Giorno 9
Jaipur
La città rosa: sontuose dimore di Maharaja e la fortezza di Amber
Tramonto a Jaipur
Nell’ambito della differenziazione cromatica fra le città del Rajasthan dove Jaisalmer viene definita la città dorata per via della colorazione che assumono i suoi muri in arenaria al tramonto, Jodhpur la città blu dal colore delle case dei bramini, Jaipur è la città rosa in quando venne tinteggiata di questo colore verso la fine dell’800 per dare il benvenuto ad un futuro re d’Inghilterra. Ancora adesso i monumenti principali sono di questo colore e risultano anche ben restaurati. Al mattino vediamo subito l’Hawa Mahal, forse quello più interessante, detto anche il palazzo alveare. Consta di particolari finestre, edificate in modo che le nobili donne nel contesto di una dorata prigionia potessero vedere l’esterno senza essere viste. Ne è uscita un’opera di grande valore architettonico, da assurgere a sostanziale simbolo della città. Vista nell’ora mattutina in cui il sole ne illumina la facciata sembra brillare di luce propria. Anziché vedere il City Palace decidiamo per una camminata nelle animate vie adiacenti il centro storico, ricche di ogni tipologia di negozi. Domina il quartiere dei marmisti e degli intagliatori di pietra, veri artisti all’opera per modellare statue di ogni genere (soprattutto religiose) piuttosto che decorazioni da giardino o altro; Udaipur è la capitale indiana del marmo della migliore qualità ma qui vi si trova un grosso mercato che distribuisce in tutta l’India. Alcuni negozi espongono “merci” curiose, che spaziano dai blocchi di ghiaccio a splendidi sari, fino alle barelle usate per portare i cadaveri alla cremazione; in effetti le bare non servono visto il metodo di sepoltura indiano. Ne uscirà una lunga camminata a delineare un quadrato dove si susseguono gli esercizi commerciali, parecchi dei quali stanno aprendo solo ora che sono le 10:30. Beviamo un buon lassi nei classici bicchieri in terracotta usa e getta presso un chioschetto. A seguire usciamo di qualche km da Jaipur per visitare l’Amber Fort, anch’esso adagiato su una lunga collina e circondato a distanza dal cordone difensivo di una muraglia che seppure meno imponente rispetto a quella cinese sale e scende seguendo le sinuosità del terreno. La salita al castello può essere facilitata da un servizio a bordo di elefante, come i signori di un tempo. Non ci sembra il caso di sfruttare i pachidermi, spiace anzi vederli muovere forzatamente come animali da soma. L’interno del forte è interessante ma non comparabile con Jodhpur: è un labirinto dove non è facile ritrovarsi, decisamente meno ristrutturato e meno ricco. Quella che può essere considerata più una tattica che un sintomo di poca organizzazione, a seconda di come la si voglia ritenere, è la scarna indicazione dei percorsi e informazioni quando si visitano i monumenti; senza voler essere troppo maligni si può dedurre che si voglia facilitare il ruolo delle guide postulanti per offrire il servizio ad ogni costo e con sfiancante insistenza. Splendida invece lavista dall’alto sui giardini circondati dall’acqua. Ci sono bei colonnati e si godono nitide vedute verso l’esterno. I visitatori sono molti, specialmente indiani, e non possiamo non notare come l’incipiente benessere stia allargando la circonferenza di molti di essi. In particolare le signore non riescono a nascondere le rotondità sotto i pur belli e sgargianti sari; anzi, per il fatto che il vestito lascia scoperta la pancia, capita a volte che la vista risulti tutt’altro che splendida.
Jal Mahal
Sulla via del ritorno, lungo la strada vediamo un elefante cavalcato dalla sua guida, sta tornando a casa come succede ad ogni lavoratore al termine della giornata; viene da porsi la domanda se abbiano spazio a sufficienza intorno a casa per parcheggiare l’animale. Un pranzo veloce che è già tardi ma abbiamo l’occasione di assaggiare il Gajar Ka Halwa, un dolce tipico a base di carote disponibile solo in questa stagione in cui vengono raccolte. Ad un certo punto si apre il lago Man Sagar ma soprattutto su un isolotto interamente occupato dall’edificio si erge il Jal Mahal,un magnifico palazzo attualmente in stato di abbandono; ma visto da distante e con il sole che sta scendendo rappresenta una delle vedute più belle.
Royal Gaitor
Il Royal Gaitor si rivela una splendida sorpresa: si tratta dei cenotafi reali tanto belli artisticamente quanto lo sono i giardini fioriti che li circondano.
Tradizioni e spiritualità
C’è ancora del tempo e ne approfittiamo per respirare qualche istante di silenzio nel complesso Natwar Ji Ka Mandir, creato dall’imprenditore Birla, dove si trova un tempio giainista, un centro per le cerimonie matrimoniali e prati dove i bambini posso giocare
La cena riserva una curiosa sorpresa in materia di bevande: ordino la solita Kingfisher, il cameriere lancia uno sguardo al suo titolare, il quale annuisce; spero di essermi spiegato bene e non aver chiesto qualcosa d’illegale. Di lì a poco arriva la birra avvolta in un tovagliolo e sulle prime penso che sia per tenerla fresca, ma scopro non essere così quando dopo averla versata mi chiedono gentilmente di richiudere il collo della bottiglia. Penso che tanto oscurantismo derivi dal fatto che anche qui il prodotto sia off limits, in realtà scoprirò che semplicemente non hanno la licenza per vendere alcolici. Non si tratta quindi di timore della punizione divina quanto di quella degli uomini in divisa, fermo restando che ai ristoratori aggiungere una birra sul conto fa sempre piacere e sovente vale il rischio.
Va detto per inciso che bere una birra a cena non è una necessità e tantomeno il tentativo di violare qualche precetto religioso, ma evidentemente il karma durante questo viaggio ha deciso di rendere la vita difficile in materia. Una nuova bella esperienza ci attende: nel ristorante dell’hotel due coppie festeggiano rispettivamente i 7 e 1 anni di matrimonio; alcuni invitati stanno letteralmente rimpinzando gli i festeggiati: pezzi di torta ai vari gusti vengono infilati in bocca agli sposi in continuazione. Quando ci vedono offrono anche a noi una fetta di torta e chiedono di farsi le foto insieme a loro, che ci prestiamo volentieri; dei giovani commensali parlano inglese ed è bello scambiare auguri e qualche parola con loro.
IT
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