India

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14 giorni Asia

Rajasthan, Uttar Pradesh e Madhya Pradesh rappresentano uno stupefacente condensato di storia, arte e natura indiana. Ma sono soprattutto una lezione di vita per chi sa lasciare a casa i propri occhi per calzarne altri che siano in grado di leggere il carisma Indiano.

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Il mio commento della situazione geopolitica del Paese su:

Aliseo Editoriale

“Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata, non se ne può fare a meno”. Tiziano Terzani

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Introduzione

Ancora una volta è l’Asia a prendere il sopravvento nei nostri desideri di viaggio. Fatte salve alcune eccezioni (es. Taj Mahal) l’India del Rajasthan e Uttar Pradesh forse non è la destinazione con singole bellezze architettoniche o naturali incomparabili. Quello che invece affascina è la consecutività a così breve distanza dei tanti siti di grande interesse, ancora di più nel momento in cui si considerano le componenti sociali e religiose. Ecco che tutto assume una colorazione più variegata e gli aspetti negativi (traffico, rumore e sporcizia diffusa) si fondono fino a sciogliersi dentro questo crogiolo di vita tanto diversa dalla nostra. Se vale la regola generale di non guardare la realtà dei Paesi che si visitano con i propri occhi, in India questa diventa un viatico imprescindibile, senza il quale la realtà ne risulterebbe totalmente falsata. Per fortuna ho lasciato i miei occhi occidentali a casa, così non giudicano quanto mi si presenta innanzi. Chissà però cosa vedranno quando tornerò ad indossarli. Se dal punto di vista economico conviene nascere in Occidente, da quello spirituale l’India è probabilmente il luogo migliore

Le lezioni di vita che se ne ricavano sono molteplici: innanzitutto relativizzare e concepire l’esistenza come un passaggio (samsara, volendo mutuare un termine noto anche a noi), tollerare la presenza di altre persone e considerarla utile ai fini della mutualità, staccarsi dalla materia per vivere in una dimensione più contingente. Non si deve tuttavia pensare che la gente viva in uno stato di etereo sopore religioso, i piedi restano ben radicati a terra ma all’interno di una concretezza poco arcigna. Senza pretesa di pensare che tutti gli indiani siano uguali; il miliardo e mezzo di persone che vivono in quello che non a caso viene definito un subcontinente si diversificano secondo storia, religione, latitudine e altre mille distinzioni che arricchiscono il genere umano.

Così anche gli strati sociali si plasmano secondo schemi sempre più legati alla modernità, pur restando sovente ancorati al sistema delle caste: se da un lato una piccola percentuale (non poi così tanto in termini numerici tenendo conto della popolazione di cui sopra) gode di ricchezze da far invidia agli emiri e la borghesia incomincia ad assumere rilevanza, fa da contraltare un quarto stato indigente e costretto a lavorare in condizioni di semischiavitù, quando non a elemosinare sui margini delle strade piuttosto che rovistare nei mucchi d’immondizia insieme a mucche e cani. Le caste in realtà possono essere equiparate alle divisioni medievali tra nobili, clero e terzo stato; la differenza sta nel fatto che qui sono ancora ben presenti e l’ascesa sociale è un principio di cui è capace solo un numero esiguo di persone, nel contesto di una secolarizzazione tutta da venire. Non si sa con quanta reale convinzione lo Stato garantisca seggi in parlamento a donne e ad appartenenti alle caste più basse, ma il sentire popolare continua sul suo percorso ancestrale. E questo rappresenta sicuramente un freno allo sviluppo complessivo del Paese.

I contrasti in India sono più evidenti che altrove, tanto nel bene quanto nel male. Non dobbiamo confondere la povertà esteriore di gran parte della gente con la sua ricchezza interiore. Come allo stesso modo si resta perplessi della sporcizia esteriore, ma si rimane affascinati dalla limpidezza interiore dei suoi abitanti. Non un popolo di santi, ma una convivenza tutto sommato civile, per nulla improntata alla conflittualità.

