Giorno 9

Otjikoto+Hoba

Alcune particolarità: Lago Otjikoto, Hoba Meteorite, cittadine a sud di Etosha

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Otjikoto+Hoba

Mattina a Otjikoto

Sveglia alle 6.30 per andare a percorrere un tratto di strade poco battute (la D3028 e la D3025); infatti per almeno due ore di viaggio non vedremo anima viva. Il tragitto costeggia il parco ma si vedono solo alcuni dik dik e qualche alcefalo. Le strade sono ben tenute e si può viaggiare di conseguenza: occorre solo fermarsi di tanto in tanto per aprire e richiudere il cancello che separa le proprietà degli allevamenti. E’ una zona abbastanza ricca con grosse mandrie di bovini che pascolano in appezzamenti recintati, all’interno dei quali ci sono fattorie ben avviate.
Ci fermiamo per un giro intorno al Lago Otjikoto, nato in seguito alla depressione formatasi dallo sprofondamento del tetto di una grotta carsica. Le alluvioni passate lo hanno riempito ed ora non si riesce a vedere la sua sezione a fungo. Le rive scendono verticali nell’acqua per cui la balneazione è proibita. La storia più recente vuole che le truppe tedesche in fuga nel 1915 vi abbiamo gettato un arsenale di armi, poi solo parzialmente recuperato. Tsumeb è invece una cittadina con belle fioriture di jacaranda, che verte intorno all’industria estrattiva, alle connesse attività di lavorazione dei minerali ed ai servizi collegati. Un’atmosfera di posto di frontiera la circonda sotto il sole di mezzogiorno, evidenziata dal fatto che nei dintorni si trova una township chiamata significativamente Soweto, in cui la vita era molto difficile fino a qualche decennio fa, quando vigeva la segregazione razziale. Ora i problemi di criminalità, alcolismo e droga si sono ridotti grazie alla costruzione di servizi privati, luoghi d’incontro e all’introduzione dell’illuminazione pubblica, ma alcune difficoltà permangono. A riprova, le abitazioni del centro di Tsumeb si presentano circondate da alti muri e fili spinati elettrificati. Facciamo spesa ed andiamo a vedere lo Tsumeb Cultural Village, la cui idea originale è un villaggio costituito da capanne delle diverse tribù namibiane. Purtroppo sembra lasciato andare in mezzo alla trascuratezza generale: forse chiedere qualche dollaro in più e fornire l’accompagnamento di una guida potrebbe costituire un viatico per far meglio conoscere le civiltà locali a chi viene da fuori. Vediamo alcune interessanti capanne costruite con rami ricoperti di argilla a fungere da parete, ma non molto di più. In mezz’ora di buona strada asfaltata arriviamo a Grootfontein, dove cerchiamo un macellaio per trovare selvaggina da cucinare stasera. La città è soprattutto un centro di servizi per la circostante zona agricola con un bel viale alberato d’accesso, anche se il centro non ispira grande fiducia. Ormai ci stiamo sempre più allontanando dalla Namibia ordinata di stile teutonico per trovarci immersi in quella disordinata ma più genuina ed “africana”. Non ci sono indizi di povertà ma tutti concordano sul fatto che occorra stare attenti, anche la cassiera del market dove finiremo per andare a comprare la carne ci mette in guardia dai ladri che stazionano all’esterno. Le nostre fotocamere e borse rappresentano un’ambita preda per i nullafacenti locali: ci si sente osservati dai giovani agli angoli delle strade, anche perché gli stranieri non sono molti e l’uomo bianco fa eccezione. Non ci sono molte cose da vedere, la cittadina è semplicemente un punto di passaggio e stazionamento fra Windhoek, il Caprivi ed Etosha. Viaggiando lungo campi di mais ben tenuti ed altre coltivazioni, l’ultima tappa odierna è costituita dall’Hoba Meteorite raggiunto con una digressione di 25 km dalla strada principale. Fin dall’inizio sappiamo non trattarsi di una visita imprescindibile, ma il solo fatto di trovarci di fronte al più grande meteorite conosciuto sulla terra, pesante 55 tonnellate e piovuto dal cielo 80.000 anni fa, conferisce un alea di curiosità che le dettagliate informazioni poste all’ingresso aiutano a chiarire. Il Camp è un vero gioiello di tranquillità, con piazzole nascoste all’interno della folta vegetazione, sotto una volta celeste stellata da rimanerne incantati. Stasera si cena con tenere bistecche di eland (detta anche antilope alcina) cotte su ottima brace a cui fa seguito un altrettanto spettacolare falò. Dove possibile acquistiamo anche i biltong, insaccati di carne essiccata e impreziositi da gustose spezie, ideali da gustarsi con una birra mentre il resto della carne è ancora sul fuoco. Oltre al vino, infatti ci concediamo sovente anche una birra, la Tafel è quella che giudichiamo come la migliore, mentre anche la Windhoek green non è male.

Una tenda da campo è allestita per una notte in un ambiente selvaggio.

Siamo ad una quota che varia dai 1300 ai 1500 con temperature leggermente inferiori ai giorni precedenti e lo si nota subito dal colore dell’erba e da una vegetazione più rigogliosa. Dopo cena ci godiamo lo spettacolo delle stelle con una passeggiata nel bosco tra le piazzole: pare di trovarci in una favola, e forse lo è davvero. Il cielo senza luna è scintillante e confluisce al luogo un senso di maestosità e grandezza che si percepiscono ad ogni passo.

Pernottamento
Camp Baby Bush – fra Hoba e Grootfontein

IT

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