Giorno 8

Etosha II

Etosha: a lezione dagli animali. Osservare ed imparare la magia delle regole della Natura.

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Etosha II

Mattina a Etosha

Colazione rapida, riassetto altrettanto rapido delle tende ed un paio di minuti prima dell’apertura siamo i terzi in fila per entrare ad Etosha. Il sole ha già iniziato la sua arrampicata verso i cielo quando due stanchi poliziotti arrivano per l’alzabandiera che consente l’apertura ufficiale dei cancelli. Partiamo dalle pozze di Okaukejo per spostarci successivamente nella zona di Halali e chiudere in quella di Namutoni, da dove usciremo passando per il Von Lindeqvist Gate; sarà una giornata lunga ma appassionante, sempre in macchina e con gli occhi ben aperti ad avvistare le nostre prede. I percorsi dei safari si snodano in tutte le direzioni su strade chiare e polverose, ben segnalate, che consentono oltre al buon avvistamento degli animali anche una visione completa dell’ambiente del Parco, con l’Etosha Pan a regalarci miraggi fantastici sotto un cielo cobalto. Si vedono ovunque gli springbock, poi sono moltissime zebre, gnu, elefanti, molte giraffe in gruppi di due o tre esemplari, sparuti gruppi di eland, kudu, impala (anche quelli dal muso nero), tsessebe (una mucca selvatica con le corna a cavatappi), orici, caracal, struzzi, dik dik ed un bell’esemplare di rinoceronte.

Cervi con corna in una savana secca.

Sosta a Onguma Camp

Ciò che conquista maggiormente è però costituito dai movimenti di questi animali, dalle gerarchie e gli equilibri cristallizzati da sempre. E’ rappresentativa di tutto ciò la scena che ammiriamo nel corso del pomeriggio: alcuni elefanti stazionano rinfrescandosi i piedi dentro ad una pozza, le zebre che sopraggiungono vorrebbero bere ma i pachidermi non si spostano. Queste iniziano a ragliare per invitare gli ospiti ad andarsene. Alcuni infastiditi iniziano a muoversi mentre i più testardi non ne vogliono sapere. Poco dietro compaiono anche gli springbock, che devono attendere il loro turno. Quando l’ultimo elefante ha finalmente lasciato l’acqua le zebre possono andare ad abbeverarsi, seguite dagli springbock. Nel frattempo sono anche comparse tre giraffe, le quali timidamente lasciano passare gli altri. Pur essendo più grandi di tutti proprio per questa ragione non è semplice bere, pertanto preferiscono attendere che gli altri ospiti abbiano terminato, si avvicinano tenendo sempre sotto controllo l’ambiente circostante, divaricano le gambe anteriori ed iniziano ad aspirare acqua. Pare non possano stare più di un minuto in questa posizione poiché troppo sangue affluirebbe al cervello con conseguenti danni: inoltre in caso di attacco da parte dei felini avrebbero difficoltà a tornare in posizione per scappare di corsa. Un’altra scena magistrale si vede presso un’altra pozza dalle zebre, in quello che sembra un esodo, quando si avvicinano lentamente ad un laghetto guidate dal capobranco. Questi attende guardandosi intorno per capire se ci sia da fidarsi, avanza di pochi passi, scende verso la pozza con alcuni altri esemplari e, quando tutto sembra essere sicuro, il resto della mandria procede con calma ad abbeverarsi. Il tutto si svolge in un silenzio surreale, pochi uccelli cinguettano, gli animali sanno che possono subire un attacco proprio in questo punto vulnerabile e la loro tensione si percepisce chiaramente. Osservare tali scene vale ben più della visione di un film: gli istinti di caccia e di difesa si sovrappongono in un alternarsi che designa la quotidianità della savana. Lo stesso fanno gli impala quando si recano a bere in gruppo, ma basta una folata di vento a fare un po’ di rumore e ad allontanarli di qualche metro, salvo poi ritornare e scappare al prossimo brusio. Una scena che dimostra l’angoscia di questi erbivori di fronte alla potenziale minaccia di qualche felino. Gli gnu si possono invece incontrare in mandrie di discrete dimensioni, esemplari solitari che vagano nella savana o aggregati a gruppi di zebre o altri animali. Mentre il sole scende ed è ormai prossimo alla linea dell’orizzonte vediamo un groviglio di macchine ferme, segno evidente che in zona c’è qualcosa d’interessante. O meglio dev’esserci stato, visto che dopo qualche minuto torniamo tutti sui nostri passi senza preda. Mentre stiamo per uscire dal parco assistiamo ad un intasamento di elefanti che bloccano la strada, lentamente si spostano e l’ultimo giustamente si volta stizzito in un paio di occasioni contro un autista che gli si avvicina troppo, sbattendo con forza il piede per terra e agitando nervosamente la proboscide. Usciamo dal parco anche qui un paio di minuti prima rispetto all’orario di chiusura per andare al tranquillo Onguma Camp, a poche centinaia di metri dai cancelli. La quota di tutta la regione si aggira sui 1100 mt, mentre le temperature esterne arrivano a 34/35° di massima per poi scendere sugli 11/12° al mattino presto.

Pernottamento
Onguma Tamboti Camp – Etosha (vicino a Namutoni)

IT

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