Parlare di mal d’India è argomento complesso, perché esiste un India che fa male. È quella che si vede negli storpi e i poveri che si trascinano mendicando per strada. Ma esiste un’India che ti chiede di ritornare per vivere esperienze e imparare, cogliendone i valori e la relativizzazione della vita stessa insita nella sua gente.

Dal punto di vista economico sono nato dalla parte fortunata del mondo, dal punto di vista spirituale no. C’è di meglio, per esempio in questo Paese appena visitato.

Carattere nazionale

Traffico e guida: suonare sempre il clacson, anche senza motivo. Una sorta di riflesso condizionato, gesto quasi rituale perpetrato continuamente, senza accorgersene come non ci si accorge che respiriamo. L’India è un clacson che suona in permanenza, particolarmente forte e fastidioso nei motorini, specialmente quando ti passano di fianco e il padiglione auricolare è predisposto a udirlo nella sua interezza.

Il temine inquinamento acustico non è ancora entrato nel vocabolario indi, così come non è entrato nel codice stradale il diritto di precedenza: tagliare la strada è la regola ma in nessun caso provoca reazioni alterate. Quello di far passare prima gli altri è un concetto talmente astratto che è lecito chiedersi se venga tutelato dal codice della strada, mai che ne esista uno; le violazioni a un codice come potrebbe essere il nostro sono talmente frequenti e palesi che la domanda sorge spontanea. La polizia è presente ovunque ma sembra più intenta a tutelare il quieto vivere che a sanzionare le infrazioni. I vigili respirano gas di scarico tutto il giorno e la loro maggiore occupazione è quella di non venire investiti.

In tale contesto caotico viene da chiedersi come le cose possano in qualche modo funzionare. La risposta è semplice quanto disarmante: perché in India in un modo o nell’altro tutto si aggiusta. La semplicità relazionale e l’esistenza di regole flessibili fanno sì che i problemi (così come il traffico) vengano conciliati venendosi incontro senza scontrarsi. L’assenza di tensione e prevaricazione nei rapporti è fondamentale nelle relazioni interpersonali in un contesto di alta densità abitativa.

Scopriamo che la gente spende cifre enormi per onorare il matrimonio; i genitori degli sposi arrivano a indebitarsi per fare bella figura, invitando anche 2.000 persone, con il rito officiato dal bramino per continuare con sfarzi e festeggiamenti che a molti di noi apparirebbero come superflui se non addirittura pacchiani. Sembra che una famiglia media arrivi a spendere 10.000€, una fortuna se si considerano gli standard indiani.

I matrimoni fra componenti di religioni diverse sono rari, così come lo sono quelli fra caste diverse. Sovente le coppie vengono scelte dai genitori con buona pace dei futuri coniugi, i quali se ne fanno una ragione ritenendo che la giovane età difficilmente consentirebbe loro di saper scegliere la persona giusta per la vita in modo obiettivo. Nei contesti più arretrati può accadere che i famigliari uccidano uno degli sposi, se il matrimonio avviene fra caste diverse o se non combinato dai genitori.

In effetti le quattro religioni che si sovrappongono (induismo, giainismo, sikh e buddhismo) hanno molti aspetti in comune. Le prime due sono più antiche, nate in contemporanea e sono cresciute in parallelo: più settario l’induismo e più rigoroso nei costumi il giainismo, maggiormente presente nel nord ovest e Gujarat. Buddhismo e sikhismo sono state due deviazioni dalla pianta principale dell’induismo: una nata 2500 anni fa, l’altra solo 500. Alcuni le trattano come eresie e in qualche modo lo sono, ma con molti tratti comuni alla radice della visione religioso-filosofica. Entrambe non condividono il sistema delle caste e propugnano la mutua assistenza, ma il buddhismo condivide con gli hindu la stessa idea in merito al samsara e in generale una visione della vita distaccata dal materialismo. A differenza del buddhismo che prevede anch’esso l’interruzione del ciclo di morte e rinascite per raggiungere il Nirvana, l’induismo propugna il raggiungimento del muksha; basta tradurlo (liberazione) per capire come non si promette nessun paradiso particolare, semplicemente s’interrompe la ripetizione ciclica. Il fatto di non essere troppo legati alle questioni terrestri rende il contatto con la morte meno severo.

