Giorno 5

Swakop, Spitzkoppe

Lungo la Skeleton Coast e verso l’interno a raggiungere lo Spitzkoppe, il magnifico nulla dove anche il silenzio ha un suono.

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Swakop, Spitzkoppe

Arrivo a Woermannhaus

Oggi ci concediamo di dormire fino alle 7: il vento di ieri è calato ed andiamo a fare un giro per Swakopmund, questa cittadina costruita in stile tedesco d’inizio secolo scorso, che è forse l’unica degna di visita nel panorama namibiano. Colazione in una bakery che potrebbe tranquillamente trovarsi in una qualunque città tedesca, poi proseguiamo per la Woermannhaus, il faro col vicino monumento ai caduti (quelli tedeschi, perché per quelli locali non è ancora stato fatto posto), la chiesa Evangelica, l’Hohenzollern Building ed il Waterfront dal quale vediamo il molo al fondo del quale si trova il Jetty 1905, il ristorante dove siamo stati ieri sera. I parcheggiatori qui non sembrano nemmeno tanto abusivi ed hanno un atteggiamento cordiale, tanto che lasciare loro qualche spicciolo diventa quasi un gesto dovuto per il servizio reso. Pur essendo alla fine della stagione secca si incontrano ancora splendide fioriture, in particolare i gerani piantati in piena terra e potati in modo che ricaccino da sotto a formare veri e propri cespugli. Prima di partire si va a fare acquisti di selvaggina nella macelleria consigliataci ieri dall’autista del fuoristrada e mettiamo in frigo springbock, kudu e struzzo. Puntiamo verso nord lungo la litoranea di terra indurita dal sale, dritta e liscia al punto da essere preferibile alle strade asfaltate. Occorre solo prestare attenzione alla scivolosità in caso di pioggia o forte umidità. Ci fermiamo per un paio di foto al Mile 14, località balneare attiva soprattutto durante il periodo delle vacanze estive (corrispondente alle festività natalizie), nei pressi di una nave insabbiatasi non si sa quanti anni fa; caso affatto raro, non per nulla la zona si chiama Skeleton Coast. E questo è proprio uno degli scheletri lasciati da un naufragio. E’ angosciante pensare ai marinai che sopravvissuti ad un disastro marittimo si trovavano di fronte al deserto senza acqua e cibo, costretti a sopravvivere stentatamente per alcuni giorni e poi morire di fame o sete. E’ invece intrigante notare (capita lo stesso a Walwis e Swakop) come le ultime case abbiano il loro recinto murario proprio a lambire il deserto. Almeno fino a quando il prossimo vicino non deciderà di costruirsi una casa poco oltre e sarà lui a quel punto a delineare la nuova frontiera fra il villaggio ed il mondo di sabbia. Raggiungiamo Henties Bay, vediamo da fuori il Dune hotel che sarà caratteristico per essere stato il primo edificio costruito in paese ma non presenta altri elementi degni di nota; curioso è invece il campo da golf posto nel letto del fiume in secca dove questo si allarga per sfociare nel mare. Attrae l’attenzione una corda per l’impiccagione piazzata all’inizio del paese, a duro monito per chi intendesse sporcarlo o lasciare immondizia in giro: metodi bruschi ma di chiara comprensione. Il paesaggio è assolutamente desertico, solo stentati licheni riescono a sopravvivere aggrappati alle poche rocce che emergono dalla sabbia.

Un veicolo bianco con carico attraversa un vasto paesaggio arido sotto un cielo azzurro.

Quest’area è considerata una delle più aride della terra, con piogge che cadono poche volte in un decennio. La costa, così come la conosciamo ora, è il risultato di un clima del tutto eccezionale, nel quale la corrente fredda di Benguela, proveniente dall’Antartide, svolge un ruolo determinante: la temperatura dell’acqua in prossimità della costa è di circa 12° gradi mentre, al largo, è di 18/20° e, quando l’aria caldo-umida dal largo raggiunge la riva, la miscela delle masse d’aria a temperatura diversa provoca una grande condensazione e una persistente nebbia che ricopre la regione per più di 250 giorni l’anno. Il fenomeno è accentuato durante la notte ed il mattino presto quando la spessa nebbia può a volte ricoprire il deserto anche fino a 50 chilometri verso l’interno del continente. Dobbiamo pertanto considerarci fortunati dal momento che la giornata risulta splendente.

