Giorno 8
Pushkar e Jaipur
Le abluzioni a Pushkar e Jaipur, la capitale del Rajasthan
Tradizioni e spiritualità
L’hotel, oltre a essere bello, è a una distanza più che accettabile per accedere al centro camminando. Sul percorso c’è un tempio sikhche vale la pena visitare anche al costo di levarsi scarpe e calze, lavarsi le mani e mettere un foulard arancione in testa (sia uomini che donne). La peculiarità sta nel fatto di avere due alti pali arancioni con basamento in pietra intorno ai quali i fedeli fanno il giro in senso orario. Il cielo è tornato completamente sereno e il bianco candido delle sue cupole risalta bene. Decidiamo di compiere il periplo del lago partendo dal sunset point dove siamo stati ieri, anche se questo ci costringe di mettere e togliere più volte le scarpe, con danni irreparabili per le calze. Sull’altro versante si trova il centro pullulante di anime vaganti fra gli stretti vicoli, uno spaccato di società così diverso e pertanto interessante. A partire dal venditore di latte(figura già vista nei giorni scorsi) con i contenitori legati sui due lati della moto, fermo a riempire le bottiglie portate dai clienti; un’immagine che esisteva anche da noi, spazzata via dalle norme sull’igiene. Di fronte ad alcune venditrici di fiori si ferma una banda i cui componenti suonano ognuno per conto proprio con strumenti stonati; non si può parlare di una melodia ma l’aspetto folkloristico non manca. In prossimità dei ghat i fedeli iniziano ad arrivare: gli uomini rimangono in boxer mentre le donne si immergono con i sari indosso. Ci sono anche box metallici per fornire un minimo di privacy alle signore per cambiarsi dopo l’immersione, che per alcuni arriva fino alle ginocchia mentre i più si tappano il naso e vanno interamente sott’acqua tenendosi ad una corda per evitare di scivolare nelle acque più profonde. Visitiamo il tempio di Brahma, uno dei pochissimi dedicati a questo Dio della creazione, mentre la quasi totalità è appannaggio di Shiva, Vishnu e delle loro varie impersonificazioni. Anche qui si lasciano le scarpe a distanza e non si possono fare foto all’interno, districandosi in mezzo a gente che cerca di vendere prodotti e servizi (guardascarpe, guide inventate, ecc.) di ogni genere. Ci soffermiamo in prossimità di un ghat per osservare la ritualità dei fedeli, un tempietto illuminato raccoglie le puja mentre le onnipresenti mucche sono parte integrante del quadro. Chiudiamo il cerchio camminando lungo una via parallela ai ghat, facendo capolino di tanto in tanto per vedere cosa accade sulla riva.
Fauna locale
A metà mattinata si parte in direzione di Jaipur. Poco fuori Pushkar si presenta di fronte a noi sulla strada una scenetta seria quanto divertente al tempo stesso: un signore giainista procede a cavallo della corsia d’emergenza della superstrada senza calpestare l’asfalto grazie ad un piccolo team di persone che spostano un tappeto rosso lungo una ventina di metri, lui sale sopra fa un paio di genuflessioni avanzando, quando è in cima si sposta di lato e gli aiutanti portano avanti il tappeto. Ci auguriamo non abbia tanta strada da fare perché il caldo inizia a farsi sentire e di ombra non c’è neanche l’ombra.
Arrivo a Pushkar
Ancora una volta ci deliziamo con un semplice pranzo in un piccolo risto lungo la strada, con il paneer (un formaggio a pasta morbida) che viene tagliato a cubetti e immerso in un sugo sempre diverso e sempre buono, basta specificare al momento dell’ordine che lo si vuole not spicy. Arrivo in mezzo ad un marasma al quale ci siamo ormai abituati. Anzi peggio, perché prima di entrare in città stanno costruendo dei cavalcavia e siamo costretti ad aggirarli in un contesto dove tutti si stringono a voler passare, pur senza toccarsi. Un paio di foto all’Albert Hall Museum, un buon lassi in luogo affidabile e ci dirigiamo subito verso il Galta Temple (conosciuto anche come il tempio delle scimmie). Prima però attraversiamo una stalla a cielo aperto, ci viene detto trattarsi del tempio delle vacche ed è ovvio che le “regine” siano lì in massa. Sembra che i rituali officiati siano quantomeno discutibili ai nostri occhi: urine dei quadrupedi devotamente imbottigliate e vendute a caro prezzo ai fedeli che se le versano sui capelli o perfino utilizzate quale sacra bevanda, lo stesso pare avvenire con lo sterco usato per rivestire il corpo. Ora, va bene il rispetto e comprensione delle credenze altrui, ma ci pare che questa setta esageri nel senso della perversione feticista. È incredibile come un Paese – pur grande – possa sbarcare sulla luna e nel contempo avere in casa gruppi di soggetti capaci di tali trivialità.
