Giorno 2
Sesriem
Subito deserto, quello con le dune tinta albicocca a Sesriem
Il volto urbano di Sesriem
Agli occhi di un occidentale la capitale può apparire come una cittadina di medie dimensioni, informale, con grandi viali e pochi palazzi. Un misto fra il coloniale ed il moderno, dove ampi mall dispongono di merci e servizi di ogni genere. Ed è proprio in uno di questi che entriamo per fare la spesa utile nei prossimi giorni, quando inizieremo l’esperienza in autonomia. Lo Spar si rivelerà un supermercato ben fornito anche in altre città, sovente rispondente anche alle esigenze di trovare selvaggina da grigliare sul BBQ e del buon vino sudafricano. Riempito il frigo di bordo e caricato il veicolo con quanto necessario per vivere bene quella che in fondo è pur sempre una vacanza, ci dirigiamo verso sud sulla strada che porta a Rehoboth su una carrozzabile asfaltata in buone condizioni ed un traffico accettabile. Da qui ci si dirige verso sud ovest su sterrate, ampie ma non sempre lisce. E’ infatti abbastanza frequente che questo tipo di strada di maggior scorrimento presenti fastidiosi solchi trasversali che creano continui sobbalzi anche a moderate velocità. Purtroppo le highway rurali della Namibia ci mostrano fin da subito la loro pericolosità: mentre procediamo in direzione di Sesriem un pulmino che viaggia in direzione contraria a forte velocità scaglia una pietra nella nostra direzione a rompere il parabrezza nella parte bassa. Si tratta di un colpo forte, tale da lasciare un bollo che si dirama alcuni centimetri per parte. Pensiamo che il vetro andrà sostituito, ma adesso non possiamo che procedere verso il Sesriem Camp e continuare il nostro programma.

Entriamo nel Namib Naukluft N.P. per accedere al campeggio, cosa che ci consentirà di non dover più uscire dal parco entro il tramonto e potervi pertanto accedere prima domattina per vedere l’alba dalle dune. Dopo aver individuato la piazzola all’ombra di un grosso albero, riprendiamo il fuoristrada per dirigerci alla Elim Dune, situata poco distante dal campeggio. Non c’è nessuno, salvo alcuni orici che oziano cercando riparo nelle rare zone d’ombra: questo animale è riuscito a sviluppare un particolare sistema di raffreddamento del sangue nelle narici e riesce pertanto a vivere dove altri non potrebbero. Dune rosse e ocra si ergono sopra la pianura circostante e saliamo per un dislivello di 150 mt fino a raggiungerne la cresta sommitale dalla quale si aprono orizzonti a 360°. La vegetazione è composta da alti steli d’erba pungente che affondano le radici nella sabbia e non si capisce come facciano a sopravvivere in tanta aridità. Il deserto è inoltre popolato da piccoli insetti e lucertole che s’immergono nella sabbia non appena percepiscono in minimo rumore, lasciando leggere tracce lineari. Scendiamo rapidamente, svuotiamo le scarpe e ripartiamo in direzione di Sossusvlei, fermandoci al km 45 in corrispondenza della Duna 45 appunto. Qui c’è qualche persona in più ma il termine affollamento sarebbe del tutto inappropriato. Saliamo per poco meno di 150 mt mentre osserviamo il sole che scende lontano verso ovest, alcuni strati nubiformi all’orizzonte impediscono tuttavia un tramonto degno del luogo dove ci troviamo. La lunga esse disegnata dalla cresta con un lato in ombra e l’altro al sole offre di per sé un spettacolo unico. Siamo nel pieno del deserto di dune (una peculiarità nel contesto generale del Namib), in una valle, una striscia larga da qualche centinaio di metri ad un paio di km al fondo della quale corre la strada. Una fenditura che arriva fino a Sossusvlei, lunga 72 km. Pur senza gli sci ai piedi tento uno slalom lungo il pendio per continuare una tradizione iniziata nel deserto dei Gobi in Mongolia e proseguita a Dunhuang in Cina. Ora che il sole è tramontato ed abbiamo raggiunto il parcheggio non resta che rientrare percorrendo i 45 km a ritroso su ottimo asfalto. Preparare tende e la cena per la prima volta e per di più al buio richiede una certa attenzione ma riusciamo bene, alle 20.15 si mangia ed a seguire ci apprestiamo a trascorrere la nostra prima notte di sonno sul tetto dell’Hilux.
IT
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