Giorno 14
Varanasi
Varanasi: il Gange e così sia! Sarnath, la prima predicazione del Buddha. Rientro a Delhi
Varanasi
Se dovessi definire i momenti più emozionanti e anche più toccanti del viaggio non ho dubbi nello scegliere l’emozione della tigre che solo l’altro ieri ronzava a pochi passi di distanza e l’esperienza di stamattina nel respirareil sorgere del sole sul Gange a Varanasi.
Questo posto deve proprio avere qualcosa di particolare, di profondo, appena percepibile. Sembra essere il luogo dove la vita e qualcosa che va oltre s’incontrano. Quel qualcosa non è solo la morte, è una dimensione suprema che travalica credi religiosi e ideologie filosofiche.
Quando, poco dopo le 6 di mattina, la città è ancora in silenzio, le rive iniziano appena a vedere qualche pellegrino, forse questo è il momento per connettersi con sé stessi e con il significato che Varanasi e il suo Gange offrono. Non siamo di certo gli unici, altre persone stanno vivendo la nostra esperienza, in silenzio, a malapena disturbati dagli assillanti venditori che sembra essersi svegliati apposta per non farci mancare la loro presenza. Saliamo sulla barca a remi tirata da un anziano (potrebbe avere 40 anni) che non sembra avere forze, invece ci porterà a vedere tutti i ghat dalla prospettiva del fiume. Candele galleggianosul manto liquido, che in questo momento sembra perfino oleoso. In certi tratti ci sono residui di corone di fiori, schiuma, in altri l’acqua sembra pulita; immergo la mano e con stupore scopro che è tiepida, si potrebbe fare tranquillamente il bagno e ci sono già diversi fedeli dentro fino alla cintola e oltre. Ci troviamo in una delle città fra le più antiche del mondo, il nodo focale per lo spirito di oltre un miliardo di persone. Il fiume ha una tonalità scura, sembra petrolio, per accendersi di rossoa mano a mano che da est gli arriva l’ordine di svegliarsi. Il nuovo giorno sta sorgendo, da riva risuonano le campane, la sfera infuocata ascende verso il cielo e trasforma la superficie in una chiazza rossastra, mentre le barche sembrano ombre prive di profondità. Nell’ora e mezza che impieghiamo a fare il giro i ghat si popolano piano piano e le pire funerarie iniziano a portare verso l’alto fumo e anime.
Visita a Vishwanath Temple
L’incantesimo finisce nel momento in cui tocchiamo terra e andiamo a fare un giro tra i vicoli della vecchia Varanasi, dove spicca il Vishwanath Temple; non entriamo perché è letteralmente militarizzato, i controlli di sicurezza sono maniacali e occorre lasciare gli averi in custodia. Il tutto è giustificato dalle tensioni che negli ultimi tempi l’hanno coinvolto, anche se in realtà il tempio ha una storia travagliata già prima che Akbar (sovrano Moghul, quindi musulmano) lo facesse ricostruire come luogo di fede induista. Venne distrutto da un suo successore per trasformarlo in moschea e ricostruito a fine ‘700 a fianco della moschea stessa. Recentemente si è parlato di abbattere la moschea in quanto la frangia intransigente induista (parte della quale è al governo) ritiene debba essere un’area unicamente indù. Questo ha scatenato le ire della numerosa comunità islamica e da qui il rischio di attentati s’innalza.
Finiamo il giro districandoci tra fedeli in arrivo, mendicanti mutilati che strisciano letteralmente per strada e venditori vari.
È ora di tornare in hotel per la colazione alla quale faremo seguire la visita di un altro paio di templi induisti (Shree Vishwanath Temple e il Mother India Temple); quest’ultimo ha una bellissima mappa in rilievo dell’India fornendo indicazioni su dove siamo stati e su dove potremmo dirigerci prossimamente: destinazioni e idee non mancano. Nel frattempo, ritenendo di dover aggiungere ancora qualche anticorpo, ci prendiamo un masala chai servito da un simpatico barista con il quale ci capiamo bene pur non avendo una lingua in comune.
Visita a Thai Temple
Che Varanasi sia the City of Gods è testimoniato anche dalla presenza di un altro sito di enorme importanza per i buddhisti, si trova a Sarnat, a pochi chilometri da Varanasi. Qui il Buddha tenne il primo sermone e in suo onore si trovano parecchi monumenti. Purtroppo scende qualche goccia di pioggia ma non rinunciamo al giro. Innanzitutto al Thai Temple dove si erge un’enorme statua del Buddha che si specchia in un laghetto con i fiori di loto, oltre a un bel tempio in arenaria. Con lo stesso sistema di acquisto dei biglietti online alla cassa visitiamo il Dhamekh Stupa e le rovine del monastero. In un pacifico ambiente verdeggiante si trova questo stupa alto 34 metri che segna esattamente il punto in cui si tenne il primo sermone, ovvero quando insegnò per la prima volta il dharma. Nel momento c’è un gruppo di fedeli orientali (non fra i molti in pellegrinaggio qui) che compie più volte il giro in rigoroso senso orario; cosa che facciamo anche noi, ma una volta soltanto. Lo stupa venne distrutto dalle invasioni arabe e riscoperto in epoca coloniale restituendolo all’onore spirituale che gli spetta. Caratteristiche sono inoltrele tre colonne, una addirittura è stata incisa ai tempi di Ashoka, circa 2300 anni fa.
Sono le 15.30 e come previsto andiamo a fare un pranzo/cena unificati, dal momento che stasera non ne avremo il tempo. Si va quindi al moderno aeroporto di Varanasi da dove partiremo alle 21:45 per atterrare a Delhi alle 23:15 con un volo della IndiGo.
Ad attenderci ci sarà ancora una volta Kahn il quale, dopo essere andato in auto a Jaisalmer e averci infine accolti dopo il nostro arrivo a Delhi, ci ha condotti in sicurezza per le vie del Rajasthan, del Madhya Pradesh e dell’Uttar Pradesh. Ieri è ripartito per Delhi, rientrando stamattina, un po’ di riposo ed eccoci di nuovo insieme. Durante questo tempo è nato un rapporto che ha superato quello classico fra guida/autista e cliente/turista; ci siamo conosciuti e in queste sere dormiremo presso la sua casa, dove ha due stanze per gli ospiti e con la moglie conduce un’attività di B&B.
Quando arriviamo ci rendiamo conto che la giornata ha riservato sufficienti emozioni e si può andare a dormire in attesa della visita a Delhi.
IT
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