Ancora qualche decina di km ed arriviamo a Cape Cross, noto per la sua colonia di otarie. Non siamo in un momento di picco e nemmeno intendiamo contarle, ma fra quelle in mare e quante si riposano sulla sabbia dovrebbero essere ca. 80.000. Oltre all’aspetto visivo intuiamo che siano molte anche dal lezzo che emanano, certo sgradevole seppure non insopportabile come dice la guida. Non si può poi non soffermarsi almeno per un attimo sugli animali che si atteggiano immobili sulle pietre come fossero dei monumenti. Lo spettacolo costa comunque 80 NAD a persona, che si pagano in un botteghino dove la cassiera e rinchiusa dietro un’inferriata tale da farla sembrare in prigione. In prossimità delle otarie si vedono anche due croci, copie di quelle poste da Diego Cao nel 1486, il primo europeo a metter piede nell’attuale Namibia, proprio da queste parti. Lungo il percorso ci sono diverse stradine che deviano verso l’oceano, evidenti tracce per i pescatori. In zona ci sono altre saline e banchetti sparsi lungo km di strada con cristalli in esposizione; non vedendo venditori riteniamo che debbano essere stati messi lì sulla fiducia ed il buon cuore del cliente di passaggio. Rientriamo sui nostri passi fino a Henties Bay dove troviamo un angolo ombroso con alberi e giardino per un fugace pranzo. Prendiamo verso est su una sterrata (la D1918) lungo la quale si può viaggiare sui 70/75 km/h. Dopo un po’ che non vediamo anima viva facciamo una scommessa fra di noi su quando incontreremo il prossimo mezzo. Ipotizziamo dei tempi che vanno dai 15 ai 45 minuti: ne passeranno ben 48 prima di incrociare una vettura! Poco prima del bivio che porta a Spitzkoppe ci fermiamo per provare la sensazione di vedere il nulla. Lo spettro che si prospetta ai nostri occhi è semplice: la parte inferiore vede il giallo/grigio di un deserto brullo e quasi privo di vegetazione, la parte superiore il cielo azzurro come non mai. Una linea orizzontale segna il confine fra il mondo terrestre e quello celeste. A voler cercare qualcosa bisogna guardare la strada che corre di fronte a noi, dritta e infinita, fino a scomparire in quello che a scuola ci facevano riconoscere come il punto di fuga. Non c’è niente da vedere, proprio per questo è così bello. Ed il silenzio assoluto che accompagna la scena ne completa l’opera. Proseguendo ci sono accampamenti con tanto di scuola e centro medico, probabilmente di tribù Damara, gente che ci sembra avere la pelle più scura degli herero visti finora. Ormai la nostra destinazione si avvicina ed iniziamo a vedere l’elevazione dello Spitzkoppe, impropriamente paragonato al Cervino. Il suo avvitamento e la forma sono comunque accattivanti, ma è il suo complesso a rendere una magia particolare. Le rocce rosse sotto il sole che scende lasciano pregustare quanto accadrà tra poco, all’ora del tramonto. Entriamo nel campeggio quando sono appena le 16 e ci viene detto di accamparci nella piazzola che più ci aggrada. Facciamo un giro esplorativo considerando che fra un sito e l’altro non ci sono meno di 100 mt. I servizi sono in comune a due a due, il resto è una splendida quanto rilassante solitudine. Fonte d’acqua, docce e bar/ristorante si trovano solo all’ingresso. Salgo qualche decina di metri sulle rocce di granito sovrastanti il nostro parcheggio per fare le ultime foto sulla distanza; il terreno fa buona presa sotto le scarpe e si sale agevolmente prestando attenzione ai rami spinosi. Nel frattempo la selvaggina del giorno finisce sul braai (termine afrikaans che sta a significare BBQ) ed il vino sudafricano si rinfresca qualche minuto nel frigo. Dopo cena faremo una passeggiata tra le piazzole più vicine alla nostra: la luna illumina il paesaggio a giorno tanto da rendere le luci frontali inutili: il suo splendore non farà la felicità degli appassionati di astronomia poiché impedisce in parte la visione dell’emisfero australe, vista per la quale la Namibia va nota. La luna piena sembra un pallone lanciato in cielo pronto a rientrare sulla terra per continuare a giocarci. Il silenzio è rotto solo dal comunicare degli animali, una leggera brezza si insinua tra le rocce che si stagliano intorno a noi a protezione del nostro campeggio. Anche l’alba alle 6.15 del mattino successivo non sarà da meno: l’unico problema sarà poi fare una cernita fra le decine di foto scattate. La vegetazione presenta anche alberi ad alto fusto, segno evidente di presenza d’acqua sotterranea. La zona è molto più accogliente del paesaggio lunare visto ieri.

Pernottamento
Spitzkoppe Campsites – Spitzkoppe

IT

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