Il tempio delle scimmie si trova sul fondo di una piccola valletta, a prima vista sembra luogo per un raduno di hippy; è tranquillo, vi si respira un’atmosfera di pace e tolleranza verso ogni essere vivente com’è tipico nell’ideologia hindu. Troviamo una guida che ci spiega storia e perché del tempio, dove si trovano molte raffigurazioni di Shiva e Krishna, oltre ad Hanuman e all’immancabile Ganesh. Ai nostri occhi il complesso è un gioiello in stato d’abbandono, i dipinti esterni si stanno scrostando e il tutto ha una parvenza decadente; non così per gli hindu, dove l’estetica e gli aspetti terreni sono relativi, la sostanza sta nell’anima piuttosto che nella materia. Peccato soltanto che i posteri non potranno godere di tanta decadente bellezza. Dove la valle si restringe c’è una nursery di scimmie (soprattutto macachi) intente a giocare allegramente, molte di esse sono piccole e non temono la presenza umana, anzi non disdegnano fare foto con noi. Salendo ci sono delle vasche nelle quali si trovavano i pesci, gran parte dei quali sono morti a causa del cibo improprio fornito loro dai turisti. Anche i piccioni che, come tutti gli animali, sono sacri, vengono abbondantemente nutriti facendo parte del teatro. A parte i sacerdoti di notte l’area è chiusa, anche i cosiddetti holy men (i sadhu) vivono in una semplice struttura vicino al colle appena sopra. In mezzo al lordume saliamo ancora fino a scollinare su un punto dal quale si gode di un’ampia panoramica su Jaipur, proprio mentre il sole sta calando. La stradina a questo punto scende direttamente in città evitando il lungo giro in auto. In zona c’è un’ultima vasca che rimane fresca anche in estate e serve per il bagno delle scimmie.
Possiamo a buon diritto asserire che è stato il viaggio dei tramonti memorabili.
Curioso come in alcuni templi venga detto e scritto di non lasciare mance o soldi a sacerdoti o addetti, in quanto verrebbero considerate quali forme di corruzione.
Vistiamo un negozio di proprietà di un signore kashmiro che vende ovviamente tessuti della sua regione. Ci viene spiegata la differenza fra cachemire e la pashmina dove la seconda è un cachemire particolarmente ricco perché il pelo della capra proviene dalla barba o dal collo dell’animale, pertanto più fine in sé e per il fatto di prendere meno sole. Per distinguere fra un prodotto di qualità e uno scarso occorre bruciarne un pezzetto: il primo emana un odore di pelo di animale, mentre il secondo si avvolge su sé stesso evidenziando di essere un prodotto sintetico.
Non resta che andare in hotel (dove pernotteremo ben due notti) e quindi a cena in un locale vicino specializzato nella cucina di pollo. Enormi pentole espongono il prodotto pronto e rivestito dell’appetitoso manto rossastro delle spezie, mentre un forno tandir intorno al quale operano panettieri dalla manualità incredibile sforna dell’ottimo naan chapati. L’esperienza è decisamente positiva e anche se stasera la birra non può essere ordinata ce ne facciamo una ragione senza problemi.
Quasi a volerci rovinare il sonno, andiamo ad ascoltare qualche brano di uno stonato gruppo di disperati che strimpella e urla quella che loro chiamano musica folkloristica. Il tempo di bere un masala chai e fuggiamo.
IT
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