I giainisti hanno formato vere e proprie lobby tese a difendere reciprocamente gli interessi sociali ed economici degli adepti; una minoranza coesa e intelligente, capace di creare vantaggi e anche intrallazzi. Sono ben rappresentati tanto a livello politico che imprenditoriale e, in proporzione, sono giainiste le personalità di maggior rilievo sul teatro indiano come banchieri, mercanti, ecc.

Esistono città come Pushkar o addirittura stati come il Gujarat che sono alcool free. Ma basta fare qualche km nel caso di Pushkar o spostarsi in Rajasthan per bere quello che si vuole; ragione per cui molti abitanti del Gujarat vengono a trascorrere la ferie nella terra dei maharaja.

Veniamo a sapere di come gli abitanti del Gujarat siano considerati gli americani dell’India: mercanti, aperti alle novità ed anche un po’ spacconi, però ben apprezzati in virtù delle loro capacità. Gandhi era originario di questo Stato.

Mentre le quattro religioni menzionate sono nate in territorio indiano (molto si sta discutendo se Lumbini oggi in Nepal fosse in realtà India al tempo della nascita del Buddha), l’islam è stato imposto dai conquistatori provenienti da ovest: arabi, quindi persiani e infine proprio la dinastia Moghul originaria dell’islamica Asia Centrale. Per certi versi è antitetico rispetto alle fedi indiane e più in generale orientali e questo si riverbera anche sugli aspetti culturali dei credenti e di conseguenza della popolazione.

Un gruppo di persone partecipa a un aarti del fiume Gange in India con una lampada di fuoco.

L’India è innegabilmente un Paese di forte spiritualità e inevitabilmente qualcuno approfitta di questo fattore per trarne vantaggi illeciti. Accanto a religiosi seri o guru che insegnano la via verso una vita relativizzata in ogni sua forma, esistono dei “baba”, sinonimo di padri, che approfittano dell’ingenuità degli adepti cui riescono a spillare soldi, favori sessuali e altri vantaggi. I malcapitati sono sovente occidentali in cerca di un esoterismo esotico che quale paese meglio dell’India potrebbe incarnare. Alcuni santoni si sono arricchiti in forma smisurata e non pochi sono finiti in carcere per aver preso soldi, plagiato e violentato donne negli ashram. Uno di essi, di nome Asaram, in particolare ha potuto godere d’impunità in quanto legato in qualche modo al partito di Modi; il livello di potere accumulato unito ad un enorme conto in banca per molto tempo lo ha reso immune dalla giustizia, salvo arrivare ad un punto in cui si rivelò indifendibile in virtù della gravità dei capi d’accusa a suo carico ed è finito in carcere a vita.

Tensioni interne e minacce provenienti dall’estero (segnatamente dal Pakistan) fanno dell’India un Paese dove la presenza militare e di intelligence è fondamentale per mantenere lo status quo e impedire degenerazioni. A Delhi le transenne sono un arredo urbano stabile, lasciate un po’ ovunque a bordo strada pronte per essere utilizzate in caso di bisogno. Pensavamo che un tale presidio fosse dovuto in larga parte alle imminenti elezioni, nel tentativo di prevenire attentati o azioni che possano minarne il regolare svolgimento; in realtà è la regola e non ci sono ragioni che tale presenza venga ridotta dopo il voto.

Un’ampia zona intorno all’aeroporto di Delhi è appannaggio dell’aviazione militare, chilometri di muri con filo spinato corrono lungo le strade che portano allo scalo. Jaisalmer (vedi sotto) è altrettanto militarizzata e c’è da pensare che nelle zone di conflitto latente più a nord la situazione sia ben peggio.

