, pertanto si fa in fretta a riempirla. Ci mettiamo in coda per pagare i 30 USD cad. e veniamo presi in consegna da un “agente doganale” autorizzato a sbrigare per conto nostro le pratiche relative al veicolo. Probabilmente senza un intermediario non sarebbe possibile entrare nel Paese. Lo sapevamo fin dalla partenza, così come sappiamo che il servizio non è gratuito: per il veicolo spendiamo 100 USD dei quali almeno la metà andranno in bolli commissioni e spese amministrative annesse. Il personale è simpatico, quasi scanzonato, nonostante ci attendessimo la rigorosità che contraddistingue solitamente i funzionari negli staterelli a base dispotica. Alla fine ci vorrà un’ora scarsa per completare le pratiche e quando non siamo ancora a metà mattinata ripartiamo in quella che una volta era la Rhodesia. Per la verità il nostro viaggio dura poche centinaia di metri, veniamo fermati ad un posto di blocco della polizia locale. Qui ci viene chiesto con tono perentorio di mostrare il triangolo, che recuperiamo sotto il sedile posteriore. A questo punto ci viene richiesto di esibire il secondo triangolo poiché lo Zimbabwe, avendo le strade strette, richiede per ragioni di sicurezza di piazzarne uno davanti e uno dietro al veicolo. Non avendolo veniamo puniti con una multa di 10 USD. Ci viene compilato regolare verbale con ulteriore perdita di tempo: firmo, pago e ce ne andiamo. Copriamo gli 80 km che ci separano da Victoria Falls viaggiando attraverso rosse colline argillose fino a che la cittadina ci compare di fronte. Questo è un angolo di Africa ad appannaggio dei turisti di stampo classico che viaggiano per vedere e per stare in compagnia, prima ancora che per scoprire e percepire sensazioni di dove ci si trova. Nata intorno e sul business generato dalle adiacenti cascate, Victoria Falls è una cittadina artificiale dove i prezzi sono più alti di quelli europei, girano individui loschi che cercano di cambiare valuta locale in nero ed in generale la sensazione è quella di dover prestare attenzione a cosa si fa. Del fatto che lo Zimbabwe non fosse esattamente un paradiso avevamo contezza fin da prima della partenza: un Paese con una valuta che non viene nemmeno accettata nei propri negozi e dove la moneta di scambio ufficiale è costituita dal biglietto verde americano la dice lunga ed occorre essere degli sprovveduti per lasciarsi ingannare dai venditori di cartaccia spacciata per dollari locali, con cifre che raggiungono i tredici zero (parliamo di trilioni di dollari..). Andiamo subito a percorre lo Zambesi Drive, con belle viste sul fiume prima delle cascate e cerchiamo il Big Tree, un grosso baobab che fa bella mostra di sé.

Escursione a Dangerous Point
A seguire entriamo nel sito per vedere le Victoria Falls, il costo di 30USD andrà a impinguare le casse di qualche politico ma in questo momento vogliamo concentrarci solo sullo spettacolo che si apre di fronte a noi. A qualche decina di metri di distanza iniziamo a sentire il fragore e vedere la nebbiolina che sale, poco dopo si dischiude una delle sette meraviglie naturali del pianeta. Più che di un salto di acqua in stile Niagara sono tante piccole o grandi cascate che scendono in un canyon profondo 100 mt e largo più di un km. L’afflusso di turisti non è molto alto e si può girare bene. Un sentiero di fronte alla caduta dell’acqua consente di vedere ed ammirare da vicino e da ogni angolazione le cascate. Sembra che la riva meridionale sia fatta appositamente per poterle meglio osservare. Sull’altro lato c’è lo Zambia, con alcuni turisti che si avventano insieme a guide locali fino ad alcune piscine naturali poste proprio sull’orlo del baratro. Proseguiamo verso est, quando il sentiero si avvicina ai punti di maggior intensità la cascata non manca di omaggiarci una doccia con acqua nebulizzata. Arrivare qui nella stagione secca significa vedere un flusso meno imponente, è anche vero che in estate il tempo è meno stabile e soprattutto il salto crea una nebbia visibile a km di distanza ma che ne occlude la vista da vicino. L’ultimo tratto attualmente è secco e dai poster affissi all’ingresso intuiamo che il fiume si estenda fin questo punto solo quando c’è la massima portata. Ed è proprio qui che si trova Dangerous Point, un poggio naturale senza protezioni, dal quale si fanno belle foto ma occorre prestare attenzione. Procedendo oltre si trova lo storico ponte in ferro che collega allo Zambia. Uscendo dal parcheggio adiacente veniamo nuovamente fermati ad un posto di blocco appositamente creato per stanare i turisti con qualsiasi pretestuosa ragione: lo zelante ufficiale ci contesta di non aver azionato l’indicatore di direzione mentre uscivamo, a nulla valgono le nostre rassicurazioni, quindi intima di accendere i fari, compie un attento giro d’ispezione intorno al fuoristrada e, visto che è tutto a posto ci conferma la prima contestazione. Il disturbo costa 10 USD, chiama uno scagnozzo per la compilazione dell’immancabile modulo, firmo, pago e cerco di tacere i miei sentimenti per non complicare la situazione. Due multe nel giro di un paio d’ore, 20 dollari non sono poi una gran cifra, ma in questo momento se proferisco parola finisco in prigione senza passare dal via. Ci consoliamo con un waffeln in centro città e siamo pronti per una nuova avventura nello Zambesi N.P., un parco la cui strada principale affianca il grande fiume per decine di km, dove non c’è praticamente nessuno, salvo i molti animali che lo abitano. Il percorso è abbastanza ostico, ogni tanto occorre rallentare fin quasi a fermarsi e senza un mezzo adatto risulterebbe difficoltoso compiere l’intero tragitto. Poco dopo l’ingresso ci troviamo di fronte ad un gruppo di elefanti fermi in mezzo alla strada, ci arrestiamo a distanza di sicurezza ed attendiamo che cortesemente si spostino per poter procedere. Alcune digressioni sulla riva del fiume ci consentono di vedere la testa degli ippopotami al bagno. La strada è lunga 40 km, il nostro obiettivo è di percorrerne 30 per poter rientrare tranquillamente entro le 18, orario di chiusura del parco. In realtà ci fermiamo al ventinovesimo km quando vediamo una mandria di bufali neri procedere in direzione della strada poco davanti a noi. Conoscendone la pericolosità, giriamo il mezzo, ci fermiamo per un paio di foto ed iniziamo il rientro. Gli altri animali incontrati vanno dalle giraffe alle zebre, dai facoceri agli gnu, oltre agli immancabili springbock ed ai più rari impala dal muso rosso. Ormai quello che avevamo da vedere l’abbiamo visto, non resta che andare a prendere possesso delle camere prenotate in un lodge cittadino, fare cena ed apprestarci all’ultima notte africana. Arrivati alla reception scopriamo che in città manca la corrente, così facciamo la doccia al lume di candela. Al ristorante mangeremo carne di bufalo e bovina assai coriacea, il posto ci sembra più una trappola per turisti che un locale tipico. Ma da queste parti non ci si può aspettare l’originalità incontrata e vissuta altrove nelle due settimane appena trascorse.
IT
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