La tensione col Pakistan si manifesta anche tramite giochi di spie, tanto che varcare il passaggio del confine tra i due Paesi non è facile, in particolare per determinate categorie di cittadini; qualche eccezione è possibile per chi risiede nelle zone vicine alla frontiera.

Abbiamo visto colonne di camion con carri armati andare in direzione est verso Jaisalmer, a testimonianza che dopo tre guerre combattute le ragioni di conflitto sono ancora presenti, specialmente in un momento di travaglio a livello mondiale in cui il paese confinante ha stretti rapporti con la Cina, altro avversario designato nel quadrante asiatico.

I militari sono professionisti, hanno paghe accetabili e viene fornita loro un minimo di educazione scolastica, pertanto non è difficile trovare nuove reclute. 

Ogni Stato ha i suoi confini ben definiti e sorvegliati, le sue leggi e la polizia non può inseguire un presunto criminale nello stato contiguo. Esiste una collaborazione fra le forze dell’ordine ma non c’è un organismo sovranazionale come può essere l’FBI negli Stati Uniti; questo fa sì che le bande criminali possano giocare proprio su questa ambiguità

Qualche esempio:

  • korma ram puri à con montone
  • shahi paneer korma o mughlai paneer korma
  • Malai kofta ad Agra: cottage cheese dumpling stuffed with dry fruits served in a rich Mughlai gravy
  • Dal Bukhara ad Agra: with black lentils cooked with buttered creamy sauce and mild spices
  • Paneer Butter masala a Khajuraho
  • Special thali: con dal, ecc.

Itinerario

Giorni di viaggio

Delhi
Giorno 2 15/02/2024

Delhi

Primo giorno in India tra Gandhi Smriti, templi, mercati e traffico di Delhi.

Jaisalmer
Giorno 3 16/02/2024

Jaisalmer

Il volo da Delhi a Jaisalmer e la visita della città dorata

Deserto del Thar
Giorno 4 17/02/2024

Deserto del Thar

Visita al forte di Jaisalmer. Il deserto del Thar con le sue dune e i suoi tramonti

Jodhpur
Giorno 5 18/02/2024

Jodhpur

Paesaggi del Rajasthan e Jodhpur (la città blu), col suo forte e l’animato centro urbano

Ranakpur e Udaipur
Giorno 6 19/02/2024

Ranakpur e Udaipur

Sontuosità mistica nel tempio giainista di Ranakpur e Udaipur, la nobile città lacustre

Udaipur, Ajmer, Pushkar
Giorno 7 20/02/2024

Udaipur, Ajmer, Pushkar

Il City Palace di Udaipur, il tempio giainista di Ajmer e la città santa di Pushkar

Pushkar e Jaipur
Giorno 8 21/02/2024

Pushkar e Jaipur

Le abluzioni a Pushkar e Jaipur, la capitale del Rajasthan

Jaipur
Giorno 9 22/02/2024

Jaipur

La città rosa: sontuose dimore di Maharaja e la fortezza di Amber

Abhaneri e Fatehpur Sikri
Giorno 10 23/02/2024

Abhaneri e Fatehpur Sikri

Abhaneri: il più bel pozzo a gradoni – Fatehpur Sikri: il complesso reale dei Moghul

Agra, il Taj Mahal
Giorno 11 24/02/2024

Agra, il Taj Mahal

In Taj Mahl, una delle meraviglie del mondo – Gwalior e Orchha nel Madhya Pradesh

Khajuraho e Panna Tiger Reserve
Giorno 12 25/02/2024

Khajuraho e Panna Tiger Reserve

Khajuraho, dove il profano diventa sacro e il Panna Safari, le tigri nella loro dimora

Varanasi
Giorno 13 26/02/2024

Varanasi

Varanasi, la città santa. Lo spirito che va oltre la religione

Varanasi
Giorno 14 27/02/2024

Varanasi

Varanasi: il Gange e così sia! Sarnath, la prima predicazione del Buddha. Rientro a Delhi

Delhi
Giorno 15 28/02/2024

Delhi

La capitale del Paese più popoloso del mondo: un mondo di storia e da vedere

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